Children Of The Sun

                                                                               Flowers

                                                                               The Sign Records

                                                                               www.facebook.com/Childrenofthesuun

 

 

 

Da non scambiare per gli omonimi statunitensi, questa band svedese non ha nulla a che fare con l’Heavy metal di quelli. Figli dei fiori, tempo da hippy per questo sound molto vintage in cui scorre una consapevolezza moderna, per esempio nella maggior durezza di certe distorsioni a volte espresse. E’ una musica che per quanto solo rock, a volte sfiora e genera sensazioni hard, comunque molto centellinate. E’ la seconda prova da studio dopo l’esordio con un ep di pochi mesi fa. I Children Of The Sun nel 2018 hanno vinto il concorso musicale della loro nazione, e ascoltando questo lavoro se ne può comprendere il perché. Eleganza e capacità esecutiva oltre che compositiva, hanno una nettezza che li rende perfetti nello stile e nelle atmosfere.  

Dopo “Flowers Intro”, il brano “HER GAME” presenta bene l’album ponendolo subito nell’ambientazione che le canzoni successive continuano a celebrare; qui è la sezione vocale ad essere padrona del campo, con grande imposizione tonica, ma c’è anche un bell’assolo elettrico che potenzia un pezzo di per sé iconico. Il pezzo più suadente è realizzato con la sognante “EMMY”, pezzo dalla forte impronta Blues davvero ben riuscito e ammaliante, con il suo tappeto tastieristico d’altri tempi. Quando l’aria si fa ritmata come in “HARD WORKIN MAN”, l’energia riesce a far salire la temperatura, senza però esentarsi dal mantenere una limpida melodia, e al centro si muove un ritmo alla Santana, che non viene sfruttato a dovere ma che forse dal vivo può venire dilatato. Anche se “SUNCHILD” contiene tutti gli elementi già citati, l’effetto è quello di un pezzo country-rock più moderno, e la sua elettricità si fonde con una coralità di ampio respiro.

Come dice il titolo della Title-track “FLOWERS”, l’anima bucolica dei tempi andati emerge con una soffice ballata del tutto ortodossa ma senza nessun difetto estetico, regalando un vero viaggio nel tempo. C’è spazio anche per una sferzata Hard Rock con “Like a Sound” che però brilla meno degli altri episodi pur non essendo filler. Il finale di “Beyod the Sun” interpreta fino in fondo il ruolo della band vintage con un pezzo che si conclude con una ripetizione del titolo in un crescendo sempre più intenso, al modo classico delle song del tempo, che volevano salutare enfaticamente l’ascoltatore; per intenderci come “Let the Sunshine” di “Hair”..

Le armonizzazioni del cantato rispecchiano la tradizione del genere suonato. Rivive in questo gruppo una visione country-blues, che era il lato più folk del Rock. Gli afflati raccontano delle loro influenze partendo da Janis Joplin, Allman Brother Band, Free, Joan Baez, fino ai Jefferson Airplane, l’alito di respiro infatti è quello a cavallo del periodo sessanta/settanta; ma per stare ai giorni nostri possono avvicinarsi anche ai Blue Pills quando si scuriscono un pò. Alla maniera woodstockiana viene espresso un sound dolce e aggressivo in una miscela che porta paesaggi bucolici ma anche lo spirito del R’n’R. La voce è di certo l’elemento principale in quanto le viene lasciato ampio spazio dato che la sua qualità tecnica è ineccepibile e di grande spessore interpretativo, oltre che potente. Le melodie sono luminose ma anche intime, sempre cristalline, dotate di abile tessitura. Il saliscendi emotivo delle linee melodie che la cantante esegue è strutturato senza eccedere né mancare, nella semplicità ma con enfasi.

C’è spazio anche per degli accenni di assolo chitarristico e per un filo di armonica. La perfezione della registrazione a volte rende alcuni momenti un po’ freddi, ma la sicurezza artistica della band traspare anche dalle sfumature e da certi inserti sonori infilati qual e là. Prodotti come questo mi fanno sempre pensare che ci sia una ricerca a tavolino per riuscire ad usare schemi consolidati dalla tradizione, ma per esservi in grado davvero e al contempo apparire credibili scrivendo ottimi pezzi, c’è sempre bisogno di ispirazione artistica e amore per il genere che si suona, e qui il risultato è troppo bello per far pensare al solo intento commerciale. In realtà neanche in passato si viveva solo di spontaneità, molti manager infatti spingevano a realizzare singoli da mercato, e tutti i musicisti si sono un po’ piegati alla richiesta. Siccome la band svedese in questione coltiva con feeling adeguato la musica che suona, non abbiamo di che lamentarci, ma solo di godere un lavoro riuscitissimo.

Roberto Sky Latini

 

01.Flowers Intro

02.Her Game

03.Emmy

04.Hard Workin Man

05.Sunchild

06.Flowers

07.Like a Sound

08.Beyond the Sun

 

 


Josefina Ekhom Berglund

Ottilia Ekhom Berglund

Wilma As

Jacob Hellenrud

Ida Wahl

Anna Nilsson

Christoffer Eriksson

Sara Berkesi

 

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