In Mourning

                                                                                                 Garden of Storms

                                                                                                 Agonia Records

                                                                                                 www.facebook.com/inmourningband

 

 

Se i vecchi Opeth non esistono più (la band è vivente ma può dirsi altro da quello che era), ci pensano altri a veicolare quella linea concettuale. E’ in questo quadro che potete pensare la musica del combo il cui disco mi appresto a recensire. Un Progressive-Metal articolato che vive con forte carattere anche un Death melodico atmosferico e un pizzico di goticismo. Quinto album di una band svedese di classe dopo undici anni dall’esordio ufficiale, ma ricordiamoci che ci sono ben altri precedenti 5 lavori in demo dal 2000 fino al 2006.

L’insieme è composto di sette suite in quanto i brani non sono mai brevi (il più corto è “Hierophant” di 6’17”). “BLACK STORM” che apre l’album è anche una delle cose più toniche e belle dall’opera e in sé contiene la base delle diverse anime espressive dell’album (da essa è tratta il video). “HIEROPHANT” è l’altra perfezione stilistica dell’album con un frizzante pressing insistente di ritmica chitarra-batteria che si alterna con una enfatica linea melodica; a ciò si aggiunge una sei corde solista avvincente per quanto breve. E con “MAGENTA RITUAL” si ottiene un tris ad effetto che tiene alto il livello dell’album; questa traccia comincia un po’ alla Leprous ma poi vira arricchendosi di energia e rendendo corposa l’iniziale rarefazione. La pesantezza straniante di “Tribunal of Suns” con i ritmi dispari ed i controtempi dinamici, sottolinea la bravura sia di scrittura sia di tecnica, per una realtà ormai supermatura. Il lavoro termina con la più lunga traccia “The Lost Outpost”, di oltre nove minuti, che come le altre riesce a portarti in fondo senza mai annoiarti grazie anche ad una sfumatura epica che rende muscolare i lenti passaggi, con una certa greve anima doom resa enfatica dalla chitarra; sul finale si trova una parte fortemente algida, evanescente, che evoca immagini magiche di luoghi immobili.

I suoni sono decisi, l’ispirazione è ricca di sfaccettature sia dure che morbide. Le chitarre fluide hanno un suono armonioso e coprono bene ogni settore del songwriting. La voce pulita è in grado di raccontare ambientazioni ariose e malinconiche, mentre quella in growl sa intervenire con sapiente alchimia nei suoni che vengono impostati per sottolineare adeguatamente i suoi vari passaggi. E’ un growl presente spesso, ma mai ingombrante, anzi decisivo per aumentare il sapore tonico delle composizioni. La delicatezza del cantato pulito è in linea con la mestizia del moniker (si traduce “In Lutto”, mentre la ferocia del growling sottolinea in maniera consistente il titolo dell’album (“Giardino di tempeste”), ma sono tempeste che evocano una bellezza elegiaca. Va detto che le molte sezioni soft non sono che la metà dell’espressività in quanto la voce quando è cavernosa diventa piuttosto brutale anche se inserita in un tessuto elegante. Importantissimo appare qui il ruolo del drumming che avvince in ogni circostanza accendendo con dovizia di sottolineature tutti i flussi sonori. Oltre agli Opeth, anche Borknagar e Barren Earth possono essere considerati vicini alla concezione degli In Mourning. Il gruppo si è evoluto (è cambiata anche parte della formazione), ed il risultato è di efficace pregnanza. Registrazione di qualità, e considerando che in passato qualche criticità in tal senso si era notata, possiamo dire che il passo stavolta è stato in tutti i sensi vittorioso. Bellissima la copertina.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Black Storm

02.  Yelds of Sand

03.  Hierophant

04.  Magenta Ritual

05.  Huntress Moon

06.  Tribunal of Suns

07.  The lost Outpost

Tobias Netzell – vocals / guitar
Björn Pettersson – guitar
Tim Nedergård – guitar
Sebastian Svalland – bass
Joakim StrandbergNilsson – drums

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