Nightwish

                                                                                                              Human:II:Nature

                                                                                                              Nuclear Blast

                                                                                                              www.nightwish.com

 

 

Ecco il nono album dal 1997 di un combo ormai punto di riferimento mondiale da tempo, per il genere metal sinfonico. Lavoro pretenzioso che però non vuol dire difficile; in realtà le composizioni sono abbastanza lineari.  Nel complesso appare meno brillante di altre cose del passato della band ma fortunatamente senza perdere l’anima. Doppio cd che prevede impostazioni del tutto diverse fra loro. Il primo, che narra dell’uomo,  rispecchia la classica sequenza di brani cantati con strofe e ritornelli, per quanto elaborati,  mentre il secondo, solo strumentale, appare musica ambient che descrive panorami situazionali in cui si attestano scenari naturalistici per l’estasi. Questo secondo è un po’ più pregnante rispetto alla vera musica ambient, ma anche qui le strutture sono abbastanza semplici, più semplici in effetti che nel primo cd.

La prima traccia “MUSIC” è perfettamente centrata alla vecchia maniera di comporre, e appare da subito accattivante dopo un intro atmosferico variegato; il ritornello potrebbe essere anche dentro un disco degli Abba, solare e ficcante. La maggior potenza arriva con la seconda traccia per la più ritmata “NOISE”, un brano che usa un riffing tipico per i Nightwish, ancora quindi molto tradizionale per il loro modo di fare, incisivo per energia e maestosità. La finale “ENDLESSNESS” è una regale minisuite che si divide tra un avanzamento cadenzato ed una ariosa ampiezza in una efficacissima linea cantata affidata per la maggior parte alla sempre ottima ugola del bassista.  Brani come “Shoemaker” o “Pan” risultano di interesse minore risultando piuttosto scontate per il range stilistico del gruppo, anche se non sono filler; sebbene poi “Shoemaker” presenti nella seconda sua parte una interessante atmosfera lirica soft molto appassionata. Un brano acustico folk come “Harvest” diverte ma anche questo ha un approccio così già sfruttato da tante altre realtà da non regala particolari emozioni. Il giro folk di “How’s the Heart?” infligge la stessa sensazione, anzi, qui esso dà l’idea di grande inutilità visto poi l’andamento del pezzo del tutto non folk, ma pop; non è il momento più bello dell’opera, possiede però il suo bel fascino di soavità grazie all’apertura ariosa globale. La dolcezza di “Procession” ammalia; non evolve molto ma dona un passaggio evocativo che culla per tutto il tempo. Il pezzo migliore è la breve “TRIBAL” dove ci si allontana un po’ dal tipico costrutto Nightwish senza per questo abbandonarlo del tutto, e qui allora si respira una creatività che fa centro, a dimostrazione che le qualità per osare di più ci sono; il sound tribale qui, come altrove, ma soprattutto qui, è vincitore.  L’unico pezzo in qualche modo significativo del secondo cd è “The Blue” con la sua semi-oscura malinconia, grazie ad un giro di note azzeccato ed ad un arrangiamento più marcato, più cioè di carattere. 

Thomas non è incline ai virtuosismi e non è portato per gli assoli;  egli lo conferma con questo lavoro dove le tastiere sono piene ma non eclettiche. Anche dove sembra avere situazioni concettuali che lo porterebbero verso gli Yes (ci sono più spunti in tal senso), la sua tecnica non è assolutamente paragonabile a quella di Rick Wakeman di cui in effetti non condivide nulla. Non è un maestro delle tastiere ma un portatore di musica in senso generale. L’aria magniloquente dell’opera non ha difetti se non quello di apparire talvolta prevedibile in quanto molto autoreferenziale, dove sembra che la band si rifaccia eccessivamente troppo a se stessa. Le parti folk sono troppo dentro l’alveo sperimentato fino alla nausea da tutti i musicisti del campo. I cori enfatici che accentano gli accordi tastieristici non hanno alcun effetto sorpresa perché ormai Thomas ne abusa in ogni album. Piene di abile interpretazione invece le parti cantate sia femminili che maschili. Il secondo cd al panorama musicale mondiale non aggiunge nulla, è più che altro una azione di mestiere che risulta alquanto spersonalizzata e poco elaborata. Ogni singola song di questo cd inizia un tema portante su cui non vi sono evoluzioni, ma esso viene portato fino alla fine della traccia aggiungendo solo ricchezza all’arrangiamento, senza mai sorprendere. Sembrano più che altro spunti che sarebbero andati bene per costruirci canzoni meglio concepite, ma così necessitano di immagini al modo delle colonne sonore. Considerando i due cd comunque insieme, l’album non raggiunge i fasti dei lavori precedenti; la band sembra prigioniera del proprio mondo, perdendo tra l’altro alcune caratteristiche del passato come la frizzantezza di punteggiature dinamiche. In effetti spesso si ha l’impressione che i musicisti censurino le possibilità di esuberanza. Un buon disco, ma che non riesce a sollevarsi sopra la media del mercato Symphonic Metal esistente. Non sono i Nightwish di una volta essendolo troppo; sembra una contraddizione, ma dipende dal fatto che la loro voglia di uscire dagli schemi è in realtà eccessivamente ancorata ai vecchi schemi. Sembrano incapaci di vedere oltre e così si limitano a fare il compito, anche se lo fanno davvero come si deve. 

Roberto Sky Latini

 

cd 1  “Human”

01.Music

02.Noise

03.Shoemaker

04.Harvest

05.Pan

06.How’s The Heart

07.Procession

08.Tribal

09.Endlessness

 

cd 2   “All the Works of Nature wich adorn the World”

01.Vista

02.The Blue

03.The Green

04.Moors

05.Aurorae

06.Quiet As The Snow

07.Anthropocene

08.Ad Astra

 

Floor Jansen  –  vocals

Emppu Vuorinen – guitars

Tuomas Holopainen  –  keyboards

Troy Donockley – flauto / guitars, / backing vocals

Marko Hietala – bass / vocals

Kai Hahto – Drums

 

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