Nebula

                                                                                            Holy Shit

                                                                                            Heavy Psych Sounds

                                                                                            www.facebook.com/NebulaBand



 

 

Dopo una decade torna un lavoro in studio degli statunitensi Nebula che dal 1998 hanno rilasciato 6 album oltre questo. Il loro è uno Stoner Psichedelico d’ispirazione vintage, ricco di atmosfera Hard Rock ed estremamente ficcato con la testa tra le nuvole delle sonorità ondivaghe. Nessuna ricerca di modernità ma personalissima avvolgenza di antico manierismo acido. C’è molto di ossessivo e circolare nel loro modo di scrivere, e i suoni sporchi generano ipnotico abbandono. In realtà i pezzi non sono confusionari in quanto la struttura è chiara, in ciò la visione compositiva è lucida.

La triade iniziale è perfettamente riuscita e non si slabbra mai in perdite di tempo. Tra esse  “MESSIAH” appare la più intrigante, con la sua lascivia e con accordi che amano cucire riff dinamici, dove anche il drumming si fa costitutivo e l’insieme evolve in maniera fluida. Al secondo posto per efficacia c’è sicuramente una “MAN’S BEST FRIEND” monolitica, molto grumosa ma meno fumosa rispetto al resto del disco, dal carattere teso e con un bel solismo nell’impatto iniziale, mentre diviene più sofficemente evanescente nell’assolo vero e proprio. La terza traccia è la fasciante “IT’S ALL OVER”, ipnotica, che sembra una assolata decadente spirale di abbandono, con il calore di chitarre sporche e un disperato aggrapparsi ai bordi di un gorgo. Particolarmente sinuosa “TOMORROW NEVER COMES” che appare come un corpo sudato che si struscia sull’ascoltatore, passando da uno stato di fluidità tossica ad uno stato Black-Sabbathiano che spezza la lentezza con un dinamismo doom più Heavy, fascinoso, e che fa volare verso un sound di fine anni sessanta, il cui finale diventa ballabile tipo flamenco, ma decadente, possiede una buona densità.  Che alla band piaccia anche il punk-rock lo si è evinto spesso da certe song del passato, e anche qui lo ritroviamo, per esempio in “Lets Get Lost”, anche se il continuo sottofondo solistico non ha nulla a che vedere col punk quanto con le infinite session live anni settanta.

L’abusato ripetersi chitarra-batteria creato dai Deep Purple di “Child In Time” e poi ripreso da tanti altri (come i Diamond Head in “Am I Evil”), viene accolto anche da “Witching Hour” senza però snaturare il valore di una traccia che su tale ritmica riesce ad imbastire una danza Hard ben posta, non usandone come elemento aggiuntivo ma come cadenza di base. La finale minisuite “The Cry of a tortured World” ha un grasso fascino nella sua eterea onirica psichedelia, ma è un po’ dispersiva perché si allunga troppo senza inserire accenti nelle sue divagazioni; nelle vocalizzazioni contiene feeling ammaliante che prende spunto dal Grunge.

Il combo riferisce di aver registrato le tracce suonandole in presa diretta come dal vivo, mettendoci due giorni, poi sono serviti altri due giorni per le sovraincisioni, in un metodo all’antica, senza tanti fronzoli. Con questa opera semplice, ma sostanziosa, essi rimangono tra i migliori esponenti del genere e restando ancorati alla loro essenza mantengono vibrante la loro ispirazione anche se in loro full-lenght passati si trovano anche maggiori pregevolezze. E’ il caso di dire che bisogna tornare a registrare solo quando le idee sono buone; la lunga attesa ha dato vita ad un prodotto di certa e ineccepibile qualità. Non serve fumare e bere per ascoltare questa scorribanda dato che la musica è sufficiente a stonare le menti.

Roberto Sky Latini



01.Man’s best Friend

02.Messiah

03.It’s all over

04.Witching Hour

05.Fistful of Pills

06.Tomorrow never comes

07.Gates of Eden

08.Let’s get Lost

09.The Cry of a tortured World



Eddie Glass – vocals / guitars

Tom Davies – bass

Michael Amster - drums

 

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