Giant Dwarf

                                                                                                 Giant Dwarf

                                                                                                 Sound Effect Records

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Dall’Australia arrivano questi rocker impastando con le chitarre il Grunge con lo Stoner (e magari il Desert-Rock), pendendo la bilancia un po’ verso il Grunge, anche se sui generis. Un esordio ad effetto, con chitarre grumose e melodie ipnotizzanti date da una voce non virtuosa né virile, ma che nella sua morbidezza riesce a impilare linee cantate incastonate perfettamente nella struttura ed ad elicitare sensazioni stranianti anche senza suoni troppo strani.

La prima traccia è “GOLDEN WALRUS”, in grado di stonare da subito l’ascoltatore e la seconda “BLACK THUMB” invece vira maggiormente verso il Grunge con una atmosfera evanescente che dona al brano una certa sinuosità. La ritmica più tonica di “KEPLER” si lega perfettamente con i riff e la linea vocale, in un elettrico spirito rock con anche un momento nebbioso; pezzo energico e che spinge le membra a scuotersi sudando. Brano esaltante è la finale mini-suite “THE DELUGE” (oltre sei minuti) che ha un piglio decisamente più psichedelico, ma anche fortemente concreto e pesante. L’ossessività sonora di “Repeated after defeated” è l’emblema mistico dell’album, che in qualche modo gli altri brani anticipavano parzialmente, anche se non è il brano migliore è quello più particolare dove la parte strumentale si dilunga rivelando la vera anima di questi musicisti.

La cosa continua con la chitarra liquida di apertura del brano successivo; la strumentale “Strange Wool” infatti ha una bellezza sensuale che appunto le volute della sei corde enfatizza. Il non lineare ma genuino blues-rock “Hide Tide Blues” è il momento che forse indietreggia di più nel tempo, ma non esplica sé stesso con la canonica modalità del genere, anzi possiede molta personalità. Davvero tutte le song sono prime donne, nessuna appare futile.

Se la voce è maggiormente Grunge, le chitarre cavalcano il vento arido del deserto, non facendo capire se la musica è più Grunge o più Stoner. Se a me personalmente fa venire in mente più il Grunge, ad un altro ascoltatore probabilmente potrà non essere così. Quello che emerge senza ombra di dubbio è che la band ci sa fare e se permane coerente con sé stessa lo è senza forzature, senza tentennamenti e con la massima naturalità. E’ Musica ipnotica che fa evadere dalla realtà, fornendo tutte le classiche sonorità psichedeliche del caso.

La band nasce dalla cultura degli ultimi decenni, ma si allaccia come molte realtà dello stesso genere, all’anima degli anni sessanta/settanta, senza però farsi vintage. C’è parecchio groove, ma c’è soprattutto un senso concreto della canzone, questi musicisti sanno come rimanere sul pezzo e farlo fruttare al meglio. La band non si scatena mai davvero, questo non appare un limite ma un appropriato gusto stilistico decisamente funzionante. Si inseguono percezioni che non vogliono essere troppo carnali anche se si respira polvere e aria calda. Disco riuscitissimo che risucchia lentamente l’ascoltatore nelle sue sabbie mobili, brano dopo brano affondandolo. Non è musica fuori dalle righe, ma nel contempo emette segnali che ne fanno qualcosa di non completamente afferrabile. Non ha bisogno di ascolti multipli per essere fruita, funziona subito al primo ascolto e non sai perché. Si può credere di capirla immediatamente ma non è così. I suoi contorni sono esteticamente netti ma l’essenza reale è meno immediata. Opera che vale un voto alto.

Roberto Sky Latini

 

01.  Golden Walrus

02.  Black Thumb

03.  Disco Void

04.  Kepler

05.  Repeated after Defeated

06.  Strange Wool

07.  Hide tide Blues

08.  The Deluge

 

Aaron Soppo – vocals

Rick –guitar / sitar

Russ Tee – guitar / didgeridoo

S.John Paterson – bass

Luke Drag - drums

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