Borknagar

                                                                                                 True North

                                                                                                 Century Media Records

                                                                                                 www.borknagar.com

 

 

Undicesima opera dal 1996. Ormai questa band norvegese è da considerare uno dei gruppi più importanti del panorama Progressive Metal odierno, da mettere nel contenitore che tiene insieme i migliori gruppi Prog della storia. La loro verve, pur contenendo condimenti Black Metal, ha ormai una connotazione ben più ampia e spesso la morbida malinconia o la melodicità ariosa, prendono il sopravvento. In effetti con i Borknagar non si può più da tempo parlare di combo estremo. Tutto è però ben mescolato col folk e con una visione descrittiva di denso peso specifico. E in questa forma caratteriale l’espressività risulta di alta classe compositiva. La formazione è cambiata avendo perso tre membri, ma le velleità artistiche non sono andate perse.

L’album inizia subito con una suite medio-lunga che supera gli otto muniti, “THUNDEROUS”,  in grado già di portare l’ascoltatore verso sensazioni passionali, con note che conducono a paesaggi aperti, e anche se c’è la parte in growling, l’essenza generale del brano è sognante. Invece “UP NORTH” aumenta tono e ritmo, ma con un senso più pulito, e con una orecchiabilità più esplicita, in grado di evocare altra vibrante magia, con una piccola vicinanza musicale ai Deep Purple (anche grazie al tessuto tastieristico alla Lord). Due ottimi episodi, entrambi senza assoli, ma così pregnanti da essere del tutto esaustivi. E’ “LIGHTS” il momento più accessibile dell’album, con la sua linea melodica che in qualche modo si rifà ai Blue Oyster Cult, in un afflato più Hard che Heavy, realizzando però una delle cose più gustose del full-length. Un brano come “INTO THE WHITE” si situa completamente dentro l’alveo Prog, e c’è un accenno epico, come c’è epico anche in “The Fire that burns” sebbene quest’ultimo sia conformato in modo più classico. La ballata del disco è una toccante “WILD FATHER’S HEART”, scritta dal chitarrista Brun, in ricordo del padre  deceduto, che ha delle evanescenze un po’ adiacenti allo stile degli Yes; lontanissima dal genere Black. C’è un generale senso di morbida estasi nell’album, e anche pezzi che sembrano voler partire con una certa ruvidezza, poi invece rivelano passaggi acustici o assoli assolutamente non ostici; è il caso di “Mount Rapture” dove le variazioni sono dello stesso tipo delle altre tracce pur avendo una oscurità di fondo. La maggior durezza è invece presente in “Tidal”, ma anche qui vi sono iniezioni di lucido suono melodico. In effetti nessun brano è del tutto pesante. La conclusione è fornita dall’enfatica “Voices” che è particolarmente evocativa, questa realmente rarefatta e nordica, un po’ ripetitiva ma comunque efficace.

Ci sono suoni e sensazioni già vissuti in passato nei loro lavori, ma senza però che questo determini calo valoriale. I brani non contengono quasi mai limitazioni strutturali, e alzano o abbassano la tensione sempre reagendo con modificazioni dinamiche. La band rimane uno dei punti di riferimento più personali del mondo metal; essa possiede la capacità di intessere trame sempre fascinose, tra il tonico ed il cullante, e oggi con una sensibilità più chiara e meno misterica rispetto al passato. Diciamo che questo album è meno algido del loro standard, meno norreno potremmo dire, più in qualche modo relativamente caldo; insomma si esplicita meno durezza metal. I tappeti sonori amalgamano il songwriting senza confusione e senza appiattimento, dando risalto alle linee melodiche che rimangono nettamente riconoscibili e seguibili. C’è un filo conduttore anche se i pezzi mostrano una certa diversità di attitudine. Opera d’arte, come al solito.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Thunderous

02.  Up North

03.  The Fire that burns

04.  Lights

05.  Wild Father’s Heart

06.  Mount Rapture

07.  Into the White

08.  Tidal

09.  Voices

 

Lars A. Nedland – vocals / keyboards

I.C.S. Vortex – vocals / bass

Øystein G. Brun – guitar

Jostein Thomassen – guitar

Bjørn Dugstad Rønnow - drums

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