Chernota

                                                                                                  When My Blood Runs Cold

                                                                                                  Blasphemous Records

                                                                                                          www.blasphemousrecords.org 

 

 

 

 

Dai boschi della Russia arriva un duo che suona Black Metal, ha la particolarità di avere alla voce una donna, di solito più comune nel Death e molto meno nel Black. E’ un disco debuttante la cui uscita è prevista per il 13 settembre del 2019. Ugola brutale e tematiche intrise di naturalismo pagano, popolato di streghe, goblins e spiriti vari. Non è una valanga caotica, anzi, si ritaglia un profilo netto in un percorso sonoro ben percorribile. Se da un lato porta ottimi spunti, a volte sfruttandoli al massimo, a volte meno, dall’altro naviga in acque conosciute, senza mai superare le Colonne d’Ercole del genere.

La prima traccia “Cease the Insanity” è piuttosto claustrofobica, ma niente di particolarmente riuscito. “SOLIPSIST” è più aperta, sebbene ciò vada inteso in senso relativo, di certo contiene una sequenza strumentale raffinata che si contappone al cantato più classicamente rigido. La title-track “WHEN MY BLOOD RUNS COLD” usa la giusta dose di algia come il freddo nominato nel titolo, e appare come il pezzo migliore dell’album, con la sua austera ineluttabile malignità; essendo lunga oltre i sette minuti si permette divagazioni che però non escono dalla linea espressiva centrale. Molto interessante “RIGHT INSIDE YOU HEAD” in cui le dinamiche della batteria, punto di forza di questa traccia, giocano con sapienza e divertimento sulla linea del songwriting, e la chitarra sa descrivere il senso di oppressione generale.

L’andamento del full-lenght è mediamente duro; infatti, per quanto sempre pesante e compatto, non esagera in oppressione. La vera ipercalorica valanga sonora sopraggiunge solo alla fine con “SAMSARA”, un pezzo tipicissimo eppure di effetto, che usa però la testa più del cuore, dosando funzionalmente i suoi elementi costitutivi. Qua e là un pò di prevedibilità c’è, e lo esprime soprattutto una “Maleficium”, scontata e poco efficace, dove inoltre l’accordo copia quello di “Black and Violet” dei nostrani Death SS, band italica conosciuta molto bene dal panorama Black internazionale, e ciò fa pensare che l’ispirazione, magari inconsciamente, sia veramente quella lì.

Atmosfere cupissime ma non lugubremente lente rendono la fiamma nera concreta, da esse emerge un dolore esistenziale. Neanche velocissimi i ritmi anche se talvolta appare il blasting. Per la maggior parte è un andamento cadenzato da classico headbanging o da un gioco di cambiamenti. Voce cavernosa molto greve, anche se è comprensibile. Per ciò che concerne il cantato, esso non segue le variabili strumentali, rimanendo statico in sé e non accompagnando i passaggi degli strumenti.

Il drumming è ben impostato, senza mai cessare di costruire strutture portanti. Il risultato è talvolta troppo inerziale, anche se le atmosfere non sono male, in altri momenti vi sono scosse auto-esaltanti fatte di istanti. Il songwriting non spinge all’estremo le proprie caratteristiche, rimane entro confini rassicuranti per chi già è avvezzo al Black Metal in generale. Accordi o giri sonori sono in grado di ampliare l’espressività delle singole song, ma in maniera più introspettiva che di pungente acuzie, e comunque dentro canoni già sperimentati.

La sperimentazione in effetti è totalmente assente. Un lavoro senza variazioni eclatanti sul tema ma riuscendo a realizzare una buona prova discografica anche se non vissuta per esaltare. Si parla di umanità che non conosce la propria vera realtà per la sua stessa essenza duale, ma che aggiunge in sé una paura che lo limita nell’osare. Nelle note informative la band dice: “Siamo animali. La nostra natura è doppia, siamo costretti a mantenere sempre il nostro equilibrio alla ricerca del limite tra l’istinto senza pensiero ed il pensiero”, e questo riferiscono di voler cercare nelle loro canzoni. Penso che abbiano dato più rilevanza al pensiero che all’istinto, ma forse è solo una mia impressione.

 

Roberto Sky Latini

 

01.Cease the Insanity

02.Solipsist

03.The Scent of Death

04.Makot Mitzayim

05.When my Blood runs Cold

06.Right inside your Head

07.Maleficium

08.Here is now your Home

09.Samsara

 

Marina Kuznetcova:- vocals / texts

Leo Odintcov -  composing / arrangement / mixing and mastering

 

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