Magia Nera

                                                                         Montecristo 

                                                                         Black Widow Records

                                                                                  www.facebook.com/Gruppo-Rock-Magia-Nera-196944607729643

 

 

 

Dopo due anni dall’ultima fatica d’esordio “L’ultima Danza di Ophelia” (recensita anche da “Tempi Duri”), torna nel 2019 a nuova pubblicazione la band italica che ha fame di musica; visto il silenzio durato decenni (la band si origina negli anni settanta) sembra che voglia rifarsi. Il compositore in toto è il chitarrista Cencetti, il quale ci riprova con un lavoro analogo al precedente ma più esaustivo se vogliamo; più aperto e meno scuro. Rimane la stessa anima fatta di carne e di cuore, lontana da modernismi artificiosi ma senza alcun senso di inferiorità, presente invece una fermezza estetica che rende le composizioni degne di esistere. Il tema trattato è l’opera letteraria ottocentesca “Il Conte di Montecristo” di Dumas, con una quadripartizione che vede i brani tre a tre in: 1. Tradimento, 2. Prigionia; 3. Fuga; 4. Vendetta.

 IL TRADIMENTO” è una bella partenza, con la sua ambivalenza dolce e tonica, con il senso da ballata Prog e con un indurimento da Hard Rock vintage.  Ancora Hard Rock con “IL PRIMO GIORNO” dove la vocalizzazione si dirige verso una modalità alla Nomadi e dove le tastiere si spartiscono la parte solista con la sei corde. “RICORDI” è il momento che più di tutti usa la chitarra solista in maniera classica per un pezzo che nell’insieme rientra nel modo strutturale e sonoro della PFM, voce compresa, essenza già presente nell’album precedente. Anche “La Galleria” contiene un po’ di PFM, un po’ troppo monocorde la parte cantata e ridotto al minimo il songwriting. Si è perso parzialmente il colore blues a favore di un taglio più Prog-Rock, ma ne “IL DUELLO” si riaffaccia un po’ tramite la chitarra che soffre e nel sentimento d’insieme, e la fruizione gustosa che ne deriva prova che il feeling Blues in questa musica non va mai abbandonato.

Se c’era del Folk nell’altro disco, qui si usa la fisarmonica valzerizzata in “Tempo”, brano che ha un fascino del tutto italiano ma con una verve pregnante, il cui spirito è enfaticamente caricato di teatralità alla “Pinocchio” di Comencini (1972) , ma il finale fa diventare la song una vera canzone rock seppure appaia come non sviluppata appieno, dando la sensazione di spezzarla sul più bello. “Voci nella Mente” riprende il tipico rock italiano di fine anni settanta, forse un po’ troppo statico se non fosse per la bellezza di  tastiere di stampo antico; la chitarra qui tenta un afflato psichedelico che necessita di aprirsi a maggiore ariosità con una espansione che però non viene effettuata, forse la cosa può essere fatta dal vivo. Interessante volersi divertire a mò di Santana con il pezzo “Il Salto nel Sacco” che però canta come sfiorando Vasco, ma Farro preferisce sempre un senso cantautorale più tradizionale che anche qui emerge chiaro. “Montecristo” è leggermente più moderna rispetto al resto del full-lenght e in maniera lineare esplica l’unico timbro Heavy (tra virgolette) del lavoro. Il pezzo che considero debole è la classicheggiante “Requiem per l’Abate Faria” dove anche se la parte recitativa ha del feeling, è però riduttiva e non del tutto apprezzabile. “LA FINE” è un bel finale, il cui incedere acustico evocativo passa poi ad un giro di chitarra elettrico squisito che fa apparire la traccia troppo corta. 

Lungi dall’essere semplice condimento, la chitarra solista è comprimaria nella concezione dei pezzi, parte essenziale. Come al solito piacevolissima la sonorità delle tastiere. Gli assoli non sono mai fortemente virtuosi ma la loro bellezza sta nell’eleganza melodica e nei suoi moti sinuosi, semplicità accattivante perché di buona fattura. La band è in grado di scegliere riff ben congegnati e la distorsione è quella rotonda già evidenziata l’anno scorso. La batteria appare spesso troppo semplicistica nelle sue trovate, sebbene sia al minimo sindacabile adatta. Il basso fa delle cose divertenti (per esempio in “Il Duello”). La vocalità abbandona un po’ di quelle sensazioni cabarettistiche del primo album che lo facevano avvicinare allo stile di Buscaglione, ma permane un connotato teatrale che rimane una nota di valore. L’italiano rimane la lingua di espressione del gruppo e la rocciosità rauca è l’unica caratteristica rimasta di Buscaglione. L’ugola, in realtà, nelle parti soft, riesce anche ad essere più gentile e contribuisce bene all’atmosfera d’insieme. La visione musicale prosegue con l’idea che le giocate morbide si devono contrapporre a quelle dure. La costruzione dei pezzi è sempre funzionante in sè, ma anche funzionale al concept, però talvolta sembra che si vada al risparmio accorciando troppo le tracce e quindi non sfruttandone al massimo il potenziale. Questa opera è più lineare dell’altra ed in qualche modo diversa, sebbene vi sia uno stesso approccio alla musica; si lasciano via alcune magie atmosferiche e se ne trovano altre per un risultato costruttivo però più compatto nonostante le diversificate fonti di ispirazione. Un lavoro quindi più organico. Ancora una volta è il mistero del passato che sa farsi presente.

 

Roberto Sky Latini

 

01.Il Tradimento

02.Mercedes

03.Il Primo Giorno

04.Ricordi

05.Tempo

06.Voci nella Mente

07.La Galleria

08.Requiem per l’Abate Farìa

09.Il Salto nel Sacco

10.Montecristo

11.Il Duello

12.La Fine

 

Emilio Farro -vocals

Bruno Cencetti - guitar

Fabio D’Andrea – bass / keyboards

Pino Fontana -drums

 

 

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