Almanac

                                                                                                                 Rush Of Death

                                                                                                                 Nuclear Blast

                                                                                                                 www.almanac.band

 

 

Questo progetto esistente dal 2016 è gestito dal bileorusso Smolski con maniacale perfezione sia nella produzione tecnica quanto nel porre grandissima attenzione alla composizione e all’arrangiamento. Anche la copertina di questo terzo album dà la stessa idea, è chiaro che è stata realizzata perché fosse graficamente ineccepibile.

Si parte subito con una dinamica potente già dalla prima traccia “PREDATOR” che dà il via all’album letteralmente rombando come un motore, e sentiamo immediatamente come la durezza di certi suoni vada a braccetto con la melodia, ma quest’ultima espressa con energica enfasi. Il secondo pezzo “RUSH OF DEATH” più variegato e non certo minore per durezza, anche se meno immediato, prosegue la strada del vigore. Nella minisuite “SATISFIED” ciò che colpisce di più è la chitarra liquida piena di pathos, ma nonostante alcune morbidezze e le aperture sonore, anche qui si combatte la buona battaglia del rock duro con un riffing compatto e un’attitudine convinta.

Tra le migliori tracce va messa anche la frizzante “CAN’T HOLD ME BACK”, che si fa un po’ solare ma anche atmosferica, e riecco quella chitarra liquida che dona brivido emozionale. Le tastiere pompose di “Solied Existence” annunciano una song simil-symphonic che si rifà ai danesi Royal Hunt, quindi è il momento meno pesante per ciò che concerne i riff per una ispirazione di tipo più classico, vicino alle cose ottantiane dei Rainbow. Il ritmo hard-street alla Van Halen/Aerosmith di “Blink of an Eye” fa notare che il metal insistente del compositore possiede un bagaglio culturale vasto, e a conferma di ciò poi gioca con una assolo progressive che scorre tramite rivoli tecnici di bellezza non indifferente. Il pezzo finale “LIKE A MACHINE”, è un momento così generoso che appena finito fa venire voglia di rimetterlo; la sua epicità suona solida e la parte solista è così appagante, chitarra acustica compresa, da far commuovere.

Dentro questa musica c’è una netta abilità a mescolare vari input presi dalla tradizione metal rendendoli personalissimi. Se qualche volta ci sembra che appaiano gli Iron Maiden, i Dream Theater o altre band classiche, è solo per prenderne degli afflati o delle atmosfere anche se in alcuni casi anche reali note, ma la lucentezza con cui è lavorato il tutto rende eccitante l’ascolto senza che vi sia mai un giro a vuoto. Poi va detto che ciò che di più antico troviamo come influenze artistiche, è spesso infilato in un tessuto moderno grazie ad un groove molte volte sprigionato con verve maschia. Altra caratteristica sono i cori urlati tipo band thrash che non stonano con le linee vocali orecchiabili (ma di thrash si trovano anche dei riff). La sei corde di certo, visto che il perfezionista autore del disco è anche il chitarrista, non poteva evitare di dare il meglio di sé, ma la voglia di essere precisini è accompagnata da una ampia sensibilità di visione che gli permette di essere fortemente comunicativo. Inoltre qui la canzone è sempre concepita significativamente in ogni sua parte, quindi lo è pure nel come inizia e nel come finisce, cercando di essere in questi tratti esplicativo ed esaustivo con determinata scelta della modalità.

Nessuna sezione è lasciata in secondo piano. Le voci maschile e femminile (soprattutto maschile) sono valorizzate e il drumming è tosto. La maniacalità poteva aver fatto cadere l’opera nella freddezza stilistica, invece è accaduto il contrario e la riuscita merita quasi il voto massimo, il “quasi” è dovuto ad alcuni passaggi, rari per altro, che danno un leggero deja-vù, però siamo ad altissimi livelli e penso che sarà per me uno dei dieci migliori lavori dell’anno.

Roberto Sky Latini

 

01.  Predator

02.  Rush of Death

03.  Let the Show begin (spoken)

04.  Soiled Existence

05.  Bough and Sold

06.  The human Essence (spoken)

07.  Satisfied

08.  Blink of an Eye

09.  Can’t hold me back

10.  Like a Machine

 

Victor Smolski – guitars

Jeannette Markewka – vocals

Patrick Suhl – vocals

Tim Rashid – bass

Kevin Kott – drums

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