Twilight Force

                                                                                                         Dawn of the Dragonstar

                                                                                                         Nuclear Blast

                                                                                                         www.facebook.com/twilightforce

 

 

Power Metal sinfonico senza se e senza ma. Un terzo album dal 2014 per questa realtà svedese che si rifà certamente alla stilistica italiana, pensando ai Rhapsody Of Fire, ma soprattutto seguendo la melodicità più solare dei Trick Or Track. Quindi sinfonicità pompata come i triestini ma carattere power gestito come i modenesi. Non ha alcuna oscurità nella sua espressività, anzi deriva principalmente dall’Happy Metal, con grande attenzione all’espansività virtuosistica, sia vocale che strumentale. Nella loro passione sonora si evince quella per le colonne sonore e per le esposizioni fantasy, ma anche per i cartoni animati, e l’energia metal spesso si addolcisce con suoni più morbidi o scintillanti tipo brillantini da festa, ma mai festicciola, anzi grande enfasi e grande atmosfera, per una grande band.

Un bel gruppo dinamico di 5 pezzi rassicuranti perché situati dentro la struttura classica di questo tipo di sound, tra cui la title-track “Dawn of the Dragonstar” che apre l’ascolto e la quasi disneyana “Valley of the Vale”. Questi i minori, ma non riempitivi; mentre i migliori episodi sono quelli con l’essenza leggermente più complessa o quelli un po’ meno allegri. Sicuramente il più alto in vetta è la sinfonicissima “WITH THE LIGHT OF THE THOUSAND SUNS” di quasi sette minuti, che inizia con una parte orchestrale e lirica maestosa, per poi procedere con cambi di ritmo che sottolineano una bella linea vocale dal potere epico narrativo, aggiungendovi infine un assolo ficcante. Però a proposito di assoli, quello di “WINDS OF WISDOM” è meraviglioso e vince su tutti, è in effetti il più bello dell’album, per un pezzo meno regale eppure fresco ed eccitante, sebbene il ritornello si avvicini troppo a quello di “Cloudrider”, anno 2016, dei Trick or Treat (non è comunque uguale). Appunto la minore leggerezza di “HYDRA” ne fa uno dei momenti più intensi ed introspettivi; sia chiaro, lo stato d’animo festoso della band è un valore artistico a tutti gli effetti, e ridurne il tasso non sarebbe stato giusto vista la bravura in tal senso, e del resto “Hydra” non è pura oscurità, ma testimonianza di come il gruppo sappia avere anche altri atteggiamenti compositivi.

La Power-song per eccellenza è invece “NIGHT OF THE WINTERLIGHT” che ha sì la forma consueta del pezzo classico, ma è così azzeccata nella melodia che fa parte del meglio di questo album. E poi arriva il senso nipponico di “BLADE OF IMMORTAL STEEL” che possiede davvero il fascino dell’estremo oriente coniugato con abile eleganza da chi non può che avere una visione profonda della musica, ciò appare evidente da come è stata gestita l’elaborazione di questo senso orientale; ma ci troviamo al cospetto di una lunga suite di dodici minuti e mezzo con un assolo di ben 3’ e 25”, che dà l’idea dello stato d’animo di un combo che non ha intenzione di avere cautele, rischiando anche l’esagerazione, sentendosi in grado meritatamente, come dimostrato, all’altezza di gestire i propri mezzi; la parte soft ricorda parzialmente il lato più morbido degli X Japan, chissà se la band ne è consapevole.

E’ anima metallica iconica, nel senso che assume le caratteristiche più evidenti del genere che suona, ampliandolo e sfruttandolo al massimo. In questa attitudine si hanno canzoni molto riuscite, dal songwriting intelligente con una marcia in più, sopra la media, e canzoni canonicissime, molto tipiche e tradizionali, ma sempre costruite bene e luminosamente efficaci. In effetti l’album non risente mai di cadute toniche, vivendo ormai come band matura e in grado di sistemare ogni ingrediente nel punto preciso, creando feeling potente e dal sicuro appeal. Nello stesso tempo non appare quale musica realizzata a tavolino, ma anzi molto spontanea, nonostante la cura maniacale dei vari passaggi. Se la sezione ritmica non si accontenta di dare solo velocità.

Le parti solistiche delle chitarre hanno dalla loro una tecnica ben lontana dall’essere fredda, sapendo implementare con maestria emozionale virtuosismi mai fini a se stessi. E la voce è una immenso bacino di modulazioni che raggiungono con gli acuti una misura di rilievo (in questi casi si teme per le performance dal vivo). La presenza di un sempre eccellente Alessandro Conti (che prende lo pseudonimo di Allyon) cantante degli stessi Trick Or Treat, li italianizza parecchio, ma oggi i Twilight Force sono l’eccellenza di questo genere e con indiscutibile sostanza.

 Roberto Sky Latini

 

01.  Dawn Of The Dragonstar

02.  Thundersword

03.  Long Live The King

04.  With The Light Of A Thousand Suns

05.  Winds Of Wisdom

06.  Queen Of Eternity

07.  Valley Of The Vale

08.  Hydra

09.  Night Of Winterlight

10.  Blade Of Immortal Steel

 

Allyon – vocals

Lynd – guitars

Aerendir – guitars 

Blackwald – keyboards / violin / cembalo

Born – bass

De’Azsh - drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione