Dawn Of Destiny

                                                                                           The Beast Inside

                                                                                           Ram It Down Records

                                                                                          www.dawnofdestiny.de

 

 

Dalla Germania con furore arriva il settimo full-lenght (il primo nel 2007) di una band che appare oggi avere tutti gli attributi sonori al posto giusto. Ben quattro anni sono passati dal precedente disco “To Hell”, ed è valsa la pena aspettare se il risultato è questo cd; fa immaginare che il tempo sia servito per costruire il prodotto in modo pensato. In effetti non ci sono riempitivi dando l’impressione che si sia studiata seriamente ogni traccia. Donna al microfono che si differenzia per una impostazione più legata all’Hard and Heavy che al gotico-sinfonico. C’è del Power, ma non è la regola; il genere è praticamente un Heavy Metal che si sbilancia sia verso il Power che verso il Progressive.

L’album parte con una song che è particolarmente evocativa e non con uno scatto dinamitardo come fanno in molti; si tratta della mezzo sinfonica “THE BEAST INSIDE THE BEAST” che gioca sulla raffinata enfasi di un sound Heavy dal carattere fascinoso. E dopo, invece di alzare il tiro della durezza, ci si apre ad un suono soft con “IT’S MY FATE”, brano che interpreta la ballata classica con la chitarra ritmica acustica aprendosi poi ad altro (compreso l’accenno di una voce in growl), e se qualcuno si aspettasse un incedere sinuoso catchy si sbaglia, perché la verve è qualcosa di maggiormente pregnante sia per songwriting che per atmosfera. La ballata “WHY AM I HERE” esce vincitrice dall’ascolto come uno dei momenti più saporiti da gustare, e sappiamo che questo tipo di brani è quello che più rischia l’omologazione. L’altra ballata, la finale “Longing” è dolce e passionale, col suo pianoforte delicato, e funziona, ma è più canonica. Altro ottimo episodio è “FIGHT YOUR INNER DEMONS” perché dosa sapientemente strofe e ritornello con equilibrio, inserendo nella struttura atmosferica non troppo dura anche un ponte muscolare, combinando bene insieme gli elementi in una tonicità di base. Gli Abba velocizzati sembrano cantare questa divertentissima “IF WE CLOSE YOUR EYES” che nella sua ecletticità appare davvero azzeccata. “Pain in Me” è un tipico brano Power non personalissimo, ma che è costruito con l’abile comprensione di chi sa come trattare la materia. Anche quando si gioca in maniera più commerciale, in questo caso con “Peace of Mind”, si denota buona presenza, sebbene la performance della voce maschile non sia così positiva (quella femminile entra in gioco nel ritornello), e pur essendo brano minore non è un filler. Nell’anima della band si sentono diverse influenze combinate variamente; non emergono sempre nettamente, ma talvolta ciò avviene come in “Looking for a Hero” che riconduce, almeno in parte, agli italiani Lacuna Coil; avviene nella parte iniziale cambiando stilema nella seconda parte. E poi anche il Power-Folk fa capolino con “Signs in the Sky”, facendo divertire. Un brano come la middle-time “Surrounded” affronta il tradizionale scenario orientaleggiante senza alzarsi sopra la media ma comunque con abile mestiere, anche qui non banalizzandosi; in realtà l’andamento colora la parte centrale con una velocizzazione Power molto energica e solleva ancor di più la già buona espressività. Piana e lineare la frizzante “Already Dead” che rimane un bel pezzo hard nonostante la melodia mezza Pop; si riesce in quello che non riesce  a fare più un gruppo come i Within Temptation.

Sapere gestire un genere inflazionato senza apparire copia è difficile; i Dawn Of Destiny ci riescono, e contribuiscono a rendere fulgida la scena. La band realizza belle canzoni ma aggiunge un sapore particolarmente ispirato, lo si nota da quel qualcosa in più che si percepisce in una musica altrimenti troppo spesso standardizzata. Essi riescono a mettere quel pizzico di personalità negli arrangiamenti, i quali alla fine risultano ricchi, e attenzione, non cesellati inutilmente con tocchi superflui. Sanno amministrare con intelligenza ciò che producono. Non è un combo super-virtuoso, ma è una compagine di musicisti che spara colpi efficaci.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  The beast inside a beauty

02.  It’s my fate

03.  Pain in me

04.  Fight your inner demons

05.  Peace of mind

06.  Looking for a hero

07.  Signs in the sky

08.  Surrounded

09.  Why am I here?

10.  Already dead

11.  If we close our eyes

12.  Longing


Jeanette Scherff - vocals
Jens Faber – guitar / bass
Dirk Raczkiewicz - keyboards
Philipp Bock - drums

 

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