Andy McCoy

                                                                                            21st Century Rocks

                                                                                            Ainoa Productions

                                                                                            www.andymccoy.com

 

 

Il cantante Michael Monroe ci ha abituato alla sua fantastica verve Street Metal rinverdendo un suono appositamente sporco ed energico. Ora tocca al chitarrista McCoy della stessa band d’origine, e lo stile non si discosta dalla loro tradizione, cioè dalla tradizione della band finlandese Hanoi Rocks da cui provengono entrambi. Il loro gruppo negli anni ottanta portò il loro paese ad avere una band degna dell’Hard Rock inglese e americano. La carriera solista di Monroe conta all’attivo ben undici album, mentre McCoy si ferma a sei, e diciamo che il livello compositivo di quest’ultimo è leggermente inferiore a quello del cantante, ma alla fine anche questo lavoro 2019 funziona molto bene e diverte assai. Anzi, proprio l’aspetto funny è quello più incisivo.

Si inizia con lo Street Metal tramite un riff alla Kiss (ricorda quello di “Strange Ways” anche se la velocità qui è maggiorata) nella prima traccia che è la title-track “21 st Century Fox” e dove la leggerezza pimpante presenta l’essenza di tutto l’album. In una gustosa “UNDERTOWN” alla Dire Straits, con una voce che sembra quella di Michael Stipe degli americani R.E.M., troviamo uno dei pezzi migliori del full-lenght; quando sopraggiunge l’ottimo ritornello la voce vira verso quella di Jesper Binzer dei danesi D.A.D. e c’è poi un assolo di sassofono che sminuisce il pezzo apparendo troppo breve e scontato. Altra traccia ottimale è “SEVEN SEAS”, dove, come in quella precedente, il momento migliore è nel ritornello (l’inizio del cantato sembra quello della canzone “Grease”); ed è forse l’episodio che più ricorda lo stile di Alice Cooper ma anche quello del Bowie di Ziggy, voce compresa.

C’è anche spazio per un ritmo rock’n’roll/blues alla Status Quo in “Battleram”. Lo spazio viene dato anche ad una salsa sudamericana con l’effimeria “Maria; Maria”, sebbene il cantato non sia proprio catchy fino ad un ritornello però edulcorato; la trovata è giocosa e non stona nel contesto anche se non mi fa venire voglia di riascoltarla. Lo Street Metal con sleaze incorporato è portato da una poco interessante “Bible and the Gun”, che si lascia ascoltare solo grazie ad un assolo piacevole. Anche la ballata “Hunger” fa subito sentire note strumentali iniziali che pare già di aver conosciuto, solo che quelle originali sono ben più dure e quindi non arrivano subito in mente, ma sono le prime note del cantato di “Killers” degli iron Maiden; una song orecchiabile ma dell’idea di non farsi prendere la mano da una estetica laccata. Le sofficità sono messe vicine e subito arriva il countryfolk alla Rolling Stones di “Give a Minute, steal a Year”. Reggae o funky, la calda “Love it Loud” all’inizio spiazza, invece risulta una delle cose migliori nel suo essere un po’ Springsteen, sebbene paia non evolversi abbastanza.

Esce uno spirito sudicio e sudato dalla Aerosmithiana “SOUL SATISFACTION”, che tira fuori quel modo classico di fare Hard Rock il quale si lega alla tradizione più provocante del mondo rock. Sax piacione nella easy-listening “Gimme Time” dove anche qui sembra di ascoltare qualcosa di già sentito, è la sensazione che dà il ritornello. Più duri si diventa con l’ultima traccia “This is Rock’n’Roll” ma la bella tirata 4/4 si spezza in un ritornello tipo anthem, rovinando parzialmente l’energia sprigionata, mentre sul finale mantenere la velocità anche durante lo stesso ritornello appare vincente; sembra una song cattiva, ma invece se fosse limata nei suoni apparirebbe vicina alle idee dei primi Blue Oyster Cult.

Siamo alle prese con un Hard Rock’n’Roll che si rifà ai Rolling Stones per sound, ma anche ad Alice Cooper per l’afflato teatrale. Avviene più volte che i giri di note o parti delle melodie siano molto simili a pezzi famosi, come prese da altre canzoni della storia rock, ma l’insieme è così alterato da uno spirito ludico, che viene a farsi molto personale e anche originale.  La voce roca è particolare e non si pone come performance precisa e perfettamente costituita; anzi, spesso si lascia andare a trascinamenti cantati che appaiono improvvisati e spontanei. Mc Coy si diverte, niente fa pensare che per lui sia stato un dovere o un impegno di lavoro. La musica scorre piuttosto rilassata anche quando ritmata, anche troppo, ma così bene giocherellata da rendere l’effetto estremamente ricreativo. Ecco, più che creativo appare “ricreativo”. 

Roberto Sky Latini

 

01.  21st Century Rocks

02.  Undertow

03.  Seven Seas

04.  Battleram

05.  Maria Maria

06.  Bible and the Gun

07.  The Hunger

08.  Give a Minute, Steal a Year

09.  Love it Loud

10.  Soul Satisfaction

11.  Gimme Time

12.  This is Rock’n’Roll

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