D.A.D.

                                                                                                        A Prayer for the Loud

                                                                                                        AFM Records

                                                                                                        www.d-a-d.dk 

 

 

Otto anni fa, con “Dic.Nii.Lan.Daft.Erd.Ark”, l’abum precedente a questo, la band danese non era stata molto convincente; stavolta si torna sul sicuro con l’attitudine rock’n’roll più congeniale. Per loro stessa ammissione era ora di tornare al passato più classico, e col classico rutilare la ruota torna a girare; si sa che cercare la pietra filosofale non sempre ha portato frutto. La nuova opera è ben fatta e la sorpresa sta nel non dare sorprese, cioè nel rimanere accostati al rock verace. Come al solito la personalità è forte e questo valore è l’elemento sempre vincente per una band in grado di usare il rock’n’roll in modo particolare,

“BURNING STAR” è un ottimo biglietto da visita col suo rock nudo e crudo; ritmo, riff e cantato tipici. Molto suadente e limpida la song blues  “A PRAYER FOR THE LOUD”, che soffia soffice e poi si indurisce nel ritornello ed ha un breve ma riuscito assolo di chitarra. L’anima è tutta inserita dentro l’alveo Hard più diretto. Con “Nothing ever Changes” si scorre lungo un riff Motorhead/Status Quo; con la focosa “NO DOUBT ABOUT IT” ci si spinge su andamenti alla AC/DC e una verve alla Nazareth; con la ballata “A Drug for the Heart” si americaneggia una stirata di cantautorale afflato che si pone fra Bruce Springsteen ed Aerosmith. L’altra ballata “If the World Just” è un po’ classicamente melensa, ma possiede il giusto pathos grazie ad un cantato sentito quando aumenta la tensione nel finale. 

La minore aggressività di un pezzo come “The Sky is made of Blues” non è esterno al loro modo di fare perché sin dal primo album ci sono state queste tipologie di ritmicità lineari e liquide quasi Dire Straits. “The Real Me” ed “Happy Days in Hell” sono D.A.D. che più D.A.D. non si può. Di certo l’aumento di velocità di “MUSICAL CHAIRS” appare come una delle cose più divertenti e prende al petto con efficace aggressività che ricorda i vecchi grandi e più duri Aerosmith pre-1979. Giusto “Time is a Train” tende a far calare il livello del full-lenght, ma non ce ne lamenteremo perché si fa comunque ascoltare col suo riffing rallentato come certi pezzi Ac/Dciani di ultima generazione.

La bellezza del gruppo non sta solo nell’attacco violento, anche quando duri, si ascolta una certa raffinatezza sia nel songwriting sia negli arrangiamenti. La semplicità dei pezzi non è la semplicità banale, ma quella che ricerca suoni e inflessioni intelligenti. E’ chiaro che la vocalità rimane l’elemento peculiare della band, riconoscibile e segno distintivo, la quale anche quando interpreta la tradizione lo fa in maniera singolare. Se durante l’ascolto non si perde mai il filo è perché i musicisti in questione sanno sempre cosa fanno. Viene suonato un Hard Rock che prende tanto le sonorità anni settanta quanto quelle successive dello Street Metal, incorporando il calore di certa anima rock-blues. La musica è divertente ma mai facilona, e viene curato ogni aspetto espressivo, così da mantenere ben vivo l’interesse per tutto l’arco dell’opera. Questo è uno di quei dischi che si ascolta in quanto rockers. Quando ci si vota al rock’n’roll non si può evitare un lavoro siffatto; basta fruire casualmente uno solo dei brani qui proposti per essere attirati ad ascoltarlo tutto. E comunque i DAD non vanno snobbati, anche a costo di capitare in un full-lenght meno riuscito come è successo in passato, perchè potrebbe invece regalare una piccola sorpresa piacevole come è avvenuto stavolta.

Roberto Sky Latini

01.  Burning Star

02.  A Prayer for the Loud

03.  Nothing ever Changes

04.  The Sky is made of Blues

05.  The Real Me

06.  No Doubt about It

07.  A Drug for the Heart

08.  Musical Chairs

09.  Time is a Train

10.  Happy Days in Hell

11.  If the World just

 

Jesper Binzer - vocals, guitar

Jacob Binzer - guitar

Stig Pedersen - bass

Laust Sonne - drums

 

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