Liv Sin

                                                                                                            Burning Sermons

                                                                                                            Despotz Records

                                                                                                            www.livsinofficial.com

 

 

Se l’Heavy Metal classico continua a mietere vittime è grazie a persone ispirate come la svedese Liv Sin che mettono la propria verve artistica al servizio della musica invece di inseguire le modernità mainstream, soprattutto quando come donna ci si basa così bene sulla musica e non sulla propria immagine femminile. Il sound è sulla falsa riga della carriera solista di Ozzy, seminando però atmosfere che Liv sa elaborare a modo suo. Dopo la sua esperienza coi Sister Sin (5 album) questo secondo lavoro solista è un colpo infuocato perfetto, che rende bene in cosa consista la maturità artistica.

A parte “Blood Moon Fever”, pezzo che apre l’album e che risulta dura ma al contempo leggermente commerciale, il resto del disco è decisamente più invasivo e anticommerciale. Già la seconda Power-song “CHAPTER OF THE WITCH” fa capire di quale pasta sia fatto il lavoro, col suo impatto potente misto a orecchiabilità dal tono del tutto hard, con una modalità graffiante ma anche ariosa. Si continua poi nella stessa caratteriale maniera, anche se stilisticamente “HOPE BEGINS TO FADE” al primo ascolto pare muoversi nella sinfonicità, ma non è così in quanto invece è una epica song che ricorda le interpretazioni di Ronnie Dio.

Una bella forma sentita e raffinata è rappresentata da “AT THE GATE OF THE ABYSS” che si pone in questo album come esempio centrale di sensibilità  compositiva essendo del tutto dentro l’alveo Heavy ma con la giusta dose di irriverenza dark. Anche la semplicità diretta è espressa con una ottima abilità performante come avviene nella Osbourniana e cadenzata “SLAVE TO THE MACHINE”, a testimonianza che qualsiasi cosa Liv provi a fare non è mai banale. La durezza della voce si innalza sul pezzo “The Sinner” che come sonorità e carattere ricorda Alex Rudi Pell o i Rainbow, ma è proprio la vocalità a farne un momento personalissimo. L’oscurità tipica di Liv Sin viene suonata in “Death gives Life Meaning” senza però cadere nella elucubrazione fine a se stessa. E quando arriva la ballata “GHOST IN THE DARK” la cantante fa vedere che non c’è bisogno di fare la ruffiana mantenendo l’accento metal con il piglio della singer di razza, in un pezzo che merita di essere considerato di livello in mezzo a quelli tirati.

La voce roca di Liv Sin è sulla linea espressiva di mitiche metal frontwomen del passato come Ann Boleyn degli americani Hellion e  Doro dei tedeschi Warlock, ma più cattiva, e inoltre lei è anche in grado di usarla in modo limpido eliminando il lato graffiante, ma prediligendo potenza e rabbia fa un favore al vero senso metallico delle sue composizioni, ed il risultato è brillante in ogni traccia. Chitarre fluide che non strafanno ma che mantengono tonica tutta la struttura e una chitarra solista efficace senza prendere possesso eccessivo dei singoli pezzi sono l’attenzione che viene posta nell’arrangiamento. Le tastiere che sanno enfatizzare le tracce hanno però umiltà dato qui non non serve che prendano il virtuosismo alla Lord.

Sezione ritmica ben sostenuta che macina bene le proprie parti. Non è un album monolitico anche se il songwriting evita di introdurre influenze estranee; l’intento pare proprio quello di non allontanarsi dal genere che si suona, e si può riuscirvi bene se si ha la personalità in grado di tirare fuori vera creatività. Nessun filler, nessuna caduta di tono, nessuna flessione negativa, nessun difetto, ma un disco come si deve. Un album che dovrebbe essere preso ad esempio di come si gestisce la tradizione senza cadere nel citazionismo e senza perdere mai una briciola di energia. In questo full-lenght non manca nulla e ad un vecchio metallaro come me può far credere che la propria musica preferita sia ancora in auge.

Roberto Sky Latini

 

01.  Blood Moon Fever

02.  Chapter of the Witch

03.  Hope begins to Fade

04.  War Antidote

05.  At the Gate of the Abyss

06.  Slave to the Machine

07.  The Sinner

08.  Death gives Life Meaning

09.  Ghost in the Dark

10.  Dead Wind Intermezzo

 

Liv Jagrell – vocals

Patrick Ankermark – guitars

Chris Bertzell – guitars

Tommie Winther – bass

Per Bjevoluck - drums

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