Rock Goddess

                                                                                                 This Time

                                                                                                 Bite You To Death Records

                                                                                                 www.facebook.com/Rockgoddessrocks



 

 

Riapparire dai meandri del passato è uno degli sport più in voga negli ultimi anni, nel panorama della musica metal. Vista la facilità nel trovare uno studio di registrazione decente ed ad un costo accessibile, insieme al fatto che molte band, anche minori, oggi siano viste come miti di culto, ciò ha fatto sì che molti musicisti di vecchia data abbiano voluto provare a sputare gli ultimi fuochi (non sappiamo comunque se per loro saranno davvero gli ultimi). Il redivivo trio di donzelle della N.W.O.B.H.M., dopo l’ep di due anni fa, esce con questo ruvido full-lenght, che ne fa solo il terzo della loro discografia partita nel 1982. Non è un album che fa l’occhiolino a modernità commerciali; c’è il riff nudo e crudo e solo i cori pongono un chè di orecchiabile all’insieme strutturale. Del resto la voce roca e graffiante è ancora più graffiante, per via probabilmente della perdita di potenza (infatti si percepisce una certa fatica ugolare), che però mantiene intatto il senso aggressivo delle linee vocali. La band non ha voluto cambiare nulla della propria primigenia essenza, e ciò diventa puro ardore rock.

L’album inizia bene con una classicissima “ARE YOU READY” dal riff semplice ma tagliente come tradizione vuole; ritagliandosi proprio il ruolo di adeguata apripista, secca e diretta qual è. Pur non immediata come essenza, la semioscura “OBSESSION” è in grado di apparire intrigante, anche per i cori sinuosi, dove però la voce della chitarrista si modula meglio che negli altri pezzi. Cadenzata e ballabile, “TWO WRONG DON’T MAKE A RIGHT” è perfetta per scatenare la bolgia sotto il palco. Il miglior poker si conclude con “CALLING TO SPACE”, un brano meno incandescente che  testimonia quanto anche nei toni più bassi, e quindi meno rochi, la singer è in grado di avere un carattere forte; è un pezzo meno d’impatto, ma più raffinato e rivela idee metalliche di più ampio respiro. Anche nei brani minori il gruppo non cede in tensione, sempre in grado di farsi interessante pur nei momenti meno alti del disco. Per esempio “Flying to see You” racconta un sound sporco ma di vicinanza a certo blues-rock viscido, con passaggi che non dimenticano mai di inserire la giusta energia. Forse particolare può essere considerata la title-track “This Time” in quanto le strofe sono cantate in modo meno Heavy, però la song nella sua essenza è comunque metal classica pur senza risultare irruenta; prende un po’ dallo stile della tedesca Doro evitando di allontanarsi troppo dalla tipologia delle Rock Goddess. Non manca la metal-ballata, la tal “Drive my Car”, che suona piuttosto vintage, dove il titolo curiosamente è cantato come un gruppo alla Woodstock anni settanta.

Si concretizzano assoli secondo lo schema tradizionale, ben impostati nonostante l’assenza di virtuosismi; ma non è una sorpresa, le R.G. cercano soluzioni metal nude e crude, evitando effetti strani, fedeli alla linea, e non è un difetto. Niente di originale, ma è metallo senza compromessi realizzando canzoni che però hanno un buon appeal. Una parola in più va spesa per la capacità corale che accompagna il cantato principale; è migliorata rispetto ad anni fa, ed è anche un valore aggiunto per il merito di riuscirne a creare modalità variegate. In effetti l’affermazione sull’assenza di particolare personalità nel songwriting, non è valida parlando dei cori che invece sono personalissimi, e insieme alla caratteristica voce di Jodie, fanno del sound Rock Goddess qualcosa di peculiare. La portanza compositiva non è così irrestibile anche se è un disco che scorre bene e non infastidisce mai, ma realizza una realtà minore e non centrale nel panorama metal, sebbene un fan come me, che le ha viste anche dal vivo negli anni d’oro (con i Def leppard a Firenze), vuole riascoltarle sempre. Non è un disco da comprarsi per forza, ma neanche da evitare, dipende da cosa cercate.

Roberto Sky Latini



01. Are You Ready?
02. Obsession
03. Two Wrongs Don’t Make A Right
04. Calling To Space
05. Flying To See You
06. Why Do We Never Learn
07. This Time
08. It’s My Turn
09. Drive Me Away


Jodie Turner – vocals, guitar
Tracey Lamb – bass
Julie Turner – drums

 

 

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