Ryte

                                                                                                         Ryte

                                                                                                         Heavy Psych Sounds

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Incessante nel suo girovagare psichico, pieno di luci che brillano tra i suoni hard e space, questo lavoro austriaco gioca con fluida sinuosità molto solidamente. Le evanescenze sono circoscritte da contorni molto concreti e la forza viene esaltata con notevole cognizione di causa. Solo quattro tracce ma tutte ben lunghe con ben due oltre i dieci minuti, in una ricchezza globale senza dubbio interessante. Niente velocità parossistiche o schizzi punteggianti, ma comunque accelerazioni e avvallamenti sonori, il tutto molto pensato. Ci si trova in una potenza energetica di sicura presa in grado però di servire anche situazioni orecchiabili.

La strumentale “RAGING MAMMOTH” è uno stupendo viaggio che nella sua distorsione descrive durezza ed eleganza utilizzando suoni duri ma anche morbida elasticità; nonostante la varietà espressiva il brano non perde mai la sua direzione stilistica. L’inizio di “Shaking Pyramid” parte con alto dinamismo tramite un riffing nettamente hard rock, decisamente ficcante il primo giro di riff mentre il secondo è meno originale; poi la traccia si trasforma in qualcosa di più monolitico e quando prende vita la parte solista space, si inizia una psichedelica scorribanda che passa infine ad un doom onirico in cui si infila un cantato sgraziato; tutto ciò fa di questa composizione una molteplicità di facce, senza che si perda mai l’attrattiva. “Monolith” è la traccia meno personale, più legata a canoni ben conosciuti, ma la sensibilità della band riesce a reggere il peso della tradizione con una apertura progressive sempre funzionale eliminando parte delle zolle stoner, rendendosi anche un po’ malinconica nell’assolo finale. “INVADERS” risulta con la prima traccia il meglio della band, con una eviscerazione Heavy quasi NWOBHM grazie ad una certa oscurità mista a tipico andirivieni dei riff ed a cambi di tempo che oscillano tra Black Sabbath e inglesismi anni ottanta; il basso grumoso e il rallentamento poi scendono nella ancora più sabbathiana verve, con un doom nebbioso e fosco, mentre il brevissimo cantato è graffiante e più vicino al dark-metal italiano.

L’alchimia tra gli strumenti è efficace ma soprattutto il livello compositivo risulta maturo e si appropria del genere senza timore. La quasi totale assenza di voce non lascia alcun senso di mancanza, e anzi, quella presente non è poi così tanto valore aggiunto. L’ascolto scorre senza intoppi regalando un’anima Stoner-metal fresca e pimpante, con le dovute dosi di polverosità, ma anche con liquide scorribande e suoni che si alternano tra pesantezza e leggerezza. Quelle utilizzate sono strutture aperte, che danno adito a diverse sfaccettature, sempre potenzialmente diversificabili a sezioni come vasi comunicanti; eppure le song non si perdono, trovando sempre il bandolo della matassa, questo perché non si abbandonano alle divagazioni, ma ad un certo punto stringono la narrazione trovando i giusti passaggi e i giusti finali. Le parti si espandono senza esagerare, con punti di demarcazione ben percepibili, eppure mantenendo una progressione fisiologica. E’ sicuramente uno dei migliori gruppi strumentali del momento, capace di esprimere tutto ciò che serve, nella dose che serve. Non è un ascolto difficile, anzi, si entra subito nell’atmosfera che lo pervade, nonostante non sia musica semplicistica. Una band con un certo carisma, una buona quantità di fantasia ma sempre con i piedi per terra pur con suoni a volte ariosi. Meritano un bel voto. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Raging Mammoth

02.  Shaking Pyramid

03.  Monolith

04.  Invaders

 

Lukas Götzenberger – vocals/bass

Hannes Ganeider – drums/percussion

Arik Guitar – vocals

Shardik – guitar/effects

 

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