Bad Religion

                                                                                                  Age of Unreason

                                                                                                  Epitaph Record

                                                                                                  www.badreligion.com

 

 

Tanta buona salute per il sound degli statunitensi Bad Religion che ci regalano un full-lenght generoso. Tipico nella sua concettualità, ma sempre fornito della scintilla giusta. Orecchiabili eppur lontani da certa visione pop di Green Day o Blink 182, essi puntano a rendersi inossidabili nonostante l’età. Infatti il risultato che  viene sfornato quest’anno è ottimo. E’ un disco con una presenza tonica ineccepibile, di anima esuberante anche se lo stile è ortodosso.

“Chaos from Within”, iniziando l’album, avverte che in casa B.R. la musica non è cambiata; il 4/4 diretto e il cantato semplice infarciscono una lineare canzone punk. La morbidezza di alcuni brani come “MY SANITY” o “LOSE YOUR HEAD” non elimina l’energia perché la costruzione dei pezzi è benissimo equilibrata; la prima anche per un ritmo tirato efficace e la seconda per una certa riuscita malinconia di fondo che riesce a non far desiderare la velocità. La rabbia emerge nella traccia migliore del lotto che è “DO THE PARANOID STYLE”, uno degli episodi meno monolitici per le diverse brevi parti costitutive pur durando appena un minuto e 45 secondi, e per l’assolo acuto. Ma la cattiveria maggiore si denota nella scheggia brevissima (1’ e 4”) di “FACES OF GRIEF” che ricorda i più violenti Dead Kennedys.

Poi arriva un’altra durezza di livello che è “OLD REGIME”, pezzo però che abbandona la verve punkcore per farsi quasi Speed/Power, aspetto rinforzato da una chitarra solista molto Heavy. In modo meno duro ma più esplicitamente metal, scorre “Downfall” che starebbe bene in molti dischi Street, assoli vecchio stampo compresi (ben due nella traccia). Il riff di “Big Black Dog” copia una parte di quello di “Genocide” dei Judas Priest, ma va bene anche così dato che il resto della canzone non ha nulla a che vedere con quella. Divertente “Since Now” che ci fa tornare agli anni sessanta degli Who, per merito del coretto scanzonato, anche se c’è il lato veloce.

Diciassettesimo album in studio dal 1982, e invece di apparire scontati, questi uomini coerentissimi appaiono in gran forma e caso mai più stilisticamente precisi. Le song sono costruite con una compiutezza tale da lasciar fuori qualsiasi difetto o forzatura. La performance vocale non è mai ruvida, anzi è molto melodica senza uscire dalla foga Hardcore del loro genere, e contribuiscono all’orecchiabilità i coretti spesso utilizzati con quegli “aaah aaah” adolescenziali che amalgamo l’ascolto. Quei coretti avrebbero potuto danneggiare l’ascolto e invece sanno evitare condensazioni melense. La sezione ritmica vive per la maggior parte di velocità ma cerca di condire con una linea che non sia troppo basica.

Non è musica senza assoli, ma i brani non necessitano di ampi virtuosismi, quindi quelle pennate sono eccellenti nella loro brevità (breve è anche il songwriting). C’è il Punk/Hardcore ma ci sono anche leggere contaminazioni metal e rock, tutto così bene miscelato che la base punk rimane continuativamente riconoscibile. Il senso di ribellione di questo genere musicale forse non è più quello di una volta visto che esiste ormai metal ben più violento e cattivo, anzi, per quelli come me (“vecchietti”), il loro comporre è rassicurante, caldo e cullante, non esce dai canoni conosciuti e dà una visione anni ottanta; però il loro essere è fresco e contiene una lucidità che manca a certi gruppi attuali. Disco politico ma musica che sa dare sia un messaggio che divertire. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Chaos From Within

02.  My Sanity

03.  Do The Paranoid Style

04.  The Approach

05.  Lose Your Head

06.   End Of History

07.  Age Of Unreason

08.  Candidate

09.  Faces Of Grief

10.  Old Regime

11.  Big Black Dog

12.  Downfall

13.  Since Now

14.  What Tomorrow Brings

 

Greg Graffin – vocals

Brain Baker – guitar

Brett Gurewitz – guitar

Mike Dimkich – guitar

Jay Bentley – bass

Jamie Miller - drums

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