She Like winter

                                                                                                    Bruises

                                                                                                   ®esisto

                                                                                                   www.facebook.com/SheLikesWinter

 

 

Come succede ad ogni band che si rispetti, anche gli She like winter hanno “subito” il periodo evolutivo. Il risultato di questa evoluzione è appunto questo loro ultimo lavoro dal titolo: “Bruises” parola che in inglese  significa “Contusioni”. Il titolo a mio avviso è azzeccatissimo anche perché nel video del singolo che dà nome al disco, all’inizio si odono dei tuoni che, se vogliamo, il rumore del tuono è la risultanza dello scontro o contusione di due nuvole.

Fatalità questo disco esce pochi giorni prima della scomparsa di Florian Schneider. La voce dei Kraftwerk un gruppo che ha lasciato un segno nei cuori e nella mente di moltissime band e non solo. Se guardiamo al movimento dandy rock e new wave quasi tutte le band sono influenzate dagli autori della famosissima “Radio Activity”. Certo è che gli She like … pur essendo elettronici hanno si improntato il loro approccio musicale con uno sguardo ai mitici tedeschi, ma non troppo anche perché si tratta quasi solo di una reminiscenza nulla di più. A Proposito di reminiscenza: a livello di suggestioni potremmo paragonare la band legnanese a quella dei Mokadelic, gruppo italiano  autore della colonna sonora di Gomorra. Anche loro infatti hanno un’elettronica pressante nei loro brani atti a descrivere le varie scene della serie ed anche quando le ritmiche si fanno più incalzanti la band  non eccede mai mantenendo il tutto suggestivamente rarefatto proprio come fanno gli She like winter. 

Gli italici She like winter anche loro debbono quindi qualcosa a quella seminale band tedesca, sebbene la loro musica abbia delle ritmiche più dilatate e rarefatte a favore di una melodia ben costruita che si avvolge intorno alla canzone stessa. A tutto ciò contribuisce l’eterea voce di Simona Pasculli: leggera e soave ma anche in grado di graffiare quando il pezzo lo richiede. Si veda in questo senso il pezzo “Varsavia”. Che tra l’altro me la fa avvicinare a “Vienna” degli Ultravox. Come detto in precedenza si tratta di reminiscenza anche perché ovviamente i pezzi sono diversi  anche dinamicamente. infatti “Varsavia” è costruito su una dinamica crescente mentre  “Vienna”  ha in se esplosioni melodiche che risiedono nel ritornello. La voce di Simone per via del suo timbro particolare me la fa avvicinare ad Alanis Morissette nonché a Liv Kristine dei Leaves' Eyes. Per questo potremmo considerarli i Leaves italiani. 

Pur essendo un lavoro di debutto la band in questione ha fatto tutto a regola d’arte con il desiderio che tutto andasse per il verso giusto e devo dire che il risultato finale soddisfa appieno. Gli She like winter sono riusciti a realizzare un prodotto in grado di competere con altre band internazionali magari più blasonate. La band di Simona Pasculli e soci non dovrà temere perché forti di un debutto fatto con tutti i crismi del caso.

La scaletta dei brani è stata costruita sapientemente sulla base di otto canzoni; fatto questo non di poca rilevanza perché ci permette tranquillamente di ascoltare il disco completamente e alla fine di riascoltarlo di nuovo.Oltre a ciò dobbiamo dirvi che “Bruises” è anche assai vario e questo lo dobbiamo al fatto che al suo interno le canzoni non sono fine a se stesse e tutte contribuiscono a creare un’atmosfera  suggestiva e particolare quasi distopica (parola che va molto di moda ultimamente), per via degli scenari che la musica degli She... è in grado di farti vedere.

Dicevamo della varietà delle canzoni infatti: tra le otto canzoni del cd  possiamo trovare, oltre alle canzoni “solite”, anche canzoni come “Giselle” l’unica canzone cantata in italiano da Simona, e la strumentale e conclusiva “Paralys”.In conclusione abbiamo per le mani un disco molto interessante da ascoltare fatto in modo professionale che ben ci fa sperare per il futuro di questa giovane ed intraprendente band e si aggiunge ad una serie di altre band per creare un vero e proprio movimento elettronico italiano sarebbe tutto molto bello se ciò avvenisse.

 

Stefano Bonelli   

 

 

01.Asynchronica

02.Bruises

03.09

04.So come closer

05.Giselle

06 Runaway

07.Varsavia

08. Paralysis

 

Simona Pasculli – voice

Mattei Valsecchi – guitar

Francesco Letteriello – synth drums machines

Stefano Vietta -  bass  glockenspiel

 

 

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