-Heart like a Grave-

 

“L'insonnia è un disturbo del sonno caratterizzato all'incapacità di dormire nonostante l'organismo ne abbia il reale bisogno fisiologico”.

Cosa tutt’altro diversa ascoltare gli Insomnium con melodie che sanno catturare, favolosa band che porta con il suo arrivo nella città eterna, all’ennesimo trionfo della No Sun Music, che in soli tre mesi, con alle spalle Omnium Gatherum/In Mourning e Swallow the Sun/October Tide, porta una tripletta non indifferente, che surclassa qualsiasi concorrenza degli altri eventi nella capitale. Il Traffic ma soprattutto per gli show di maggior portata, Largo Venue surclassa di gran lunga la concorrenza dell’Orion, ed io come altri che hanno assisitito anche a quest’ulltimo evento ne siamo testimoni.

Un plauso a quest’organizzazione insomma. Ma ora veniamo a noi........ 

-Stam1na- 

Prima band a salire sul palco sono I Finlandesi della cittadina di Lemi , una grande rabbia mi è salita, in quanto si sapeva poco di loro ed è stata poco pubblicizzata questa band, rispetto alla successiva che stendiamo un velo pietoso ha detto poco e niente. I Stam1na da non confondere con i nostri connazionali power Italiani soo un concentrato d’Idee come se in un coktail fossero stati buttati Evergrey,Enchant, Rammstein, Machine Head, Children of Bodom,Subway to Sally,Devin Townsend band e Textures e ne fosse uscito un qualche cosa d’originale, per di più con l’aggiunta della loro lingua madre che a tratti può risultare ostica ma per il resto ci sta.

I brani sono quasi tutti al saccheggio della loro discografia, compreso l’ultimo Taival, il mio dissenso è dovuto per l’inizio troppo precoce dello show di questi alle 19:30 un pò esagerato secondo me, meritavano indubbiamente un più ampio spazio essendo headliner dei protagonisti e nettamente superiori rispetto ai The Black Dahlia Murder. Nel complesso per quel poco che ho ascoltato ho notato grande grinta della band soprattutto del singer Teppo Velint convinto di quello che fa, in certi frangenti si è spostato come coordinate sul death/math core, insomma una band che per chi è in cerca di sperimentazioni adult oriented come affermano gli Omnium Gatherum per etichettare il loro genere, avranno pane per i loro denti. Anche molto simpatici ed intrattenitori oltre che bravi, nel complesso hanno dato il meglio di se stessi come band purtroppo misconsciuta , indubbiamente meriterebbero un pò più di successo, anche perchè hanno ottime qualità qualsiasi cosa suonino, riff serratissimi, scale melodiche , ritmiche serrate in levare, tappeti di tastiere neo gothic prog molto ricercati, ed un tiro micidiale della voce, musica da intenditori da un retrogusto multiforme, un piccolo successo a fine show nella speranza di rivederli con più spazio e minor fretta. Veramente complimenti

 Setlist:

01.  Octopussy intro,

02.  Paha Arkkitehti,

03.  Sudet tulevat,

04.  Valtiaan uudet vaateet,

05.  Masiina,

06.  Viisi laukausta päähän,

07.  Kannoin sinut läpi hiljaisen huoneen,

08.  Solar,

09.  Enkeli murskain. 

Line Up: 

Antti Hyyrynen - laulu, kitara

Pekka Olkkonen - kitara

Teppo Velin - rummut

Kai-Pekka Kangasmäki - basso

Emil Lähteenmäki - koskettimet

 

Non ci sono foto disponibili di questa band  N.D.R.

 

-The Black Dahlia Murder- 

Tocca agli Americani the Black Dahlia Murder, vorrei spezzare una lancia in loro favore in quanto il locale si stava mano mano riempiendo, avevo ascoltato i loro cd compreso l’ultimo e non mi erano dispiaciuti anzi, ma il paragone con i Carcass(Ride) è una pura e semplice blasfemia se non bestemmia, ma scherziamo accomunarl ai progenitori del melodic death metal?????Dopo averli ascoltati per 25 minuti, con un suono che sinceramente sembrava uscito da un demo, strano rispetto alle produzioni iper patinate e tecniche da far invidia ai Behemoth, ho capito che stavo perdendo il mio tempo e sono andato in fondo a sedermi sui divani nella speranza che il loro spazio nella serata finisse al più presto, ed ho pensato questi ad i Trivium gli lucidano la suola delle scarpe, per non parlare dei Job For a Cowboy o gli Impending Doom ma scherziamo. Si salva King of the nightworld che sembrava nell’esecuzione la versione prova, qualche riff e solos nella cacofonia generale, ma niente di più, ritmiche scontatissime,voce monocorde e volumi sparati all’inverosimile che davano più fastidio che altro, oltre ad un certo punto ad una lamentela dove mi sembrava che sentissero poco pubblico incitarli, ma forse la gente ha capito che nel contesto dello show non centrassero nulla, credo lo abbiano fatto per attirare più pubblico giovanile ma con tutta l’onestà ad affiancare gli Insomnium c’erano tremila altre band valide nel nord Europa ed anche in Italia. Va beh non proseguiamo oltre per me bocciati.

