Babymetal

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Non capisco i voti alti che ho trovato in certe recensioni. Questo trio giapponese si è forse ridotto a duo, ancora non si sa bene, visto che non si è chiarito se alla corista Yui, che ha lasciato, ci sarà la sostituzione ufficiale. Il terzo album in questione non è metal per dieci tracce, quindi come un album intero; solo che poi altri sei brani lo sono, nonostante uno di essi sia una soave softsong (ma che grazie al tipo di atmosfera potrebbe stare in un disco metal). Non bastano inserti chitarristici o di groove per trasformare un brano da pop-disco a canzone metallica, ma è quello che succede per una lunga parte di ascolto. Non si può dire che non vi sia una certa perspicacia compositiva, ma nulla ha a che fare col genere spacciato per rock duro. Si può quindi parlare di truffa, anche se in senso lato, dato che nel campo artistico tale parola non vale.

“Da da Dance” ed “Elevator Girl” si equivalgono stilisticamente tra loro, ed entrambi i pezzi stanno del tutto nel mainstream pop. L’essenza orientale indiana di “Shanti Shanti Shanti” non usa tale senso in una ottica metal. Se “Oh, Majinai” vuole essere una versione folk-metal delle Babymetal, non ci riesce perché si valorizza solo il lato reggae-folk e l’ospite dei Sabaton risulta irrilevante. Invece “Brand New Day”, “BBAB” e “Night Night burn!” sono le tipiche canzoni di j-pop nipponico, adolescenziali e superficiali, e non serve a niente inserirvi un assolo di chitarra elettrica o accordi distorti perché la sostanza non cambia. “Distorsion”, nonostante la presenza di Alissa White-Gluz degli svedesi Arch Enemy, per ciò che riguarda il metal è solo una finzione essendo mascherata coi suoni ma non lo è nell’anima. “PA Pa Ya!!” è una song che sembra da discoteca o più che altro da verve rock senza metal.

 La zona metal è fatta, come detto, di sei composizioni. “In the name of…” , dalla rimica tribale è pesante ma non pregnante contenutisticamente; non è cantata dalle fanciulle, ma la sua criticità sta nell’essere troppo povera nel songwriting anche se è ficcante come groove. “BxMxC” contiene Industrial Metal e ricalca finalmente lo spirito dei due primi dischi, ma non si eleva molto in alto basandosi esclusivamente sul cantato. Ed ecco un brano che può dirsi meglio pensato; si tratta di “KAGEROU” ma guarda caso non ha una linea melodica schizzata, anzi è abbastanza emo-canonica e la suaparte ben riuscita è il groove metalcore. Anche “Starlight”  vede il metalcore sbarazzino come metro di misura.

Un'altra buona performance è la sofficità di “SHINE” da considerare la cosa migliore dell’album, grazie alla sua linea vocale seriosa ed alla parte che si intensifica di tono con anche un assolo che la rende compiuta di senso. “Arkadia” è un classico pezzo SpeedPowerMetal che corre velocissimamente alla DragonForce, ma non è all’altezza dell’altro SpeedPowerMetal, “Road of Resistance”, pezzo formidabile che stava nel secondo album. Insomma qui le cose migliori sono quelle più “normali”, e per un combo come questo non può che trattarsi di sconfitta. L’ecletticità è stata lasciata ai pezzi di estrazione non metallica, ma con una perdita di straniamento che aveva invece realizzato mettere insieme suoni violenti e le vocine infantili delle tre ragazze.

Quello che hanno realizzato le Baby (senza Metal) con questa uscita, è stata quella di commercializzarsi ulteriormente. Anzi, in alcuni casi si è persa anche la verve peculiare un po’ pazza delle linee cantate. Per capire la cosa dobbiamo fare un accenno analitico alla questione mercato. Il Giappone e l’estremo oriente (Cina e Korea su tutti) sono paesi che ancora acquistano una buona percentuale di dischi, e quindi la maggior parte dello sguardo della produzione delle Babymetal è probabilmente rivolto alla loro fetta autoctona di pubblico. E un lavoro come questo è per i giovani giapponesi una perfetta estetica da fruire.

C’è da dire che un viraggio di questo tipo era prevedibile visto che secondo me, l’ho scritto nelle passate recensioni, in questa operazione musicale lo spirito rock su cui si basa l’essenza del metal, non è mai esistito. Ma almeno c’era l’idea di estremismo estetico tipicamente legato al pensiero culturale metal, e se le Babymetal perdono anche questo elemento la loro carriera può dirsi conclusa.  In realtà le Babymetal, che nei primi due dischi mi hanno divertito, ora hanno meno tiro sebbene mantengano un minimo di imprevedibilità. Tirando le somme, siamo di fronte al peggior full-lenght della band, dargli più di sei è un azzardo che non posso fare. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Future Metal

02.  Da Da Dance      (feat. Tak Matsumoto)

03.  Elevator Girl

04.  Shanti Shanti Shanti

05.  Oh! Majinai        (feat. Joakim Brodén)

06.  Brand New Day (feat. Tim Henson and Scott LePage)

07.  Night Night Burn!

08.  In the Name of

09.  Distortion           (feat. Alissa White-Gluz)

10.  Pa Pa Ya!!          (feat. F.Hero)

11.  Kagerou

12.  Starlight

13.  Shine 

14.  Arkadia

 

Sui-Metal – vocals and backing vocals

Moa-Metal – vocals and backing vocals

 

 

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