Black Mamba

                                                                                                          II

                                                                                                          GMR Records

                                                                                                          www.blackmambaofficial.com

 

 

La band italica Black Mamba sforna, dopo due anni dal primo, un nuovo full-lenght e passa da essere un trio ad una formazione a quattro, senza aggiungere una seconda chitarra, ma, visto che a lasciare è stata la frontwoman Irma Mirtilla dedita a due situazioni, cioè voce e chitarra, ora abbiamo due persone al posto di una che si dividono i compiti: una appunto alla sei corde e una al microfono. L’ex componente era in gamba, per cui oggi si ascolta l’album con un orecchio teso a carpire anche se ciò sia stato un miglioramento od un peggioramento. Fermo restando che c’era solidità tecnica ma non estremo virtuosismo, il cambio non ha danneggiato alcunché dei reparti e ascoltiamo quindi solo il valore, ed esso c’è, che questo nuovo lavoro ci invita a godere.

La tipologia delle composizioni di “Heritage” del 2017 avevano una verve di stampo moderno, proveniente dagli anni novanta, con solo una spolverata di distorsione hard che allacciava il combo anche a sonorità anni settanta. Qui invece siamo ad un livello che preferisce perdere parte della contemporaneità per aumentare la percentuale di inflessioni del lontano periodo hard-rock. Non è una direzione presa in modo totale, a volte si ritorna ad un rock meno hard, e quindi la personalità non è del tutto cambiata dal lavoro d’esordio. La distorsione è più tonica rispetto al debutto ma non violentemente aggressiva. Come a voler dimostrare appunto il loro lato hard, l’album si apre con la strumentale “Duck Surprise” che ne ha tutte le caratteristiche, con un riff energico in un senso di cavalcata classico del tipo sfruttato dalla maggior parte dei gruppi heavy metal. Il gruppo è spesso orecchiabile ma mai davvero catchy, sembra che cerchi di stare lontano dalla superficialità.

La seconda traccia “OVER A THOUSAND TIMES”, un vigoroso rock duro, nella sua brevità di nemmeno tre minuti presenta sia un bel groove col basso che un assolo chitarristico, risultando del tutto esaustiva. Il lato commerciale, ma non pop, si evince da una fluida “NIGHT FLIGHTS” che rockeggia in modo leggero come quel mondo glitterato di fine anni ’70, per uno spirito sbarazzino alla Cheap Trick. Anche “MONSTERS” fa parte delle song migliori, con la sua espansione canora un po’ alla Foo Fighter. Ancora più hard l’incombente “YOUR GIFT TO ME”. Ed ecco un bel rock’n’roll con “High class in borrowed Shoes”, non tiratissimo prediligendo la raffinatezza compositiva, ma comunque adatto ai concerti. Affascinante il sound di “WARRIOR part 1”, che omaggia le sonorità dei Led Zeppelin acustici con questa song dalla magica e rarefatta atmosfera; meno efficace il lato duro della stessa con “Warrior part 2”. Uno dei brani minori è “Natural born disaster” in quanto si è sprecata l’occasione di imprimergli una maggior frizzantezza e la possibilità di sviluppare una parte solista che il pezzo sembra voler chiamare a gran voce, e che invece è strizzato in sole due battute (magari dal vivo si potrebbe rimediare); alla fine diventa un pezzo un po’ monotono. La cover dei Kiss è divertente, ma non indispensabile (ma io me la godo come si deve dal vivo visto che sono stato Kissomane in gioventù).

La chitarra ama gestire più i riff che gli assoli, ma il rifframa scorre bene senza legnosità permettendo al songwriting di essere disinvolto. Il basso è ancora un personaggio centrale sia nella sua abilità a favore della corposità,  compattando il tutto, sia nei suoi momenti solisti; è elemento dal carattere forte, personaggio importante della loro musica e, sì, nel suo caso si può ben parlare di essenza virtuosa. La voce è ben tonica e dà un senso di seriosità, non volendo quasi mai far passare attitudini allegre; se Mirtilla in alcuni appariva più decisa e sicura, con la sua performance anche Martina Cori dimostra di avere comunque le giuste qualità per proseguire la strada rockettara intrapresa.  Non è musica da classifica italiana, e infatti sembra che i Black Mamba siano apprezzati di più all’estero. Per me vale la pena che essi insistano, senza però abbandonare la propria personalità che oscilla fra l’antico e il moderno. Ho visto una bella impostazione anche nel primo album, e questa versione nuova è valida grazie al fatto di avere ancora in embrione quell’anima. Non condivido la presentazione che accompagna l’album secondo cui il rock contemporaneo sia sterile; i Black Mamba con l’esordio avevano testimoniato che era possibile essere personali anche in quell’ambito. In conclusione meglio oggi o ieri? Mi sento di affermare che i B. Mamba sanno il fatto loro e che entrambi i lavori sono maturi ed equilibrati. 

Roberto Sky Latini

01.  Duck Surprise

02.  Over a thousand Times

03.  Natural born Disaster

04.  Night Flights

05.  Watch Me when I fail

06.  Monsters

07.  Detroit Rock City  (Kiss cover)

08.  Your Gift to Me

09.  High Class in borrowed Shoes (Bonus Track)

10.  Warrior part 1

11.  Warrior part 2

 

Martina Cori – Vocals

Alexandra Maiolo – Guitar

Cecilia Nappo – Bass

Federico Maragoni – Drums

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