 Setlist:

01.  Widowmakers

02.  Jars

03.  Firelights

04.  Contagion

05.  Miasma

06.  Matriarch

07.  Warborn

08.  What a Horrible Night to Have a Curse

09.  Nightbringers

10.  As Good as dead

11.  On stiring seas of salted blood

12.  Kings of the nightworld

13.  Everhything went black

14.  Deathmask divine

 Line Up:

Brian Eschbach − guitar, vocals

Trevor Strnad − vocals

Max Lavelle − bass guitar

Alan Cassidy - drums

Brandon Ellis - lead guitar

-Insomnium-

 Cinque figure appaiono sul palco tra i fumi e luci bluastre e parte Valediction come solcare un vasto lago freddo ed incontaminato con l’onnipresente basso di Nilo che viene accompagnato dalle chitarre di Jani e Ville, bella ed emozionale anche dal vivo con un sound come da studio e qui la band precedente dovrebbe fare il mea culpa questa invece è classe, Neverlast che ricorda i loro primi lavori ma che è quasi un tributo ad i Re del nord Amon Amarth freddo tanto freddo come in una battaglia fra monti innevati, d plauso la parte acusitica che parte a due minuti, ed il solos che ne segue. Un salto a 10 anni addietro con into the woods sempre attualissima e non invecchia mai, anzi è come il buon vino per intenderci, da 1:10 puri brividi di cavalcate che fanno invidia ai Maiden di Somewhere in time anche meglio secondo me. Altro passo indietro con through the shadow primi esperimenti armonici anche per loro simil Alcest Shoegaze metal e si sente con i suoni della chitarra, ma il serrante incedere che c’è successivamnte fa capire che loro non scherzano, con l’aggiunta delle clean vocal azzeccatissime, ed il pubblico ed in preda al delirio fra headbanging ed urla di approvazione, compreso il sottoscritto. Pale moornong star e ritorniamo all’ultimo nato in casa ove, si inizia come ballad acustica ma al 1:15 minuto fa presagire un esplosione nera, tanti brividi addosso, come un vortice che ti risucchia e non ne esci fuori. Scaletta sempre più indovinata con change of heart dal disco della loro maturità, Above the weping world, influenze neo prog alla Opeth non si può pretendere di più . And bell they toll dall’ultimo capolavoro, un brano a dir poco emozionale che inizia come rugiada che scende dalle foglie per poi spiccare il volo come una farfalla vulcano,Il tappeo di tastiere fa da aprirista ad una magistarle interpetazione vocale del singer Nilo, brano molto intimista. Mute is my sorrow sulla stessa falsariga ma più acustico e con melodie ricercate, poi indietro di qualche anno con la devastante Ephemeral come un urlo di disperazione da un’alta vetta contro un titano ingiusto. Si chiude prima della pausa dell’encore con engrove of death dall’album della maturazione stilstica above the weeping world, un plauso meritatissimo, che poi va a riaprire con la doppietta while we sleep e primeval dark questa è classe dove le chitarre duellano senza sosta a colpi di riff, armonici e solos. In chiusura un siparietto stile periodo Quireboys con tanto di cappello da cowboy, che inizia con una versione classica di one for sorrow, per poi chiudere con la bellissima heart like a grave che tanto sa di nord, ed i paesaggi incontaminati della loro terra dove hanno calcato i piedi prodi guerrieri conquistatori. Il cerchio si chiude nel più totale successo, unico appunto la mancanza di brani dalla loro pur sempre bellissima scaletta dai primi due album, soprattutto di Hall of awaiting ove gia vi era classe, (che ricordi quando trovai il promo e dissi proviamoli, hanno una copertina stupenda era il lontano 2002 avevo 24 anni), però và bene così oltre il fatto che la band si è dimostrata nello show anche cordiale e simpatica, improvvisando anche qualche parola in Italiano di ringraziamento. A mio avviso una delle migliori combo nel panorama metal nordico, capace ormai di sfornare solo valide opere. I vincitori parola di Berserk. 

Fabio Berserk

 Setlist:

 

01.  Valediction

02.  Neverlast

03.  Into the Woods

04.  Through the shadow

05.  Pale morning star

 

06.  Change of heart

 

07.  And bells they toll

 

08.  Mute is my sorrow

 

09.  Nightbringers

 

10.  Ephemeral

 

11.  In the groove of death

 

encore 

01.  The Primeval Dark

02.  While we sleep

03.  One for sorrow (acoustic)

04.  Heart like a Grave 

Line Up: 

Niilo Sevänen - vocals/bass

Ville Friman - guitars/vocals

Markus Vanhala - guitars

Markus Hirvonen - drums

Jani Liimatainen - guitars/vocals

 

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