Algebra

                                                                                                  Pulse ?

                                                                                                  Unspeakable Axe Records

                                                                                                  www.facebook.com/Algebrathrash

 

 

Dalla Svizzera arriva questo terzo album di classico Thrash che però sa donare una particolare fisionomia alla musica che suona. E’ un’anima che predilige le sensazioni scure rispetto agli attacchi virulenti. Ciò nonostante è musica dura, dura ma non chiusa in uno schema superficiale; anzi la ricerca di una raffinatezza compositiva alza il loro tasso creativo. Attenzione, non si tratta di raffinatezza che cerca il cesello, è più una attenzione ideativa, poi costruita con suoni basilari, senza effetti, ma andandoci giù di chitarra e di batteria in maniera tradizionale, infilando le varie ispirate parti in una linea logica .

La traccia “Inner Constraints” appare di base punkeggiante. La seconda “ADDICTED TO AUTHORITY” invece si getta del tutto nella verve Thrasheggiante, per quanto la chitarra usi più una dinamica Heavy tradizionale, compreso il magnifico assolo. Le opere d’arte in questo full-lenght sono due; una è “DIGITAL MASTER” che scivola fluida, adattissima in sede live; l’altra è la più evocativa “QUANTUM GOD” che inizia morbida, quasi progressive, e poi scatta all’improvviso in modo pesante eludendo l’idea prog accennata; volendo però regalare un momento dinamico.

Anche altri brani fanno scherzi sonori, infatti un inizio come quello di “Hateful Source” fa credere che si sia cambiato genere, tanto sembra Iron Maideniano, invece uno stacco del tutto opposto fa ritorno alla secca andatura thrash; ma poi dentro si trovano altre escrescenze strane che vitalizzano il pezzo. Velocità e tempi medi si alternano in “Simulated Mind”, episodio alla Slayer, il quale funziona soprattutto per il bel riff, e la sua quadrata presenza è l’esempio di quanto il gruppo  abbia ben compreso la lezione su quale forma deve  avere un pezzo per essere efficace. Stessa cosa avviene nella più intrigante “MANIPULATED SOUL”. Insomma la tenuta dei pezzi è totale sia che si divertano a inserire passaggi estroversi, sia che decelerino per incrostarsi di nervosismo.

Bella atmosfera filtra dalla dark “CONCRETE JUNGLE” in cui troviamo una interessante interpretazione vocale, più intimista e moderna.Realizzare un brano da otto minuti può essere un inciampo, ma la band non sembra farsene un problema ed infatti se la cava alla grande con la title-track “Pulse”, che racchiude in sé la simbologia concettuale di tutta l’opera, aggiungendovi una piccola briciola di Nu Metal nel cantato, anche se la parti strumentali sono molto solistiche ed ancora una volta parecchio Heavy Metal invece che Thrash.

Il Thrash qui suonato è sporcato di Punk-core, ciò dovuto soprattutto alla vocalità roca e polverosa del cantante che riesce, nonostante la poca potenzialità di virtuosismo a caratterizzare in modo differente i pezzi con le linee vocali. Infatti egli non è in grado di modulare le tonalità, eppure la sua espressività non è monolitica. Se la voce sembra povera, la tecnica strumentale e compositiva è invece alta. I riff sono scorrevoli e anche quando si usa la velocità non cercano di graffiare selvaggiamente, si sceglie piuttosto il muro corposo; inoltre avviene spesso che le avanzate riffiche si alternano a suoni chitarristici dalla distorsione più morbida. Anche le dissonanze, usate con grande senso estetico, fanno la loro parte, per quanto non invadenti, centellinate con gusto.

Accompagnata da un bellissimo dipinto in copertina,  questa pubblicazione riesce a interessare in ogni passaggio, Talvolta sembra che la band abbia nelle atmosfere qualcosa del lato Thrash dei Necrodeath, in effetti la loro verve non è scoppiettante e allegra come quella degli Anthrax, pur avendo talvolta angolazioni americaneggianti. Manca un pizzico di aggressività in più, ma la loro valenza sta nella variabilità strutturale e ritmica che compensa bene ciò che manca in furia. Le varie diversità estetiche che si intrecciano non ne fanno una band eclettica, anzi, il tutto è costruito con netta corposità e unità, scevro da stranezze. La loro bravura sta proprio in questa mescolanza coerente. Ascolto interessante.

Roberto Sky Latini

 

01.  Ego Destroyer

02.  Inner Constraints

03.  Addicted to Authority

04.  Digital Master

05.  Simulkated Mind

06.  Manipulated Soul

07.  Prelude to Hate

08.  Hateful Source

09.  Concret Jungle

10.  Pulse

11.  Dead Embryonic Cells (Sepultura cover)

Chaos Edy – vocals / guitar

Phil Void – guitars

Mat Jass – bass

Tony Sharp - drums

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