Manam 

                                                                                                    Rebirth of Consciousness 

                                                                                                    Rockshots Records

                                                                                                   www.facebook.com/manamofficialmetal

 

 

 

Se la raffinatezza è un elemento importante, i veneti Manam ne fanno culto. Nonostante la vocalità  growl/scream usato, le sonorità non sono violente, dure si, ma non rabbiose. Il gioco tra cantato ruvido e pulito non appare mai artificioso, né eccessivo in nessuno dei due campi, tutto a favore dell’idea del brano. Un songwriting equilibratissimo ma anche una anima piena di sentimento che elabora questo concept con grande maestria compositiva. Il tema è la lotta tra umani ed extraterrestri; ma la musica  molto umana, profondamente umana, vibra di sentimento. 

Il sound è gotico di base, considerando una atmosfera romantica, poi però la sequela vede variazioni significative di genere tra le righe. Si apre con un  riffing doppio intrigantissimo (peccato che duri poco e non venga sviluppato ulteriormente) la luminosa “SUPERNOVA” che suona del tutto Power-Metal e lo screaming è un di più ma non determina la tipologia di musica suonata; la voce pulita melodica esalta ancora di più questa caratteristica che la struttura sonora già amplia di per sé stessa e il pezzo ha un tiro efficace. Un pezzo come “INNERDEMON” stupisce per possedere una sfumatura vicina alla Musica Classica senza farsi sinfonica e stupisce per la bellezza della chitarra solista che trova volteggi sinuosi di magica malìa, eppure contiene un connotato apparentemente meno originale che gira alla Iron Maiden.

Il Progressive più moderno, ma anche il tessuto più Death, si evince dall’avvolgente “SAHARA” avvicinandosi allo stile di Barren Earth o Borknagar e si getta poi su uno smanioso assolo che più tradizionale di così non si può, eppure avvincente. Altro episodio di rilievo è “TOTAL WAR” che esplicita una delle durezze compatte dell’album insieme ad una vivacità Progressive vecchio stampo. La vera perla artistica dell’album è però “ATMAN DENIED” che è un ricamo continuo di riff elaborati e molto suadenti; è una minisuite (7’ 12”) di alto spessore in cui si hanno variazioni ben collegate fra loro, risultando un pezzo intensamente Prog. Gustosa ma meno personale rispetto al resto risulta “A Raw Awakening” che presenta una vicinanza alle classiche ballate dei Metallica per esecuzione e per atmosfera, anche se in qualche modo ricorda un po’ i Warlord più malinconici. Una dolcezza acustica folkeggiante introduce “Anam”, pezzo che poi si rivela incombente in maniera epica, e qui si trova una parte solista della chitarra davvero splendida. Pezzo minore ma non certo filler, è “Revelation” che presenta una tono vocale un po’ debole nel pulito e non sufficientemente ficcante nel growling, ma si apre ad un momento corale nel finale, momento che ne migliora il feeling. 

Insomma poco Death Metal e molto progressive-gothic Heavy Metal. Può essere considerato Melodic Death Metal ma quel termine Death appare qui sempre come una forzatura sebbene ci siano alcuni momenti di quella essenza. Lo spirito è eccelso, l’album è una completa opera d’arte a cui non mancano assoli sopraffini e soprattutto la ricerca di una sostanza di cui non sono esenti le impostazioni riffiche e i comparti strumentali. I riff in particolare riescono a donare una ricchezza di ispirazione che non appare mai ridondante. Coma faccia un gruppo ad esordire con questa maturità è un mistero, di certo è un album senza difetti, che presenta musicisti in grado di dare vita, sia tecnicamente che concettualmente, ad un lavoro pregnante, mai schematico eppure non dispersivo. La trama sonora preferisce infatti la complessità, ma senza farsi troppo difficile, e non vuole andare all’arrembaggio d’assalto bensì circuire l’ascoltatore. L’assenza di irruenza non determina noia, anzi, nella capacità di alzare l’asta dell’atmosfera si intravede quella punta di consapevole orgoglio che nasce dall’avere un bagaglio intuitivo già completo, che non necessita di pezzi che rimangano in testa subito, come se fosse chiaro che ascolto dopo ascolto il fruitore ne sarebbe rimasto intrappolato (come me). Alla fine il disco porta diversi accenti, presi da diverse realtà del panorama metal, ma fusi in un unicum piuttosto personale. Può venire in mente una affinità con i britannici Cradle Of Filth, solo meno Death, quanto a melodie invece sono loro pari, mentre di istanze sinfoniche i Manam ne sono sprovvisti tanto non servono in questo contesto. Uno dei full-lenght migliori dell’anno 2018.

 

Roberto Sky Latini

 

01. Fallen Leaves

02. Supernova

03. Atman Denied

04. Innerdemon

05. Revelation

06. Total War

07. A Raw Awakening

08. Anam

09. Sahara 

 

Marco Salvador – guitar / vocals

Fabiola Bellomo – guitar

Marco Montipò – bass / backing vocals

Nicola De Cesero – drums

 

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