Delain

                                                                                                           Apocalypse & Chill

                                                                                                           Napalm Records

                                                                                                          www.delain.nl

 

 

A questo punto la band olandese ha raggiunto quota sei album, e la sua discografia si divide perfettamente a metà, tra i primi tre che mantenevano una impronta da realtà minore, e gli ultimi tre, con questo, che hanno visto la loro trasformazione in grande gruppo, la cui musica non solo è matura, ma riesce a colpire con diretta efficacia. Nel 2014 “The Human Contradiction” fu il lavoro in cui loro si superarono, potendosi finalmente accostare ai combo più famosi. Il tastierista e leader della band, Westerholt, oggi ha confermato la forza che già aveva impresso nel superare i conterranei Within Temptation da cui era fuoriuscito. Il paragone è d’obbligo visto la virata verso una maggiore commercialità di entrambi. Gli ultimi dischi dei Delain sono molto più belli e riusciti degli ultimi tre dei Within, troppo Pop, e anche come Pop-rock di basso livello (soprattutto l’ultimo). I Delain hanno maggiore potenza, maggiori idee, e la loro commercialità, anche molto spinta, mantiene sempre una integrità metal e rock.

L’anima del disco lascia penetrare un po’ di arie pop, ma molto mitigate dall’energia Symphonic Metal che ne è l’essenza centrale. Il primo brano “ONE SECOND” usa il suono mainstream di origine americana degli anni novanta con abile sensibilità, sensibilità che prosegue per tutto l’ascolto in una creazione continua di emozioni orecchiabili e raffinate, in brani apparentemente semplici ma sempre vergati da piccole ma azzeccate idee. Ci sono molti momenti preziosi in ogni pezzo, come quegli accenti anni ottanta tipo Asia in “WE HAD EVERYTHING”, appena prima e dopo l’assolo. Il gruppo si cimenta in sonorità da progressive commerciale, come anche in maestose enfatizzazioni sinfoniche, mescolandole talvolta usando melodie ammalianti accostate a tastiere debordanti pompate epicamente. Non manca una leggera spruzzata di elettronica, che però non diviene mai preponderante, come non mancano le tastiere ruffiane ma perfettamente giustificate, come in “Chemical Redemption”.

Inoltre si fanno sentire i riff cattivi per scurire un po’ l’atmosfera che sa di Lacuna Coil. Il pezzo migliore è forse quello più sinfonico”BURNING BRIDGE” da cui è tratto anche un video. La malinconìa di “Creatures” dove si tenta anche di dosare una interpretazione alla Queen stile ultimi tempi, è l’esempio delle molte variegate sfaccettature di questo disco, ricco di input interessanti. Molto poco commerciale stranamente è invece la ballata di meno di tre minuti “GHOST HOUSE HEART”, parecchio elegiaca. Netta la vicinanza ai Nightwish in “LEGIONS OF LOST” che però è una delle migliori tracce anche se uno si aspetta che canti Marko Hietala e netta la vicinanza anche a Tarja nell’algida “THE GREATEST ESCAPE” (con una voce diversa però),  ma da chiunque siano ispirati, i Delain hanno la loro propria decisa personalità. Nel gruppo delle cose più belle rientra la struggente “COMBUSTION” a cui è lasciato il compito di terminare l’ascolto, ed è un brano strumentale pieno di pathos che fa dire con soddisfazione che è così che va suonata una traccia senza voce; esperienza intensa.

Ottima ritmica, strettamente necessaria per dare tono al songwriting. La chitarra non vuole mettersi dietro le tastiere, le quali da parte loro luccicano oppure innalzano una marea di regale inondazione. La voce della singer è in grado di cavalcare ogni onda sonora, tra sinuosi sussurri e potenti alzate di tonalità, vedi la ariosa “MASTER OF REALITY”; ma perdonate se da ascoltatore apprezzo anche il suo alto ascendente sexy, per esempio nella frase collegata al ritornello di “Let’s dance”, ma non solo. I Delain non si risparmiano mai come impatto, ma sanno anche giocare coi cambiamenti di umore. Poi non realizzano canzoni senza studiare effetti interessanti, appunto divertendosi a inserire minimi cambi di espressione. Senza andare troppo verso la seriosità degli Epica, riescono a far vivere pienamente la loro musica dentro un alveo pieno di saliscendi emotivi. I Delain in questa opera hanno scelto di essere semplici ma non di esprimersi banalmente. Tutto classico, tutto “normale”, ma tutto realizzato con gusto e pesonalità.

I Delain potrebbero insegnare ai Within Temptation, che hanno perso da tempo la consapevolezza di loro stessi, come si compone musica commerciale senza perdere lucidità e vena artistica, e in tale operazione rimanendo profondamente metal. Ma i Delain potrebbero insegnarlo a molti altri nello stesso genere musicale. Non è facile essere commerciali e allo stesso tempo credibili. Non è facile fare un album di metal sinfonico/gotico mantenendo alto lo standard. Loro ci sono riusciti.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  One Second

02.  We had Everything

03.  Chemical Redemption

04.  Burning Bridges

05.  Vengeance         (fear. Yannis Papadopoulos – Beast In Beast)

06.  To live is to die

07.  Let’s Dance

08.  Creatures

09.  Ghost House Heart

10.  Master of Destiny

11.  Legions of Lost

12.  The Greatest Escape

13.  Combustion

Charlotte Wessels - vocals

Timo Somers – guitars

Martijn Westerholt – Keyboards

Otto Schimmelpenninck Van Der Oije – bass

Joey De Boer - drums

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