intervista con Bruno Cencetti dei Magia Nera

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Intervista a Bruno Cencetti dei Magia Nera

Due album in tre anni anche se la band ligure non aveva mai pubblicato nulla quando nacque nel 1969 (esistevano già prima ma col moniker di “Nuova Esperienza”). Un evento che possiamo dire comune a tanti gruppi del passato, anche stranieri (vari combo hanno avuto lo stesso tipo di esperienza, come per esempio alcune realtà della NWOBHM), ma è anche un evento che valorizza il senso dell’arte in un mondo troppo preso dalla fretta dell’usa e getta. Invece i Magia Nera vanno assaporati con calma. Ma Cencetti, quasi unico compositore di Magia Nera, riprende in mano il filo artistico del discorso e riaccende il file della propria ispirazione. Ecco l’intervista per Tempi Duri, che ha anche recensito entrambi i lavori.

 


 

 

  • Dopo tanti anni raccogli le tue vecchie canzoni e finalmente le pubblichi nel full-lenght “L’Ultima Danza di Ophelia”. Cosa ti ha aiutato a decidere proprio tre anni fa e non prima?

E' stato Giorgio Mangora, produttore spezzino che ci ha convocato dopo 44 anni dal nostro scioglimento, ad avere l'idea di questo disco. Diceva che non capiva il fatto che nonostante avessimo al nostro attivo numerosi articoli nei giornali dell'epoca (ad es. il quotatissimo Ciao 2001), non avevassimo mai fatto un album. Quindi voleva farlo lui con noi. Anche il bellissimo libro “Rock ribelli e avanguardia” di Diego Sanlazzaro, sui musicisti spezzini dell'epoca, che Mangora ha letto, e' servito molto. Mangora ha scelto noi fra tutte le band, ci ha invitati a pranzo tutti assieme, e li' e' partito il tutto

  • E come ti sei sentito dopo che ci sei riuscito?

E' stato assolutamente esaltante. Sentire gli amici, i vecchi fans che si producevano in commenti fantastici, mi ha fatto volare, sono grato a tutti., proprio tutti.

  • Come hai formato la band del primo disco?

La band di Ophelia e’ quella che era definitiva nel '72. Mangora ha ripescato tutti gli elementi tranne Orazio Colotto che vive in America sostituito da Andrea Foce. La prima formazione dalla quale e' nata la Magia Nera, si e' formata a scuola (ragioneria-Istituto Tecnico di Sarzana). Correva l'anno 1967 quando, con il mio amato compagno di banco Piero Figoli, anche lui appassionato di musica beat e rock, formammo la “Nuova Esperienza" prendendo con noi Andrea Bottazzi al basso (anche lui a scuola con noi). Successivamente entrò nel gruppo Alvaro Lazzini che sostituì alla batteria Piero Figoli, il quale si posiziono' alla chitarra ritmica. Fu ancora Piero che porto' al fondo dove si provava, Emilio Farro proveniente dai Sea Birds di Lerici. A questo punto i giochi erano quasi fatti, mancava pero' l'organo e allora prendemmo con noi l'ancora quindicenne Giacomo (Giacomino) Giannotti che pero' aveva gia' le carte in regola per suonare con noi. Successivamente sono entrati a far parte del gruppo Pino Fontana alla batteria e Lello Accardo al basso e si e' arrivatii così alla formazione definitiva che si e' sciolta poi nel 1972.

  • Puoi dirci perché il nome “Magia Nera”? E’ legato solo al suono di band come i Black Sabbath, o contiene anche una idea esoterica? Chi lo propose fra voi?

Ancora Piero fu l'autore del nuovo nome. Si adattava appunto alle sonorità che cercavamo, del tipo Black Sabbath e Uriah Heep.

  • L’Ultima danza di Ophelia” è Hard Rock, ma anche Blues e cantautorale, in quale situazione sonora ti trovi più a tuo agio? E da fan a quali gruppi ti senti più legato?

Beh, io scrivo quasi di getto. Nel mio DNA si trovano sparpagliati qua e la' numerosi gruppi che hanno fatto la storia del rock; oltre ai due gia' citati ci sono Deep Purple, Grand Funk, Led Zeppelin, Hendrix, Cream, Dire Streats, Queen. Le canzoni escono quasi da sole, decidono loro dove si devono collocare, e' un po' come dire che uno scultore si limita ad estrarre dal blocco di marmo la statua che e' contenuta all'interno, basta toglierla.

  • Quanto hanno fermentato quelle vecchie song prima di trovare di nuovo la luce? Le avete modificate o solo aggiornate?

