Diamond Head

                                                                                                        The Coffin Train

                                                                                                        Silver Lining

                                                                                                        www.diamondheadofficial.com

 

 

Ormai è sicuro, i Diamond Head sono la più alta forma di NWOBHM che il mercato discografico abbia mai prodotto. Nella scena culturale di quel periodo storico vanno distinte le due parti, quella temporale (1978-1983) da quella stilistica. Lasciando da parte Iron Maiden; Saxon e i Def leppard dal terzo album (anche i Venom, pur fondatori di un altro genere, vi stanno dentro), che furono parte integrante della scena, la Testa di Diamante incarna la migliore essenza di quel movimento anni ottanta ormai assurto a specificità-tipo, un genere metal che ha il proprio suono caratteristico.

Di questa essenza sonora fanno parte Warlord; Holocaust; Angel Witch; Tygers Of Pan-Tang e primi Def Leppard, esempi chiari di quel suono rivoluzionario pur ognuno nella propria caratteristica peculiare. Tutti gli altri hanno inseguito loro. E’ interessante vedere come nella sua intrigante evoluzione compositiva, mai statica, il chitarrista fondatore della band abbia saputo mantenere pura la tipologia di stilema, che anche quando cambiano i cantanti, rende riconoscibile il gruppo, personalissimo in ogni sua espressione. Per esempio non si rinuncia alle virtuose escursioni della chitarra che sono parte integrante del loro stile. E’ davvero la conservazione di uno spirito, senza per questo che ci si fermi al passato, anzi la band pare consapevole di dover costruire musica che sia significativa alle orecchie di oggi. Attenzione, non parliamo di una band che merita plauso solo per essere stato un mattone della storia metal, il loro merito era ed è anche, e soprattutto, quello di saper comporre musica di spessore.

“BELLY OF THE BEAST” è una “lecca” potente di puro Heavy Metal, tonico e d’assalto, impreziosita da una chitarra elettrica che cesella ben due assoli. Ma la chitarra solista elettrifica l’ascolto anche con la seconda traccia, la cadenzata “THE MESSENGER”, fornendogli una bella scossa all’inizio per ben 50 secondi, poi cambia il ritmo ma sempre imprimendo forza; si sente forte l’imprinting di derivazione blues. Anche quando la potenza indietreggia per lasciar posto a pezzi più introversi, come la title-track “THE COFFIN’ TRAIN”, la bellezza non viene mai meno, e si acquista maggiore magia, magia che è insita nell’essenza stessa di questa band. La scura epicità di “THE SLEEPER” è un gorgo di feeling emozionale che scuote con raffinata tensione.

Quest’ultimo pezzo come altri, per esempio “Shades Of Black”, propone la solita voglia di mettere cambi di ritmo,  partendo con un tempo medio per poi inserire l’acceleratore. Per capire quanto i gruppi della NWOBHM facciano parte di un unico genere, fare attenzione al riff del terzo minuto e 41” di “Death by Design”, infatti esso può ricordarci molto bene la modalità riffica dei Def Leppard del primo album; è solo una curiosità, ma che dà l’idea del grande valore portato dai Diamond Head che sanno rendere moderno ciò che potrebbe apparire vintage. La triste malinconia dei Diamond Head arriva con l’ultima traccia “UNTIL WE BURN” che però non è una ballata, ma un metal sinuoso e ammaliante.

Va sottolineata l’assenza di ritornelli facilmente riconoscibili, anzi a volte sembra che non ci siano, eppure tutto è permeato di elegiaca completezza, e rende chiaro quanto alto sia il valore di un gruppo che non insegue troppo facili orecchiabilità, pur nell’alto tasso di melodia. La voce è bella, ma ancor più colpisce per la sua magnifica capacità interpretativa. Non è troppo simile a quelle passate ma sa donare il fascino dovuto alle canzoni di una band che ha sempre avuto tutta una sua peculiare atmosfera. Heavy Metal inglese, con salti profondi nella sostanza Progressive così da ampliare di molto pathos e sensazioni emotive.

C’è sempre la voglia di nutrire i brani di passaggi che inseriscano variazioni sul tema, giocando sull’abilità del leader di creare riff intriganti e di metterne insieme più tipologie (è un po’ il motivo per cui Metallica furono affascinati dalla band). In realtà alcuni riff sanno di già sentito, ma ogni volta colpiscono con efficacia senza infastidire. In determinati tratti compositivi sono nitide le matrici blues che generano più Hard Rock che Heavy Metal, riuscendo però ad evitare qualsiasi caduta vintage. Superare il disco del 2016 era difficile, e infatti siamo  in parità. Impossibile parlare di brani minori, qui siamo al cospetto di un album del tutto funzionale e pregnante.  Magari un’altra miccia come la traccia iniziale non ci sarebbe stata male. Comunque l’Heavy Metal ha qui il cuore, condiviso insieme con altri gruppi anche loro di cuore, i Diamond siedono quindi sull’inespugnabile trono di uno dei regni del continente metallico.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Belly of the Beast

02.  The Messanger

03.  The Coffin Train

04.  Shades of Black

05.  The Sleeper (prelude)

06.  The Slepeer

07.  Death by Design

08.  Serrated Love

09.  The Phoenix

10.  Until We burn Home

 

Rasmus Bom Andersen – vocals

Brian Tatler – guitar

Abbz – guitar

Dean Ashton – bass

Karl Wilcox - drums

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