In Mute

                                                                                                         Chaos Breeder

                                                                                                        Art Gates Records

                                                                                                        www.facebook.com/inmuteband 

 

 

Potenza e cattiveria non mancano a questa nuova uscita (terzo full-lenght dal 2009) della band spagnola. Un occhiolino al Metalcore viene strizzato con una ripetizione di alcune frasi melodiche non in growl, anche se non melense. Ciò diminuisce il tasso di intransigenza e ne ammorbidisce la carica. Rimane prepotentemente e positivamente un combo di Death Metal, ma la parziale virata non depone a favore del gruppo.

La prima traccia “Just(ice)”, non molto interessante, presenta già però la caratteristica tecnica moderna nel suo riffing che caratterizza l’intero album. E anche la seconda “Beautiful Disaster” non riesce a farsi più interessante, anzi è ancora più canonica. Anche la title-track “Chaos Breeder”, per quanto migliore delle due di apertura, non riesce a dare niente di particolarmente ficcante a parte un limpido assolo di chitarra, questo davvero gustoso sebbene in contrapposizione all’atmosfera del disco, avendo una’anima solare.  Il registro cambia in altri episodi partendo da una più che dinamica “Beyond Death” che sa farsi intrigante grazie ad una ritmica guizzante, e quando viene infilata una melodia la sonorità rimane intrigante.

 La migliore espressione della loro ispirazione artistica è però rappresentata da una cadenzata “ECCE TORMENT” che possiede una cupezza accattivante inserita in un contesto molto fluido; questo è anche uno dei momenti in cui le vocalizzazioni, sia in growl, sia in screaming, che melodiche e corali, funzionano meglio. Altra notevole performance è offerta da una “DEPTH OF SUFFERING” pregnante, che presenta una oscurità che si alterna a malinconiche voci melodiche; i cambi di ritmo sono un valore aggiunto ben confezionato. Il pezzo davvero classico, dove i musicisti decidono di soprassedere sul riffing elaborato, e però contemporaneamente riuscito nella sua semplicità, è “Calibrated Face” il quale colpisce in puro Death style, compatto e diretto. L’ascolto termina con una piacevole “Unhallowed Divination” che cede molto al Metalcore, dando un buon frutto grazie ad un caricato andamento emozionale; nulla di miracoloso, ma taglio ben strutturato. 

Rispetto all’ottimo precedente “Gea” del 2017, questo nuovo lavoro si presenta meno fulgido, confermando la difficoltà a superare il valore di quello, troppo alto per essere facilmente eguagliato. Qui il growling della nuova singer è troppo monolitico rispetto a quello della fuoriuscita Steffi, anche se in alcuni pezzi sa dimostrare abile valore esecutivo.  Il drumming è meno arrembante che in passato, ma è perfettamente centrato in tutti i pezzi. Si sente la mancanza di assoli che possano ampliare il lato tagliente del suono. L’insieme dell’opera è meno duro rispetto a ciò cui ci aveva abituato la band, ma non sempre ciò è un male, solo che il songwriting talvolta cede ad una certa povertà estetica.

L’urgenza emotiva è mediata da una certa inflessione più meditata che, se ben pensata, risulta efficacissima; se invece viene semplificata appare leggermente banale. Questo dualismo è l’anima del disco, pur mantenendo un livello valoriale di buona fattura. Gli In Mute non sono mai caotici, la loro attitudine costruttiva e perfettamente delineata e i suoni curati. A questa modalità si aggiungono le suggestioni, esse ci sono ed è ciò che conta e che fa permanere la band tra le migliori realtà attuali nel genere suonato. Non è più una band intransigente come prima, il lato melodico è stato ampliato pur senza senza esagerare ed è stato eliminato quel piccolo respiro prog che era minimale ma utile a colorare le percezioni. Una serie di cambiamenti che non piaceranno a tutti ma che non creano un passo falso, anche se secondo me è venuta meno anche parte della propria personalità.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Just(ice)

02.  A beautiful Disaster

03.  Beyond Death

04.  Ecce Torment

05.  Depth of Suffering

06.  Calibrated Face

07.  Chaos Breeder

08.  Unhallowed Divination

 

Vanja Obscure  - vocals

Cristobal Galán - guitars

Mike - guitars

Pedro Saz - bass

Adrián Perales - drums

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