Hammerfall

                                                                                                                   Dominion

                                                                                                                   Napalm Records

                                                                                                                   www.hammerfall.net

 

 

Il nuovo album della band svedese è perfetto per essere un disco didattico. E’ costruito con lo stilema base dell’heavy Metal, con tutte le sfaccettature più classiche del genere. Ma non è da considerare un lavoro banale perché le song hanno il giusto appeal e anche in questo diventa l’esempio scolastico di come va affrontato il tema dal punto di vista dell’attitudine e quindi dello spirito, sebbene talvolta andrebbe impressa maggiore energia. Un full-lenght che sarebbe da consigliare a chiunque sia a digiuno di questo tipo di musica. La cosa sembra ironica, ma vi giuro che è così, è tonicamente esplicativo.

La prima traccia “NEVER FORGIVE, NEVER FORGET” ha la bontà di divertire col suo 4/4 Power all’inglese, e col suo ritornello che si stampa subito in testa. Il Power di stampo scandinavo è invece segnato da “SCARS OF A GENERATION”, più pulito e melodico. La cadenza ritmica di “DOMINION” è tarata verso l’epicità, e prende un po’ dalla verve dei Saxon. Ancora più Saxonica è invece “(We make) Sweden Rock”, e fa vedere com’è che si deve realizzare un inno metal (in questo caso con la parola “rock”, del resto non dimentichiamoci che il metal è rock).  Anche “One Against the World” col suo ritmo middle-time, la sua vena melodica e il ritornello molto orecchiabile, fa riaffiorare il lato epico; poi viene infilato un assolo Iron-Maideniano che sottolinea ulteriormente l’essenza tradizionale che aleggia in tutto il disco.

Un riff come quello di “Testify” è quanto di più canonico ci possa essere, legandosi al tipico rifframa degli anni ottanta; è un pezzo che prende l’ispirazione dalle bordate Judaspriestiane e fa assaporare una chitarra solista come si deve. Ed ecco anche la docenza sul come si esprime una canzone-ballata con “Second to None”, tipica escrescenza soft della band heavy di medio calibro che al tempo delle vere vendite di dischi cercava il singolo strappalacrime da classifica; è venuta bene e di questo accontentiamoci. Quando batte il colpo la pesantezza di “DEAD BY DAWN” la tipicità è quella teutonica alla Accept e con questa stoccata la lezione può dirsi conclusa. Le ultime quattro tracce (un caso che le peggiori siano tutte lì raggruppate) vanno considerate minori, queste sì, un po’ troppo scontate. Giusto segnalare la finale “And Yet I smile”, anche se anch’essa fra le meno buone, dato che continua l’ora di lezione esprimendosi con un suono che la fa mezza folk metal, anche se, più che metal, sembra del genere cantato dagli Uriah Heep.

Undicesimo episodio della discografia del gruppo, che colpisce in maniera adeguata l’ascoltatore senza inventare nulla, ma neanche apparire scontato. Aveva ragione il leader Dronja nelle interviste: questo è un disco al 100% Heavy Metal, il quale è riuscito a dare il senso originario della fratellanza metallica e a rinfrescare quella sensazione di appartenenza. C’è un uso piuttosto comune di cori virili che rendono più maschia una vocalizzazione generale, data la voce del singer che non è mai stata cattiva o aggressiva, avendo un tono molto limpido e aperto. C’è una chitarra standard ma efficiente, e spesso anche ficcatamente efficace; c’è una sezione ritmica che martella dura e che sostiene a dovere il songwriting. Nella ballata c’è un pianoforte utilizzato con la corretta dose di suadenza e mestiere. Insomma tutto gestito con esperienza, ma anche un pizzico di baldanza rock ancora viva. Fedeli alla linea, fedeli a quella che può considerarsi la formula del vero Metal, sempre a rischio di scopiazzature, ma la band ha dimostrato di  avere esperienza da vendere e merita la promozione piena, avendo rispettando degnamente la propria carriera. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Never forgive, never forget

02.  Dominion

03.  testify

04.  One agaisnt the World

05.  (We make) Sweden Rock

06.  Second to One

07.  Scars of a Generation

08.  Dead by Dawn

09.  Battleworn

10.  Bloodline

11.  Chain of Command

12.  And yet I Smile

 

Joacim Cans – vocals

Oscar Dronjak – guitars

Pontus Norgren – guitars

Fredrik Larsson – bass

David Wallin - drums

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