Beth Hart

                                                                                                       War in my Mind

                                                                                                       Provogue

                                                                                                      www.bethhart.com

 

 

Tredicesimo lavoro in studio dal 1983 per la cantautrice dal carattere forte Beth Hart, che usa la sua arte canora con sicurezza e pura classe. Lei non è solo blues e ancora una volta ce lo dimostra in questo album. L’artista confessa di aver messo molto di sé nelle composizioni, aprendosi in modi che in passato erano meno espliciti.

Se la prima traccia “BAD WOMAN BLUES” è un Rhytm and Blues avvincente dalla ritmica esuberante, sono le due tracce successive a descrivere una intimistica anima sensibile, che superano ogni altro pezzo dell’album per pathos e vibrazione emotiva. Il suadente ma anche tagliente blues che dà il titolo all’album, “WAR IN MY MIND”, è intriso esteticamente di lirismo classico, e di  sentimento sofferente per ciò che concerne lo spirito. Invece “WITHOUT WORDS IN MY WAY” fa emergere una dolcezza tutta calda e avvolgente in un soffuso jazz di altri tempi.

Questi gli episodi che costituiscono l’apice compositivo dell’opera. Gli altri vanno considerati minori perché gestiscono una estetica piuttosto canonica, che se non fosse per la grande interpretazione umana e tecnica della Hart, non farebbero gridare al miracolo per songwriting, ed è proprio la voce l’unica e vera essenza di tutto l’insieme. “Let it grow” possiede una fine linea vocale che in qualche modo blandisce l’ascoltatore, ma come atmosfera, dato l’afflato gospel, sembra più una canzone natalizia, per quanto seriosa. La leggerezza di “Spanish Lullabies” ha comunque una sua valenza tonica, e si salva sia come songwriting che come esecuzione, ed è la testimonianza che anche con poca massa concettuale la Beth sia in grado di  farsi intrigante; e qui anche l’unico assolo di chitarra, una chitarra acustica frizzante.

Lasciando perdere il pezzo della melodia che assomiglia ad un pezzo della canzone “Innuendo” dei Queen, “Rub me for a luck” offre una versione rock del genere soft, che possiede una corposa istanza d’insofferenza emotiva che la rende vivida. Ma sono momenti come “Try a little Harder”, pur se ritmata, a non avere granchè fascino, complice negativa la poca passionalità di una voce si abile ma non sentita, e siccome il songwriting è debole l’episodio non si salva. Poi non ha importanza quanto significativa umanamente per la cantante sia una traccia come “Sister dear”, non basta la suadenza generale per elevarla a pezzo necessario.  Il lato disco-pop alla Eurythmics rappresentato da “Sugar Shack” non è una estensione che aggiunge sostanza al disco, caso mai lo banalizza. Il mondo ha bisogno di cantare gioia, positività e gratitudine, ma la solarità di “Thankful” (non eccessivamente solare) è troppo canonica nella sua melodia per sorprendere. Anche la terminale “I need a Hero”, per quanto buona, non dà l’idea di avere di fronte qualcosa di speciale.

Beth suona, e in particolare qui viene usato molto pianoforte. Non è lei al servizio della musica, ma la musica al suo, perché i vari brani si basano tutti sulla performance canora con poco spazio lasciato alle parti strumentali. Se in alcuni passaggi gli strumenti rivelano un gusto raffinato, in altri l’effetto è banale, e l’ugola salva ogni cosa lasciando che il resto sia più o meno sempre in secondo piano. E’ un album che da studio ha le sue fragilità strutturali, dal vivo acquisterebbe ogni brano valore grazie alla capacità della cantante, e renderebbe comunque valido uno spettacolo. Qui si paga il dazio per una leggera freddezza che non rende giustizia ad una interprete di grande spessore quale la Hart è. Beth dal vivo diventa carnale, strettamente legata alla possenza sensuale primigenia del blues, e ciò in questo full-lenght non emerge. Tutto il lavoro è ben curato e ben ascoltabile anche nei momenti minori, però non è tutto oro quello che luccica.

 Roberto Sky Latini

 

01. Bad Woman Blues
02. War In My Mind
03. Without Words In The Way
04. Let It Grow
05. Try A Little Harder
06. Sister Dear
07. Spanish Lullabies
08. Rub Me For Luck
09. Sugar Shack
10. Woman Down
11. Thankful
12. I Need A Hero

 

Beth Hart – vocals / piano

 

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