Totenheer

                                                                                                             Die Schwarze Spinne

                                                                                                             Autoproduzione

                                                                                                            www.totenheer.ch/band.html

 

 

Questa band svizzera di metallo estremo ha prodotto un album dal suono tecnico ma senza emendare la purezza dallo spirito violento del Black Metal primigenio, nel quale però si accenta l’asperità più che ammantare tutto di eccessiva oscurità. Il loro Black Metal infatti tende ad esprimere un’asprezza Death, e anche dove c’è del Doom, esso non scurisce mai tutto troppo.è  del 2013 l’esordio col primo full-lenght “Wuetisheer”. 

La traccia apripista “Einklang” e quello di chiusura “Ausklang” hanno un’eccentrica anima un po’ diversa dal resto dell’album essendo i pezzi più morbidi, utilizzando il dulcimer come strumento, il quale ha l’obbiettivo di far entrare in una atmosfera descrittiva, anche se la prima poi possiede una successiva parte che rovescia in modo straniante la song, per poi farsi particolarmente suggestiva nel finale, cosa che manca alla seconda che appare più innocua. Poi la seconda traccia “DER KOMTHUR” parte in modo crudo all’attacco per un combattimento che dura tutto il disco, non smettendo più di fustigare l’ascoltatore fino alla fine del viaggio, e in modo più pacato fa lo stesso la cadenzata (ma poi accelera), e tra virgolette orecchiabile, “LEIBHAFTIGER DAEMON LUZIFER”.

Più incisiva, con una voce ficcante davvero biliosa, è “FEUERSCHWEIF” che trasuda fredda intransigenza senza farsi scomposta. Uno dei pezzi migliori è sicuramente la title-track “DIE SCHWARZE SPINNE” che cede in parte allo stilema Heavy Metal classico più che a quello estremo, lasciando però uno strascico malefico. L’essenza black-melodica di “DIE WERWANDLUNG” non inibisce la sua lenta pesantezza facendosi pregna di pathos e di cruda irosità, e risulta anche la canzone più dark, e quindi più Black di tutto il lavoro; piccolo capolavoro di ferocia con un finale vibrante. 

Il disco, tutto cantato in tedesco, è la trasposizione di un racconto di Jeremias Gotthelf del 1842, e infatti esso è intitolato “Il Ragno Nero” come la sua storia, dove appare il diavolo con cui la gente povera della zona di Emmental fa un patto. Siccome la gente non rispetta il patto il demone invia un ragno nero che porta la peste. La  musica di questo combo non è banale, ma neanche di altissimo profilo, però si assesta su una buona presenza stilistica esercitando un certo lieve fascino emotivo. Ciò che funziona meglio non è il cantato ma lo schema chitarristico che cerca di costruire una atmosfera sulfurea, chitarrismo che pur essendo semplice non vuole essere del tutto lineare; li aiuta molto la bravura tecnica chiaramente in loro possesso. In alcuni momenti si incontrano eccessive semplificazioni strutturali, parzialmente infantili, ma immediatamente recuperando, evitando così il rischio di un passo falso. La vocalizzazione non-growl e la timbrica del cantante sono di qualità, con anche una cattiveria ringhiosa positivamente enfatica, ma se le linee vocali fossero state meglio articolate probabilmente la riuscita dei singoli pezzi sarebbe migliorata nettamente, è come se il singer avesse più a cuore i testi che la sonorità.

E’ quello che succede talvolta quando si canta in lingua madre, si perde la percezione generale della musica a favore del significato delle liriche. La sensazione per me che non conosco il tedesco è questa, proprio per una certo deficit di scorrimento di alcune linee cantate alla maniera di certi cantati in italiano che penalizzano l’effetto globale, sebbene queste composizioni siano dotate di un certo lirismo. Ciò nonostante il lavoro è efficace e pervade l’ascoltatore imprimendo durezza e aggressività, ma anche una parziale raffinata cupezza dallo spirito seduttivo. In effetti non è musica spaccaossa perché la durezza non vive di sfuriate continue, bensì di una attitudine caratteriale. Questa è un tipologia di estremizzazione che si rifà al modo italiano di colorare il Black/Death con un debito verso i Death SS ma soprattutto verso i Necrodeath, prediligendo gli anni novanta piuttosto che quelli precedenti, ma con modernità sonora per tecnica e pulizia. L’opera alla fine è una più che buona performance, e la ripetizione degli ascolti aumenta il potenziale del piacere di fruizione. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Einklang

02.  Der  Komthur

03.  Leibhaftiger Daemon Luzifer

04.  Der Pakt mit dem teufel

05.  Feuerschweif

06.  Taufsakrament

07.  Hoellenbrut

08.  Kindsraub

09.  Verbannung

10.  Die Verwandlung

11.  Komthurs Letzter Ritt

12.  Martyrium

13.  Ausklang

Komthur - vocals

Türst - guitar

Abaddon - drums

Davill - bass

 

 

 

 

 

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