-Walpurgis Night-  

Se è vero che Gesù Cristo si circondò di dodici apostoli è vero anche che già Romolo, ben prima di lui, aveva sempre con sé i suoi dodici littori. Più tardi lo stesso Robin Hood, che secondo la tradizione era Gran Maestro a capo di una congrega, aveva un gruppo di dodici uomini e una donna, e così l’eroe danese H.Rolf, e che dire dei dodici cavalieri della Tavola Rotonda guidati da Re Artù? Quindi, tale numero ha sempre avuto, nell’antichità, una sua importanza simbolica non indifferente.

Se è vero che il dodici è un numero di grazia e di estrema perfezione è anche vero che il tredici, 12 + 1, è il numero della manifestazione divina e, inoltre, non dimentichiamolo, l’anno stregonico è composto da tredici mesi”. (Dal Cerchio delle Streghe). 

Questa breve intro aggiunge un pizzico di mistero in più e curiosità per la serata che mi sono accinto a recensire , ove al cospetto del Teatro lo Spazio di Roma, sono arrivati i Coven la leggendaria band di  Jinx Dawson, precorritrice dei Black sabbath e del verbo Pagano In musica, l’emblema perciò di una leggenda. Per motivi di lavoro personali, ho visto le ultime tre band e perciò posso valutare solo il prodotto di queste anche perchè non posso giudicare un’esibizione ed un estratto live che non ho potuto visionare, non sarebbe corretto per questi musicisti. Ma veniamo a noi ed addentriamoci in questa serata non ve ne pentirete......

 

-Circle Of The Witches- 

Prima band cui ho potuto assistere sono I Circle Of The Witches, cui fautore del verbo Pagano in musica è Marione Hell Bove, personaggio carismatico e leader nonchè fondatore della band.Forti di tre album dove soprattutto, in quest’ultimo trascinato dal tormentone singolo di Giordano Bruno, dedicato all’eretico martire cui si rifà in musica il loro leader, che oltre ad essere un ottimo musicista , si dimostra un buon intrattenitore con la folla che si accorge subito della loro bravura.

Infatti oltre il leader, anche gli altri membri ci sanno fare nel proporre il loro prodotto, dotato di suoni massicci ed incisivi nonchè di un’ottima dose di scenograficità anche negli abiti che non guasta mai, risultando professionali, ed anche il pubblico gradisce ciò, catturato dal loro show che procede nei nove brani proposti, ad un excursus dei loro tre album, di cui l’ultimo a detta di poi, vuoi per la sua grafica accattivante, i suoni curati al minimo dettaglio e la maturità stilistica proposta, ha dato il proverbiale salto di qualità.

Da band acerba in erba, a fautori del verbo pagano che si rifanno perlopiù nel loro modo di proporsi ai Grand Magus. Dico questo perchè tracce quali The Black House, The Oracle, Spartacus,Death to the inquisitor e la conclusiva You Belong To The Witchessanciscono anche per la reazione che ha avuto il pubblico, ad un passagio ai livelli delle band estere, sbrogliandosi alle spalle il ruolo di principianti. Infatti lo croscio d’applausi a fine show non fa che sancirne il verdetto positivo. I miei complimenti A Mario Hell e ai suoi se lo meritano..... 

  Setlist:

01.Cult Of baphomet(intro)

02.Tongue Of misery

03.The Black House

04.The Oracle

05.First Born Sinner

06.Spartacus

07.Deus Vult (Intro)

08.Death to the inquisitor

09.You Belong To The Witches 

 -Line up-:

Mario HELL Bove – guitar and vocals

 Joe WISE MAN Dardano - guitar (non presente su cd)

 Tony FARAWAY Farabella – bas and backing vocals

(non presente sul cd)

Joey HELMET Coppola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  -Demon Head- 

Ora veniamo alla vera rivelazione dello serata i Danesi Demon Head, band capace di miscelare al loro Diabolic DoomRock, nel loro leader un misto fra, Ian Astbury dei Cult, Glenn Danzig e Jim Morrison il re Lucertola. Uno show capace d’emozionare e trascinare la folla anche in siparietti improvvisi, quali l’improvviso tuffo del frontman singer leader Ferreira Larsen, sul pubblico, portato in spalla dai medesimi, come il profeta, il capo congrega che tutti aspettavano. Il loro modo d’esibirsi, la loro musica, i fumi emanati dal palco, sono un piacevole salto nei seventies, veramente inquietante, a tratti molto horror rock, sembrava d’essere stati catapultati in un concerto anni settanta, ma con quel mood d’innovazione moderno. La scaletta è un pescare di brani da tutti e loro i tre lavori, ove la scelta dei brani migliori è veramente ardua, in quanto hanno dimostrato una professionalità fuori dal comune, li vedrei bene in concerto insieme ai Tribulation similari a loro, magari ci fosse la possibilità un giorno.

