Acid Mammoth

                                                                                                          Under Acid Hoof

                                                                                                          Heavy Psych Sound

                                                                                                         www.facebook.com/acidmammoth

 

 

Dalla capitale greca arriva un tipico prodotto che non desidera alcuna innovazione sperimentale e viene suonato bene ciò che è già stato suonato da decenni, evitando con abilità trappole stilistiche che avrebbero annoiato l’ascoltatore. Formalmente si tratta di Doom Metal ma trattato con suoni sporchi e grumosi come lo Stoner o il Desert, usando anche afflati psichedelici, ma non spinti. L’incedere dei riff e dei ritmi, per quanto lento, non è poi così rallentato rendendo possibili dinamiche prevalentemente fluide. Dentro l’alveo concepito ci sono certo i Black Sabbath, ma anche i Witchfinder General, entrambi in modo parziale senza farsi loro copie, ma anche la l’acidità degli Electric Wizard evitandone la morbosità noiosa di alcuni loro dischi non perfettamente riusciti. Questo del 2020 è il secondo full-lenght, il primo è di tre anni fa.

Sicuramente la prima traccia “THEM” presenta l’anima più fresca ed eccitante, le altre entrano ancora di più nella canonicità, funzionanti ma necessitanti di maggior numero di ascolti per riuscire ad essere ricordate. L’altro momento in grado di regalare riff con una certa personalità è “JACK THE RIFFER”, leggermente sotto l’apripista, ma migliore delle rimanenti tre tracce. “Tree of Woe” incupisce il disco con pachidermico andamento, la voce si srotola sinuosa e la chitarra solista decora l’ascolto con adeguata verve senza però distendersi temporalmente oltre misura, ma solo quel tanto che basta per aumentare l’atmosfera polverosa dell’episodio. La title-track ”Under Acid Hoof” possiede una epicità di fondo in grado di arricchire la corposità globale con una tonica pesantezza meno nebbiosa del resto dell’opera. Che la musica realizzata non sia innovativa lo ribadisce “Tusks of Doom”, il pezzo meno personale, ma che si lascia ascoltare con devozione.

Il cantato non imprime mai tonicità improvvise, preferendo melodie morbide e allungate, con una vocalità sabbathiana cantinelante alla Ozzy ma meno aggressiva. Il girovagare del riffing riesce comunque ad afferrare l’ascoltatore e ad ammaliarlo con suoni circolari efficaci. Gli assoli non sono frequentissimi e non si distaccano dal tema centrale, quindi non si fanno davvero personaggi centrali del comporre. Particolarmente bella la distorsione mollemente roca della chitarra ritmica con la sua avvolgenza un po’ ipnotica. Il basso greve dalla scura impostazione è un altro grosso valore aggiunto. Mancando accensioni e accelerazioni, non troviamo un doom variegato, però le sensazioni sono piacevolmente inglobanti, e avvolgono con cullante calore. Breve come un album dei Black Sabbath anni settanta, non altrettanto energetico, l’alone di pigro avanzare dei suoni è reso in maniera continuativa evitando i sussulti che Iommi e compagni invece tentavano spesso dietro l’angolo. Negli Acid Mammoth l’assenza di scatti non determina assenza di piacere, però è come voler usare un solo ingrediente della ricetta e ciò fa rimanere l’opera nei valori medi. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Them!

02.  Tree of Woe

03.  Tusks of Doom

04.  Jack the Riffer

05.  Under Acid Hoof

 

Chris Babalis Jr. - vocals / guitar

Chris Babalis Sr. - guitar

Dimosthenis Varikos - bass

Marios Louvaris - drums

 

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