Qui c'e' un mito da sfatare, un mito che non abbiamo creato noi, l'abbiamo solo lasciato stare perche' ci piaceva l'idea. Non esiste, dico NON esiste nessun nastro del passato, tutto quello che e' stato scritto nasce, sì, dal passato, ma dal mio Io piu' remoto ed ha fermentato dentro di me fino al momento in cui gli ho aperto la gabbia. Tutto e' esploso come per magia, figurati che ho scritto anche un pezzo al giorno (chiaramente la struttura di base). Poi ho dovuto lavorare tantissimo ma il grezzo e' uscito di botto.

  • Venendo al vostro secondo respiro musicale, “Montecristo”, come mai alcune partecipazioni sono cambiate?

Nella vita si devono fare delle scelte, alcuni le hanno fatte; siamo pero' riusciti con l'ingresso di Fabio D'Andrea, musicista completo che pur essendo ottimo bassista e percussionista ha anche una buona conoscenza dell'organo (le parti di Hammond sono suonate da lui). Inoltre, anche se piu' giovane di noi, e' appassionato di rock e sa ascoltare i vecchiacci che hanno stampato il rock nel DNA.

  • Sono tutte canzoni scritte da poco, o anche loro hanno una lunga storia?

Sono vere entrambe le cose; scritte al momento ma uscite da un libro vecchio scritto molti anni fa dentro di me e che leggo ancora con piacere tutte le volte che mi capita di prenderlo in mano.

  • Le due uscite appaiono similari, ma la seconda appare più compatta e ha abbandonato parzialmente le densità blues, giocando molto sull’equilibrio tra sofficità e durezza, come arrivi a decidere cosa serva?

E qui devo ripetermi, non sono io a decidere, le cose si risolvono magicamente da sole. Io, e questa credo sia una stranezza che non so a quanti altri succeda, non sento solo le melodie, gli accordi e le parole uscire da me, ma vedo le immagini. Potrei, avendo i mezzi tecnici, montare un film di tutto quello che mi appare. Ringrazio Dio di questo.

  • Assolutamente significativa la tua chitarra, dono prezioso in quasi ogni canzone. Da quello che si ascolta, sembra che ti piaccia suonare quanto comporre.

Ringrazio sentitamente. La chitarra e' la mia compagna fedele da una vita, tutte le volte che escono delle note da lei io ne ho un godimento profondo; ma non potrei stare senza scrivere, e' il complemento, la ciliegina sulla torta. Fra l'altro scrivo anche altre cose, in continuazione, insomma non sto mai fermo.

  • Alcune canzoni appaiono troppo brevi, da ascoltatore si percepisce il bisogno di ricevere maggiore sviluppo, del resto alcuni momenti hanno un sentore prog. Cosa ne pensi?

Penso che tu abbia ragione, i pezzi sono un po' corti, ma come saprai bene un vinile di 40 minuti e' un target standard. Per un live sarebbe diverso.

  • Anche le tastiere vintage funzionano bene, non fanno evoluzioni alla Lord, ma la loro presenza è significativa. Pensi di usarle sempre con un suono antico?

Direi di si, credo sia parte fondamentale del gioco.

  • Riguardo alla voce di Emilio Farro, devo dire che è interessante, soprattutto quel suo lato cabarettistico alla Buscaglione che emerge in alcuni casi, soprattutto nel primo album, o quando si fa teatrale senza comunque perdere più di tanto la musicalità melodica. Come vivi le varie sfaccettate caratteristiche della sua impostazione? Farro ha una certa libertà o lo guidi tu in maniera precisa?

Ah ah ah.... definirlo “Buscaglione” mi fa un po' paura. Direi molto dark semmai, quello che serve appunto. La teatralita' fa parte della suspence, del gioco; dà un sapore alle cose. Per quando riguarda come eseguire i cantati, l'iter e' sempre questo: io preparo una base, una batteria elettronica tanto per avere un sostegno, una chitarra, e canto io tutti i pezzi. Poi faccio sentire i pezzi ad Emilio che comincia a studiarli e successivamente li proviamo assieme noi due. A quel punto Emilio, che segue sempre perfettamente le mie linee melodiche, del canto che gli ho preparato, deve fare un cambio di regime; gli chiedo a questo punto di svincolarsi da questo concetto e di fare suo il pezzo, senza stravolgere la melodia ma con un sentire che deve essere suo, altrimenti la cosa non decolla, poi si passa agli altri strumenti e allo studio di registrazione.

  • Quindi due concept, senti una urgenza comunicativa simbolica nel tuo essere artista?

Assolutamente si', sento l'esigenza di provare a vedere se le immagini che io vedo e delle quali parlavo prima, sono percebili anche da altri; infatti faccio sempre un video con immagini evocative da abbinare alle songs.

  • Interessante la copertina di “Montecristo”. Come siete arrivati alla sua scelta?

