Fleshgod Apocalypse

                                                                                                    Veleno

                                                                                                    Nuclear Blast Records

                                                                                                    www.shop.fleshgodapocalypse.com



 

 

Ormai famosi anche all’estero, gli italici della fiamma nera sinfonica non sono per niente svuotati di ispirazione, anzi, forse questo è il loro album più bello e artistico. Un’opera piena, corposa, davvero consistente, dove l’enfasi è un incedere pesantissimo e senza pietà nonostante l’orecchiabilità di molti passaggi pieni di pathos. E proprio l’anima emozionale è quella che traspare di più, rispetto a tutti le altre caratteristiche che possono essere individuate. Il tasso velenifero è quindi collocato sapientemente fra gli anfratti melodici.

Già la prima traccia “FURY” impatta nella sua dura sinfonicità; pezzo che s’impone potente. Come lei anche “MONNALISA” colpisce con riuscita esasperazione. Ma l’apice dell’iceberg nero si raggiunge con la song che è anche il goticissimo video ufficiale, la stupenda e maestosa “SUGAR” che invade il corpo e lo spirito dell’ascoltatore con grande efficacia; è il punto più alto che interseca perfettamente sinfonicìsmo e buio Black. Il brano più Black è però l’oscura “Worship and Forget” il cui assolo melodico contrasta in modo luminoso con il songwriting, lasciando comunque l’atmosfera del tutto tenebrosa.

Altro afflato nerissimo è “ABSINTHE” che però si permea di epicità maggiorata diventando l’altro episodio che forma la parte emergente dell’iceberg. Brani minori? Ve ne sono nel senso che non tutte le tracce hanno le stesse caratteristiche, ma alla fine è solo questione di gusti, perché ognuna possiede la magia della tetra forza, esaltante e ficcante. “Carnivorous Lamb” contiene il cantato straniante, non in growling ma con tonalità acuta, che è riuscitissimo nella sua aspra entità. Il tasso sinfonico generale è così alto da aver raggiunto quello dei Rhapsody Of Fire (qualsiasi sia la versione), e ora ne sono alla pari, se quelli sul versante melodico, questi su quello Black. Ma se quelli hanno talvolta del growl, questi sanno regalare anche melodia intensa, è il caso della suggestiva ballata “The Day We’ll be gone” interpretata da una voce femminile suadentissima che preme fino ad ascendere maestosamente, in un duetto col growl che contiene in sè un abisso malinconico insieme ad uno struggente ardore. Il finale dell’album è più introspettivo col terzetto finale che ha però tre caratteristiche differenti. La prima, cioè “Embrace the Oblivion”, appare incombente e atmosferica, forse il pezzo più disperato ma che sa anche avvolgere come avesse spire di serpente grazie alla sua aria di cruda mestizia che attrae. La seconda è la strumentale title-track “Veleno”, completamente pianistica, che regala una certa malsana morbidezza. E la terza è la cover dei Rammstein “Reise, Reise”, dall’afflato fortemente gotico e uno spirito irriverente, con una punta di epicità.

Batteria che suona in ogni modo possibile, da quello standard al blasting più compatto. Chitarre ricche tanto di colpi taglienti quanto di assoli ariosi. Un cantato che non appare mai fuori luogo, e gestito con superba interazione, portandosi verso toni cavernosi, oppure in una voce roca ma comprensibile, o anche in alte tonalità stranianti; un’ugola che ha provato a cavalcare modalità diverse riuscendovi egregiamente. Le anime sono principalmente due, quella Symphonic Metal e quella Black Metal, ma abbiamo anche momenti punteggiati di goticismo e di progressive. I giri riffici e le melodie vocali colpiscono sempre nel segno, con umori accattivanti pur quando posseggono senso malato. Il songwriting è ricco di sfumature e di passaggi forti. E’ un lavoro che coinvolge con i suoi spasmi cruenti e sofisticati; l’insieme trabocca di esagerazioni, ma tutte ben amalgamate e funzionali.

a violenza sonora non si fa mai confusa, la struttura compositiva è perfettamente seguibile in ogni sua parte, potremmo definirla quasi di facile fruibilità, senza perdere neanche un filo di  aggressione e di intransigenza. Questa abilità possiamo quasi considerarla genio artistico, perchè sì, siamo di fronte ad una pura opera d’arte, lirica e seriosa. Un pugno nello stomaco e allo stesso tempo un raffinato intreccio di idee. Difficile fermarsi negli elogi, se è possibile ancora scrivere dischi così sappiamo che il metal è più vivo che mai. La band ha avuto vari problemi negli ultimi tempi e di vario tipo, eppure nulla si è perduto della loro fame di musica. Questo full-lenght ne è la prova indiscutibile. Per me uno dei miglior album dell’anno 2019. Dimmu Borgir…..e chi sono?

Roberto Sky Latini

 

01.Fury

02.Carnivorous Lamb

03.Sugar

04.The Praying Mantis’ Strategy

05.Monnalisa

06.Worship and Forget

07.Absinthe

08.Pissing on the Score

09.The Day We’ll Be Gone

10.Embrace the Oblivion

11.Veleno

12.Reise Reise (Cover Rammstein) – bonus track



Francesco Paoli: guitar / vocals
Veronica Bordacchini: vocals (soprano)
Fabio Bartoletti: guitars
Francesco Ferrini: piano / orchestrations
Paolo Rossi: bass
David Folchitto: drums

Guests:

Fabio Bartoletti – guitar;   Aurora Bacchiotti – violin;   Lucrezia Sannipoli – violin

Federico Micheli – viola;   Tommaso Bruschi – cello;   Federico Passaro – contrabass

Daniele Marinelli – mandolin;   Maurizio Carudll – uillean pipes;   Matteo Flori - percussions

 

 

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