Sacred Reich

                                                                                               Awakening

                                                                                               Metal Blade Records

                                                                                               www.facebook.com/sacredreichofficial

 

 

Un buon gruppo, senza dubbio, ma che fa parte della squadra di quelli minori, anche se il loro nome è divenuto abbastanza rappresentativo di un certo periodo musicale, che va dalla fine degli ottanta all’inizio dei novanta. Il loro è un thrash non tiratissimo, duro ma non incandescente, con un groove che lo avvicina a certi Pantera. Con la formazione non del tutto originaria, esce questo quinto full-lenght dopo ben 23 anni dall’ultimo singulto del 1996, quell’ “Heal” che va considerato un buon respiro ma non così ossigenato. Anche qui vi sono fiammate ben calde, ma la media del lavoro, pur divertente, non è così fortemente eccitante. E’ bello ritrovarsi comunque tra le mani una band di vecchia data, che sa portare alle orecchie, in maniera sufficientemente adeguata, arie del passato.

La prima traccia, la title-track “Awakening” è un po’ statica, meglio va con la veloce “DIVIDE & CONQUER”, che non inventa niente ma scalda perfettamente l’ascoltatore. Come lei anche “Manifest Reality” imprime accelerazione violenta, con una verve più intransigente, anche se ricorda molto chiaramente il thrash dei Metallica di “Kill’em All” mancando quindi di vera personalità. Invece la forza cadenzata e meno irruenta di “SALVATION” appare più significativa, incombente e tonica, ma con una melodia più rotonda e una rockitudine americaneggiante che ne valorizza l’atmosfera. “Killing Machine” alleggerisce il passo Thrash per farsi Groove alla Pantera pensando ai vecchi, e alla Adrenaline Mob pensando a realtà più attuali; brano fatto bene pur rimanendo nella media valoriale del panorama di genere. Mentre quando arriva “Death Valley” sembra di stare in un disco dei Black label Society, e infatti la song possiede anche dei gustosi momenti solisti che ricordano Zakk Wylde. Veramente accattivante la sfuriata metal-punk di “REVOLUTION” che ricorda il periodo in cui il punk si ibridava inserendo assoli e una struttura meno urlata. Da cancellare “Something to believe” che nonostante un basso intrigante, è assolutamente derivativo; con un giro di chitarra che scopiazza persino gli Iron Maiden di “The Prisoner” del 1982.

L’ugola calda è sempre valida e particolarmente riconoscibile, essa continua a risultare il vero valore della band. L’arrangiamento non è corposissimo, invero un po’ freddo con chitarre ritmiche non sempre sferzanti; inoltre consiste in una non piena riuscita tecnica della registrazione lasciata scorrere in modo molto basilare. Certamente non va considerato un album debole, ma neanche così prezioso, se consideriamo che sia gli Overkill che gli Annihilator degli ultimi tempi sono apparsi più eccitanti. Questo è un disco che infila un po’ di varie ispirazioni senza cadere nel plagio, però non c’è nulla di nuovo sotto il sole ed inoltre non sempre il songwriting riesce ad farsi indimenticabile. Sembra un lavoro di vecchi che sanno come si fa e che vogliono divertirsi, ma che hanno perso lo smalto della giovinezza; è come un antico blues che porta nostalgia, ma non sorprende più. E’ in questa ottica che vale la pena di lasciarsi andare all’ascolto. Vale la pena lasciarsi trasportare in un mondo che è anch’esso ormai da considerare vintage sebbene ci sia ancora in giro l’illusione che il sound con questo tipo di retroterra groove sia moderno. E’ un disco verace anche se non del tutto fresco. I Sacred Reich si sono svegliati troppo tardi per il mercato, ma divertiranno ai festival metal senza dubbio.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Awakening

02.  Divide & Conquer

03.  Salvation

04.  Manifest Reality

05.  Killing Machine

06.  Death Valley

07.  Revolution

08.  Something to Believe

 

Phil Rind – vocals / bass

Wiley Arnett - guitars

Joey Radziwill - guitars

Dave McClain - drums

 

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