Simone Piva e I Viola Velluto

                                                                                         Fabbriche polvere e un campanile nel mezzo

                                                                                         Music Force

                                                                                         www.facebook.com/simonepivaeiviolavelluto

 

 

Simone Piva si presenta a noi con un nuovo lavoro , che forse è il seguito del suo precedente disco  che si intitolava “Il bastardo” mentre qui si presenta come una sorta di capo banda come quelli che si vedevano  nei film western nostrani , tanto che nel disco c’è pure un intro dalle atmosfere western, quelle tanto  care ai registi come Sergio Corbucci e Sergio Leone ( questa intro in particolare mi ricorda tantissimo le atmosfere rarefatte della scena iniziale di “C’era una volta il west” )a cui tra l’altro viene dedicato un brano che porta il suon nome.

Simone Piva e i Viola Velluto ci propongono una sorta di rock cantautorale impregnato di atmosfere da film western quelli  che da noi hanno chiamato spaghetti western per l’appunto. Questa atmosfera cinematografica non è solo una citazione essendo  un vero e proprio tributo al grande regista Sergio Leone.Ma non è solo la dedica in particolare , è proprio tutto il disco che richiama queste atmosfere ,tanto che potremmo definire il genere come una sorta di rock-cine-western-italiano al punto che potrebbe  parlare di un nuovo genere musicale perché no.

Tutto ciò lo si deve agli strumenti usati e che hanno una parte  preponderante nell’esecuzione. Infatti sebbene Simone Piva  and company siano una rock band a tutti gli effetti lo strumento principale che risalta non è la chitarra elettrica  bensì la tromba(che con i suoni tipici si rifà apertamente a certe atmosfere  da siesta pomeridiana tipica dei peones messicani con i loro sombreri a fargli l’ombra, appoggiati ai muri delle strade polverose nei torridi pomeriggi estivi)  e anche se le chitarre sono comunque presenti, hanno più un ruolo d’accompagnamento cosi come il resto degli strumenti usati.

Musicalmente le canzoni che fanno parte  del cd sono divertenti da ascoltare anche per la buona produzione di cui gode Fabbriche…”,  e tutte hanno un grosso potere immaginifico di farti fare questo viaggio cinematografico in una sorta di audiofilm“Da dove vengo”, è una canzone che mi colpisce  per la sua  parte ritmica che cita non so quanto volutamente il mitico brano “Tequila” (non solo perché la chiedono da bere)  tanto che mi aspettavo che avessero continuato a suonarlo ma evidentemente è solo una citazione .

Ascoltando invece “Cani Sciolti”canzone tra le più incisive  e divertenti, il testo è assai evocativo  e tipicamente rockkeggiante, “chiudi tua moglie e le tue figlie stiamo arrivando “ la stessa emotività la provocavano gli AC/DC pervia della fama di  pericolosi  sessisti che si erano creati attorno a loro.In conclusione “Fabbriche polvere e un campanile nel mezzo” è  il disco giusto per quest’estate torrida ti fa venire voglia di bere o una bella tequila ghiacciata oppure per rimanere sul classico è il classico disco anche adatto ad essere accompagnato da un boccale  da un litro di birra spumosa e fresca fate voi. 

Stefano Bonelli

 

01.  Intro

02.  La battaglia infuria

03.  Da dove vengo

04.  Cani sciolti

05.  Imprevisti

06.  Oggi si uccide domani si muore

07.  Sergio Leone

08.  Questa estate

09.  Il destino di un uomo

 

Simone Piva - voce/ chitarre elettriche/ acustiche

Federico Mansutti - trombe

Luca Zuliani - contrabbasso

Alan Liberale - batteria/percussioni 

Francesco Imbriaco - piano/tastiere/ cori

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