Non si può che non citare la loro Intro con quell’incidere di pianoforte da pelle d’oca e le chitarre che sono come una lama che recide lentamente le vene del tempo, limitando il suo scorrere fra le gocce di minuti che cadono nell’oscurità più profonda. Inizia con The night Is yours come un dardo di luce che squarcia quest’oscurità creata precedentementre, veramente pregevole ed inquietante la voce Di Larsen con i solos di chitarra che duellano a metà brano,rendono indubbiamente corpo e struttura a questo brano donandogli completezza. In the Hour Of The Wolf con sincronismi fra chitarre e la ritmica veramente chirirgici, accompagnati dal modo di cantare in maniera sempre in linea con la band con quel retrogusto seventies che non guasta mai.

Gallows Omen rimanda la musica ad immagini di una congrega di adepti nei boschi, che seguono il loro master per un rituale. Mercury and Sulphur chiudete ora gli occh,i ricorda i migliori lavori del primo Danzig, molto più diabolici e cupi, tendente anche alla wave di quel Pornography dei Cure che ha tutto ebbe inizio. Labyrinth un tributo acustico quasi a voler tranquillizzare gli animi ed affievolire l’adrenalina in atto, come l’incenso che si accende per un inizio di un rituale, conclude lo show Untone the sky , che rimanda come all’ombra di un vampiro che sovrasta il cielo notturno alla ricerca di vittime per placare la sua sete di sangue. Improvvisamente il singer scende dal palco e si mischia alla folla, appoggiato al muro in fondo alla sala, in un atteggiamento quasi a scaricare la tensione accumululata nello show, osservando il perfetto operato degli altri membri della band, che ci regalano un finale degno di artisti che diventeranno un altro tasselo, di quella leggenda narrata ai posteri in musica nei grandi nomi. Peccato abbiano tagliato tre brani per mancanza di tempo, meritavano sicuramente più spazio. In una parola sola grandiosi!!!!!!

   

Setlist:

01.Intro

02.The Night Is Yours

03.In the Hour Of the wolf

04.Gallows Omen

05.Mercury and Sulphur

06.Labyrinth

07.Untune The Sky 

 

-Line Up-

Fuglsang – bass

Jeppe Wittus – drums

Gjerlufsen Nielsen – guitars

Gjerluff Nielsen – guitars

Ferreira Larsen - vocals                                                                     

                                       

                                                                                                 

 

 

 

 

  -Coven- 

A chiusura di serata abbiamo i leggendari Coven, nell’oscurità della sala appare una bara ove esce Jinx Dawson leader carismatica ed affascinante di questa band di fine anni sessanta. A dispetto della sua veneranda età di quasi settant’anni, intrattiene il pubblico Romano con un nuovo show di tutto rispetto, tenendo il palco sia a livello vocale che d’intrattenimento, accompagnata dalla sua band rimaneggiata di quattro nuovi membri d’indubbie qualità artistiche, a mio avviso dei veri professionisti, definiti da lei la Suprema, la nuova Coven. Il Pubblico è entusiasta dello spettacolo proposto, il suo salto nel passato ripercorre tutti i suoi album.

Devo dire la verità che il riarrangiare con questi musicisti le canzoni del passato, ha svecchiato il loro genere, anche se sono sincero ho visto di più la precedente band come protagonisti della serata, vuoi perchè ho 40 anni e me ne sento 20!! Vuoi anche perchè sono cresciuto con altri generi e forse questo phsichedelic rock non m’appartiene. Comunque parti dello show che mi hanno colpito molto, come l’uso della sfera di cristallo quasi a fine spettacolo al buio è stato molto suggestivo, nonchè il modo d’interagire con il pubblico da donna di classe e l’ultimo brano, nonchè primo video, anche riproposto dietro di lei Blood On the Snow più avvezzo al genere cupo che ascolto che si presentava come un vero e proprio rituale. Per il resto un’esecuzione che mi ha soddisfatto sia me che gli astanti fino alla fine. Insomma approvato e sottoscritto .

Fabio Berserk

  

-Line Up-

Jinx Dawson - Vocals and ritual

Alex Kercheval:

Chris Wild:

Wade Parish:

Chris Owens:

 

Setlist:

01.Intro

02.Out Of Luck

03.Black Sabbath

04.Coven In Charing Cross

05.White Witch of Rose Hall

06.Wicked Woman

07.The Crematory

08.Choke Thirst Die

09.Black Swans

10.Dignitaries Of Hell

11.For Unlawful Carnall Knowlwdge

12.EpitaphBlood On The Snow

 

 

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione