Vukari

                                                                                                Aevum

                                                                                                Vendetta Records

                                                                                                www.facebook.com/vukari

 

Il Black Metal di questi statunitensi è ammantato di oscurità che non appare violentemente respingente, ma al contrario attraentemente indulgente; ricco di senso ambient che deriva dagli Alcest, ma che può essere considerato ben più dinamico di quello. In realtà spesso si ergono anche attitudini Death che non si nascondono poi tanto, appesantendo una musica a volte non così oppressiva. Terzo full-lenght dal 2013, la loro presenza si palesa pienamente qualitativa, con l’incedere descrittivo dal tasso molto evocativo. C’è classe in questa forma musicale, ribadendo ancora un a volta come la musica estrema sia votata alla seriosità pregnante.

“ABRASIVE HALLUCINATIONS” è uno splendido inizio di album, grazie al suo corposo pathos pieno di malìa. Epicità malinconica traspira “AGNOSIA” nella sua incombenza sinuosa, claustrofobica ed aperta contemporaneamente, ben sorretta dalla ritmica e dai passaggi che la legano; nel minutaggio centrale che cambia registro, la song trasporta l’ascoltatore in una atmosfera di solitudine triste, dove si sente però un intenso pathos emotivo che torna successivamente alla durezza dallo spirito avvolgente, mai respingente.

Altra perla è la più violenta “ENTIRE WORLDS ENCASED IN ICE” che descrive una feroce ambientazione sonora. La strumentale “Curiosity and Obsession”, posta a metà ascolto come quarta traccia, spezza la tensione con la sua povertà compositiva, che non riesce a rendere interessante il proprio scorrere, piuttosto adagiata sulla canonica espressività accomunandosi alle band meno energiche e meno di valore. Gli altri non sono riempitivi, ma anche dirli brani minori è troppo penalizzante. In “Disparity”, per esempio, la straziante parte finale è un momento di grave disperazione, piuttosto ficcante. Ma anche “Voidwalker” che sia migliore o no, dipende probabilmente solo dai gusti. Molti sono gli episodi lunghi (il più breve è di 4’56”), ma quello finale, cioè “Vacating Existence” supera gli undici minuti e non cade assolutamente nella noia grazie alla sua suggestiva comunicatività e infilando un assolo chitarristico luminoso che allarga la visione soffocante della struttura, permettendo uno sprazzo di brezza che dirada l’angoscia, e questa contrapposizione risulta costruttivamente efficace. E il suo finale di due minuti, desolato e inospitale, è una immagine  rilassata dell’orizzonte in cui perdersi e lasciarsi fondere.

E’ questa un’opera di livello, e nonostante alcuni piccoli difetti ha la capacità di affascinare, regalando sensazioni sognanti grazie ad un pizzico di prog-style. La sezione ritmica ha un importantissimo ruolo all’interno dello schema descrittivo delle strutture, è spesso una sottolineatura tecnica che esalta le linee compositive. Le chitarre sanno tessere una trama magica che scintilla dentro l’alveo nero, e talvolta persino culla. Il continuo vocalizzo growl non è assimilabile all’idea di canto, ma genera un gorgo di abrasione, a volte più esplicito, altre volte meno, che funziona da mero strumento musicale. Copertina grafica di artistica sensibilità che esprime bene il concetto musicale del disco. Probabilmente siamo ad uno dei migliori dischi estremi dell’anno supernado gli ultimi Alcest (ultima loro uscita sempre targata 2019) e primeggiando alla pari con i Wolves of throw Room ormai indietro con le pubblicazioni (l’ultima del 2017). Un lavoro che non ha nulla di ridondante, ma che sa mettere in campo lo stretto necessario senza però limitarsi; ciò che si ascolta è esaustivo senza infilare cose in eccesso.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Abrasive Hallucitations

02.  Agnosia

03.  Enter Worlds encased in Ice

04.  Curiosity and Obsession

05.  Voidwalker

06.  Disparity (The Great Works)

07.  The true King is Death

08.  Vacating Existence (The final Departure)

 

Marek Cimochovitcz – vocals / keyboards / guitars

Jace Kiburz - guitars

Nike De Stefano - drums

 

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