Quello e' il volto di un carissimo amico e fan, Maurizio Provenzali di Lerici che ho visto nella collezione di foto che sua moglie Manuela Olga Malerbi, bravissima fotografa, postava su fb. Appena l'ho vista e' scattato il meccanismo, ho gridato ad Emlio: "E' lui, e' lui il Conte!" Poi l'immagine e' stata stravolta per significare quella follia che solo un condannato al Castello di If puo' covare dentro di sè.

  • La musica dei Magia Nera è datata pur apparendo fresca, non pensi che possa essere seguita solo da un pubblico già maturo, perdendo possibili ascoltatori giovani?

Beh! Onestamente non lo saprei dire. Forse qui potresti aiutarmi meglio tu, la speranza che i giovani abbiano ancora questo sussulto rock c'e'. Speriamo non vengano contaminati troppo da quelle musiche nate dai talent di oggi che ci propinano cantanti con auto-tunes e testi e musiche che si possono fare con un computer e un programma.

  • Ho letto che nei primi anni settanta suonavate un dark-prog abbastanza netto, è vero? E quanto di quel periodo potresti ripescare nel tuo futuro?

Beh! Come ti dicevo e' tutto dentro di me, quella musica vive in me, quindi io pesco quello che viene a galla da solo, basta aspettare.

  • Ma cosa hai fatto in tutti questi anni prima di tornare al tuo pubblico?

E qui credo che qualcuno si dovra' sedere per non cadere. Allora, il Dottor Jakyll ha lavorato in banca fino a pochi anni fa, peraltro ho fatto anche il direttore di filiale e con questo ho sfamato la mia famiglia. Intanto mister Hyde ha sempre suonato senza mai fermarsi in tutti i locali della Versilia e in tutta Italia, e con questo ho sfamato la mia anima rock. Pensa che molte volte sono andato a lavorare semplicemente dandomi una lavata senza toccare il letto, pazzia pura, eppure non ho mai fatto errori. C'e' un Dio dei chitarristi che mi protegge lassù.

  • Come vivi questa tua seconda giovinezza da rocker?

Come dicevo non ho mai smesso di suonare la mia chitarra, casomai la cosa nuova e' aver fatto due dischi. Questo mi da una carica esplosiva, provo emozioni nuove e fantastiche, ringrazio ancora la vita che mi ha permesso di fare tutto quello che ho fatto. Rifarei tutto da capo.

  • Cosa pensi del fatto che il musicista non possa vivere più di vendite dei dischi?

E' una cosa assolutamente penalizzante per tutti quei giovani talenti veri che sono costretti a restare dietro le quinte, lasciando la scena a ignobili personaggi proposti da talent drogati dagli ascolti di un pubblico addomesticato. L'unico modo per emergere erano quei dischi venduti che facevano andare avanti il mercato sano.

  • Anche dal punto di vista della musica dal vivo, se non si è un grosso nome, si rischia di non avere pubblico. La gente appare meno interessata di un tempo. Qual è la tua esperienza?

Oggi sempre piu' si deve stupire, propagandare, far parlare di sè. Una volta si andava al Piper a sentire tutti i nuovi gruppi che si poteva, si tornava a casa e si faceva tesoro di quello che avevi visto e sentito. Oggi l'attenzione viene catturata prima e dirottata su altri canali che fanno guadagnare le grosse case discografiche ma non forniscono qualità; almeno spesso e' così, poi ci sono anche le eccezioni.

  • Il primo agosto avete fatto una apparizione a San Terenzo, raccontaci come andata.

Qui c'e' da precisare che a San Terenzo abbiamo presentato il nuovo disco, ma non abbiamo suonato live per problemi di partecipazioni. Ho preparato un video con immagini molto evocative e sparato il tutto con un bel volume. Devo dire che ha funzionato alla grande, sono rimasti tutti molto colpiti. Questo mi ha fatto felice.

  • Dicci anche cosa desideri davvero per questo tuo bel viaggio sonoro.

Ho fatto una richiesta a Massimo Orlandini (Maracash Records), gli ho detto che non mi interessa fare soldi, ma che questo album sia pubblicizzato alla grande. Voglio che la gente possa sentirlo e sentirlo ancora, in modo che quello che ho scritto possa diventare parte della loro vita, cosi' non moriro' mai.

  • Un saluto e un augurio sentito da Tempi Duri e da me perché tu abbia il tuo bel feeling con la musica. Per finire questa intervista lancia una dedica ai tuoi ammiratori e ringrazia chi vuoi.

Un pensierino dedicato a tutti i musicisti e gli appassionati: suonate, suonate e ascoltate suonare....non sarete mai soli. Detto questo, il primo grazie a te e a Tempi Duri che mi avete permesso di dire cose che magari non avrei neanche pensato di dire. Poi grazie a tutti coloro che mi hanno supportato, alla Band e al pubbico che spero sia fatto da amici, amici e ancora amici della musica e nostri.

Intervista datata 03.08.2019, a cura di Roberto Sky Latini

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