Hyperborea

                                                                                                  Umbra

                                                                                                  Art Gates Records

                                                                                                  www.facebook.com/HyperboreaBand

 

 

E’ con curiosità che andiamo a scoprire le nuove leve di quest’etichetta Spagnola la art gates records, con un album datato 2019 sono gli Hyperborea band Bulgara già conscia alle spalle di due album più legati allo stampo death classico (Cryogenic Somnia del 2007) Malevelont Creation fra tutti con un pizzico di Swedish Death alla Asphyx/Unleashed che altro, rispetto all’ultimo, ancorato a stilemi Technical Death tendente al core con una strizzata d’occhio ai Paladini del genere Behemoth.

Rimane un pò l’amaro in bocca, in quanto ho ascoltato la pregressa discografia e vi assicuro che il loro primo album del 2004 “Architecture of Mind”, uscito per la misconosciuta Butchery Music è una piccola gemma di death melodico classico non per niente stucchevole e noioso anzi pieno di cambi di tempo e notevoli tecnicismi, oltre ad un mucchio d’idee che sicuramente farebbero invidia anche agli ultimi lavori di gente come Pestilence ed Atheist, provare per credere. Cd che non ha avuto la fortuna di essere pubblicizzato forse a dovere e inoltre nel 2010 la band si è cimentata in un tributo al maestro Chuck Shuldiner in maniera più che lodevole. Ed è forse per questo che la band forse per aumentare le vendite ed attirare l’attenzione del pubblico a distanza di 12 anni dall’uscita del secondo album ha sfornato questo lavoro al titolo Umbra, legato a concetti esoterici nei testi ma fin troppo derivativo d’altre band. Infatti se precedentemente nel primo album vi era originalità, anche se il budget della produzione era minore c’era più creatività, il suono aveva quella “ciccia” nel vero senso del death gore che dava sostanza alla musica.

Ora non dico che vi stia a parlare di un prodotto scarso anzi, l’album è ben suonato, corposo, ma manca d’originalità , infatti sono arrivato alla quinta canzone e mi sembra di ascoltare una cover band degli Aborted oppure dei nostri connazionali (Tanto di cappello) Fleshgod Apocalypse.I brani si muovono come minutaggio tra i 4 e cinque minuti esclusa la intro ambient “Jung’s Forewarning”.Brani irrilevanti “Wrong planet syndrome”, “Supremacist”,”from within”,”home of my misery”,”Silent Stream” forse non proprio adattissime come canzoni che non aggiungono nulla di nuovo al genere, ma fanno venir voglia a metà brano solo di skippare un pò in avanti l’ascolto, in quanto inizialmente per lacune o per altre all’interno della struttura della composizione, ci sono buone idee di arrangiamenti complessi, un plauso alla chitarre ed alle ritmiche di batteria ma per il resto a lungo andare risulta abbastanza scontato

.E’ con “Two extremities” e “Unwelcome” che alzano il tiro e l’attenzione di chi ascolta, praticamente sono i cosidetti brani salva cd, la prima una mazzata trita ossa come se una mano adunca ed ossuta ci prendesse per i capelli e ci trasportasse in questo mondo mortifero fatto di orrori e demoni inseguitori, e la seguente “Unwelcome” la fine della metà, dove non vorresti mai aprire quella sudicia porta di legno che hai davanti,i ma devi salvarti dall’orda di zombie alla Resident Evil che ti seguono e ti sono attaccati al collo, pregevole ed incisivo il solos dopo l’introduzione con armonici e melodie che si rifanno ai grandi del death, tutto condito da un’originalità senza eguali, nonchè la maligna ugola di Dancho Ivanov una vera garanzia per l’ascolto.

Trascurabile la penultima come già detto in precedenza, ed in chiusura l’ultima song “Atavistic Fear” che si ricollega al primo periodo forse il pezzo più ficcante e catchy del lotto, che dà quella vera scossa di adrenalina e brivido che serviva, data dagli arrangiamenti acustici ad inizio brano veramente tetri e crepuscolari che vanno a far intendere al vero senso del titolo paura atavica, qualcosa che è insita nei meandri di una mente marcia, che solo dopo che si è guardata allo specchio, capisce che il vero male è lui l’uomo.....chiude questo brano il suddetto lavoro come ad uscire da questa giostra degli orrori, che purtroppo lascia un pò il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Indubbiamente due brani da gran disco e l’ultimo che và oltre e far sperare che con il prossimo album forse avremo un piccolo capolavoro , se s’ispireranno soprattutto a quest’ultima gemma sonora. Il resto purtroppo luci ed ombre che mi danno la convinzione che abbiano passato ben oltre il test della sufficenza, ma non d’arrivare a riascoltare tutto l’album per intero una seconda volta. Comunque un buon lavoro ma niente più.

Fabio Berserk

 

01.  Jung's Forewarning         

02.  Home of My Misery       

03.  From Within        

04.  Silent Stream       

05.  Supremacists       

06.  Two Extremities

07.  Unwelcome         

08.  Wrong Planet Syndrome

09.  Atavistic Fear      

 

Dancho Ivanov - vocals

Yordan Kanchev - guitars

Andrey Andronov - guitars

Vladimir Ivanov - bass

Antonis Trochopoulos - drums

 

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