Ross The Boss

                                                                                                Born Of Fire

                                                                                                AFM Records

                                                                                               www.ross-the-boss.com

 

 

Per me fino a questo punto dell’anno 2020, si tratta del migliore disco tra quelli che ho ascoltato. E’ lo spirito libero rock’n’roll che vibra dentro un Thrash che abbraccia l’Heavy Metal anni ottanta. Rispetto agli altri due lavori precedenti (del 2008 e del 2010), qui il tasso stilistico epico viene abbandonato per una maggior anima trasheggiante.

Il miglior brano è una cadenzata e combattiva “FIGHT THE FIGHT” che è uno dei momenti più moderni del full-lenght, ma senza esagerare nel distaccarsi dalla classicità del passato; è cattiva ed oscura ma anche divertente. Due sono i pezzi dinamite che scatenano il Power più roccioso; di esse la migliore è l’apripista “GLORY TO THE SLAIN” che è più sinistra e disturbante. L’altra,“I am the Sword”, predilige un arttacco furente, niente affatto filler, ma comunque più canonica, da gustare per scatenarsi senza pensieri. Una bella sventolata di fiamme con la Judas -priestiana “DENIED BY THE CROSS”. Uno spunto folk in “Maiden Of Shadow”, ma è solo un accenno, per il resto si tratta di un Heavy atmosferico con visione più ampia delle altre tracce.

Tra le cose migliori va citata pure l’ultima battaglia di “WAKING THE MOON” che possiede una solida graffiante impostazione su cui si aggiungono due parti soliste esuberanti (appare anche un tratto solistico di basso); ma la seconda delle parti, che termina la traccia, finisce sfumando e questo ne rovina il tasso emozionale (non amo le fini trattate in questo modo). L’unico momento epico è individuabile in “Shotgun Evolution”, ma non alla maniera dei Manowar, il che non è per forza una pecca. In mezzo a tanta pressione dura, c’è un pezzo meglio orecchiabile, ma non una ballata, anzi si vira verso un morbido doom con “The blackest Heart”.  Nessuna song è un riempitivo, tutte funzionanti ed energiche. Forse meno pregnanti in quanto meno personali, possono essere viste “Godkiller” e “Demon Holiday”, le quali però, riuscendo a divertire, non possono essere escluse dall’ascolto.

La voce ha parecchia voglia di teatralizzare alcuni episodi e vi riesce con energia, anche inserendo acuti dall’abile virtuosismo; è in grado di imbruttirsi di rabbia come di essere più melodica o piratesca. Nell’insieme c’è tanta dinamicità che elettrizza l’ascolto in tutta la sua lunghezza. In alcuni attimi viene anche la pelle d’oca, per certe improvvisate dell’ugola o per certi inizi di assolo chitarristico; tutto è ben posizionato ma dà anche l’idea di qualcosa di spontaneo. Ficcanti anche i vari assoli, mai chiusi in se stessi. C’è una irrefrenabile concitazione che talvolta ricorda stilisticamente i Raven, solo più massicci e tonici, di certo non è metal fatto di semplici riff, c’è una serie di inserti che vengono mescolati in modo iperattivo, inoltre l’ugola si dà molto da fare, e anche in ciò si percepisce positiva smania che eccita l’ascoltatore. Mettere insieme un buon songwriting e poi accentarlo con tale frenesia risulta pugno vincente, con naturalmente l’ottimo input tecnico dei musicisti che riescono ancora a sembrare divertiti giovani rocker. E’ un album fatto di esperienza mescolata ad apparente onesta motivazione. Mi ha travolto con felice follia, non perché ci sia particolare eclettismo, ma perché c’è un certo grado di sfacciataggine, sempre buona quando esprime il più sanguigno metal.

Roberto Sky Latini

01. Glory to the Slain
02. Fight the Fight
03. Denied By the Cross
04. Maiden of Shadows
05. I Am the Sword
06. Shotgun
07. Born of Fire
08. Godkiller
09. The Blackest Heart
10. Demon Holiday
11. Undying
12. Waking the Moon
 

Marc Lopes - Vocals
Ross Friedman - Guitars
Mike LePond - Bass
Steve Bolognese - Drums

 

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