Kobra And The Lotus

                                                                                            Evolution

                                                                                            Napalm

                                                                                           www.facebook.com/KobraAndTheLotus

 

 

La band canadese ha ormai raggiunto il suo standard stilistico non volendo più separarsi dalle due caratteristiche espressive principali di Heavy e di Gotico, in una estetica che ha ottenuto lo scopo di essere fruibile ad un pubblico più ampio di quello iniziale, grazie ad una esternazione più accessibile, senza perdere il carattere tonico.

I due album precedenti (“Prevail” I e II, rispettivamente del 2017 e del 2018) sono da considerare quelli del cambiamento, quelli che inserirono una volontà più alla moda, e adesso la discografia è divisa in due con i primi tre più Heavy Metal e con i secondi tre (di cui questo fa parte) più accattivanti. Nessun demerito, solo una abilità a saper costruire una nuova storia, poi diventa solo una questione di gusti. Di certo il gruppo è prolifico, avendo prodotto sei capitoli in solo dieci anni, e senza infilare fallimenti compositivi. Naturalmente non tutto può essere considerato geniale, ma sicuramente questa è una delle realtà nordamericane più convincenti nel panorama metal contemporaneo.

La title-track “EVOLUTION” contiene l’anima Heavy dei primi tempi della band, con una verve lirica della voce della singer, piena e sentita; uno dei pezzi migliori del lavoro e con una potenza coniugata in maniera raffinata. E come a voler ricordare l’essenza primigenia della band, inizio e fine del full-lenght posseggono una liricità simile nella accoppiata rifffica-vocale, ed infatti “IN THE END”, a cui è affidata la conclusione del disco, corre con una ritmica cavalcata che imprime solidità anche se poi si aggiunge una emotiva evocatività costruita su una alternanza duro-soffice. Il resto del lavoro è più attuale e lascia che appunto si sia più catchy. “WE COME UNDONE” risulta un pezzo ficcante anche se appare non sufficientemente ampliato, dando la sensazione che sarebbe potuto evolvere con maggior cognizione di causa.

Pezzi come “Burn!” e “Wounds”, senza perdere forza in carattere, gestiscono una commerciabilità che non abbandona però lo spirito di band metal. L’album viene impostato con uno spirito meno serioso del solito, e infatti dentro la lista delle song troviamo due tracce divertenti come “THUNDERSMITH” e “Get the f*ck out of Here”, tracce, soprattutto la seconda, che hanno la tipicità dei brani rock di Pink. La melodicità di questo combo è piuttosto esplicita ed una ballata come “Wash Away” non ne è che la conferma; non è del tutto personale, ma contiene comunque un riuscito afflato passionale che, ascolto dopo ascolto, sa afferrare l’ascoltatore.

La vocalità del canto è altamente personale anche se talvolta fa il verso, ben impostato e fascinoso, alla Emy Lee degli Evanescence; altrimenti si elicita con una impronta virile che rende la band immediatamente riconoscibile. La scelta spesso è quella di alternare strofe dure a ritornelli morbidi e suadenti, o comunque di inserire ponti melodici; ciò spezza l’energia dei brani ma ci guadagna in malìa. Di sicuro è una interpretazione bellissima quella di Kobra Paige, che continua a regalare la qualità cui ci aveva abituato. Grande attenzione viene posta nella ricercatezza nella diversificazione strutturale, pur nella semplicità, e con un arrangiamento ben dosato. I riff sono moderni mentre gli assoli, purtroppo pochi, si legano maggiormente alla tradizione Heavy Metal. La capacità dei musicisti di saper trovare le giuste soluzioni di scrittura rende onore anche ai pezzi minori senza che essi possano annoiare, ma da qui a considerare questo un grande album ce ne vuole. Forse anzi questo è il peggiore lavoro della band, che brilla grazie al fatto che i Kobra sono bravi, ma che offre una raccolta di canzoni che non possono stare alla pari della loro stessa discografia. Non c’è una caduta dal piedistallo dato che l’album è buono e funziona, ma si evidenzia una flessione artistica percepibile. Il piacere dell’ascolto è comunque indiscutibile, e per questo infatti continuo ad ascoltarlo. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Evodem

02.  Evolution

03.  Burn!

04.  We Come Undone

05.  Wounds

06.  Thundersmith

07.  Circus

08.  Wash Away

09.  Liar

10.  Get the Fuck Out of Here

11.  In The End

Kobra Paige – vocals
Jasio Kulakowski – guitar
Ronny Gutierrez – guitar
Brad Kennedy – bass
Marcus Lee – drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione