Sabaton

                                                                                                             The Great War

                                                                                                             Nuclear Blast

                                                                                                             www.sabaton.net



 

 

La band svedese riaccende i fuochi di battaglia col suo orecchiabile epico metal. Stavolta però, dopo tanti dischi, la prevedibilità è diventata evidente, non avendo osato cambiamenti di sorta e vivendo completamente dello stilema rassicurante già ampliamente sfruttato. Naturalmente l’album è perfetto per chi non ha mai ascoltato questo combo perché le canzoni si sviluppano organicamente e l’energia viene espressa con adeguato arrangiamento adrenalitico. Per chi li ascolta da tempo sorprese non ve ne sono e nemmeno si riesce a eliminare il senso di dejavù.

Si parte davvero in maniera standard con “The Future of Warfare”, cori e assolo canonici. Sono quattro gli episodi che riescono a dare il meglio di sé cercando di non avvilupparsi troppo in riff e ritornelli già sentiti. La migliore sembra la vivace “82nd ALL THE WAY” con ritmo ballabile e coro piratesco, brano che sarebbe potuto essere stato scritto dai Battle Beast o dai Beast In Black, oppure che sarebbe potuta essere la sigla di un cartone animato d’avventura. Al secondo posto si potrebbe mettere la penultima traccia “THE END OF THE WAR TO END ALL THE WARS”, enfatica, da considerare strettamente sinfonica, con una atmosfera piena e passionale, dove è più bella la parte delle strofe, intonate in modo caldo, rispetto a quella del ritornello. Al terzo mi sento di porre “THE ATTACK OF THE DEAD” grazie al cantato malinconico e al ritornello quasi lirico, poi il ritmo si fa accompagnare da una sfumatura elettronica che non stona; e infine merita anche per l’assolo variegato a cui si aggiunge una dose di pathos.

Al quarto sta “SEVEN PILLARS OF WISDOM” anche se è un pezzo semplice, però il ritornello è meno fumettistico del solito sebbene sempre con la stessa verve spumeggiante. Gli altri episodi si equivalgono, più o meno, diventando elementi che poco si discostano da cose già realizzate in passato. Forse è colpa dei ritornelli che non cercano di modificarsi, ma che si esprimono sempre a scatti e a frasi brevi, modalità che appiattisce; va meglio per il cantato sulle strofe dove talvolta l’epicità trova sfumature meglio studiate. Tra di esse diverte di più “Fields of Verdun” che è musicalmente simpatica, vicina ai Gamma Ray. Ma fra le song migliori è un peccato non poter infilare anche “The Red Baron” per colpa del coro iniziale già usato nella vecchia traccia “Night Witches” (da “Heroes” del 2014), altrimenti è l’unica Power-song degna di questo nome, gasata, energica e rockettara, e con un bell’assolo elettrico. Uscendo dal sentore Hard and Heavy, è piacevole il coro chiaro “In Flanders Fields”, dalle sembianze di canto montano militare.

Ottima carriera per i Sabaton che dal 2001, arrivano oggi con questo decimo lavoro. Se guardiamo al metal in generale, essi hanno una nicchia importante nel panorama, del tutto personale (anche se i teutonici Powerwolf, similari, li seguono a ruota, però da 4 anni dopo), ma di certo non è del tutto positivo ricalcare pedissequamente se stessi. In realtà è un metodo che hanno fatto in tanti, anche gruppi famosi come Motorhead ed Ac/Dc; il merito dei Sabaton è quello di riuscire a rimanere efficaci ed efficienti, cioè pieni di vitalità, pur attingendo sempre dalla stessa formula, a volte anche troppo ricalcando scritture già usate. Non dispiace trovare band che rimangono nell’alveo amato, ma quei gruppi che non cercano di rinnovarsi nello stile, devono però essere bravi a comporre brani che abbiano una anima propria e non così auto-imitata. Non un album moscio, però un album che rimarrà piuttosto anonimo.

Roberto Sky Latini

 

 01.The Future of the War

02.Seven Pillars of Wisdom

03.82nd all the Way

04.The Attack of the Dead Man

05.Devil Dogs

06.The Red Baron

07.Great War

08.A Ghost in the Trenches

09.Fields of Verdun (Guest: Thobbe Englund – guitar solo)

10.The End of the War to End all the War

11.In Flanders Fields



Joakim Brodén – lead vocals / keyboards

Chris Rörland – guitars / backing vocals

Tommy Johannson – guitars /backing vocals

Pär Sundström – bass / backing vocals

Hannes van Dahl – drums / backing vocals

Guest: Floor Jansen – additional vocals

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