Arch / Matheos

                                                                                                 Winter Ethereal

                                                                                                 Metal Blade Records

                                                                                                 www.facebook.com/archmatheos

 

 

Se l’arte è morta allora questo duo statunitense  è l’illusione di due fantasmi. Invece questi musicisti sono vivi e vegeti e, ben lontani dall’essere puro spirito etereo, sono densamente e pesantemente metal nonostante una voce luminosa. Prog-Metal non solo di ottima fattura, ma di grande intensità emotiva. Amanti del Progressive e del metal raffinato e regale, fatevi sotto.

La suite di oltre 9 minuti, “VERMILLION MOONS”, lascia stupiti per la bellezza che la linea vocale sa esprimere, e se costringe al muro passionale anche l’ascoltatore più scettico, più energia e tonicità imprime “Wanderlust” per soddisfare le anime più dure. Gli oltre otto minuti di “WRATH OF THE UNIVERSE” sono un colpo di reni tosto ed è l’esempio di come l’ugola comandi sulla parte strumentale, infatti l’assolo potrebbe dare di più ma decide per l’ennesima volta di lasciare di nuovo campo alla voce. Anche quando la distorsione è parzialmente sostituita dall’acusticità come in “TETHERED”, la dinamica tensione non perde il filo, mantenendo carattere e incisività. Il tasso maggiorato di durezza emerge in “Straight and Narrow”, con dentro un pizzico di Dream Theater, ma comunque sempre colma di specificità propria. La conclusione è “KINDRED SPIRITS”, una suite di tredici minuti che in una atmosfera algida, tra sofficità e prestazione muscolare, riesce ad agguantare la mente e il corpo di ogni ascoltatore che brama di essere fascinato; come forma è più lineare e fruibile, ma sempre accentata e ficcante.

La coppia di geni è tornata e il suo ritorno si esplica con un album fiero, decisamente maturo ed allo stesso tempo sbarazzino. Sbarazzino considerando che affiora la voglia giovanile di dare di più, di non fermarsi all’idea di strofa-ritornello; i due musicisti sembrano giocare e divertirsi, soprattutto con le linee vocali che appaiono ipertrofiche. La chitarra ritmica è in grado di supportare tonicamente un’ugola maestra, mentre il resto del lato strumentale, pur tecnicamente ineccepibile, vuole mantenere rappresa la parte virtuosistica dei solismi, che infatti si subordinano al songwriting. Il cantante uscito dai Fates Warning nel 1987 è al secondo full-lenght con il chitarrista rimasto nelle fila dei Fates Warning; dal precedente lavoro, “Symphatetic Resonance” del 2011, sono passati tanti anni e questo ascolto afferma la loro voglia di esserci. La voce è l’emblema dell’opera, abile nell’aprire i paesaggi ma anche nel tendere il tessuto sonoro al massimo delle possibilità. E’ un cantato continuo poco incline ad abbandonare il campo a favore degli strumenti, che pure ci sono e fanno bella mostra di sé, non però come personaggi ma come struttura.

Solo “Never in your Hands” e “Kindred Spirits” viene srotolato un lungo assolo, molto più aggressivo nella seconda traccia. Troviamo qualche ospite qui dentro, ma il più ben accetto è il batterista Baard Kolstad dei Leprous in “Picth Black Prism” che è uno degli attualmente più mostruosamente tecnici drummer. Non sono i Fates Warning per quanto affiancabili, è un album che nel panorama Prog-Metal ha una collocazione a sé, quale posizione isolata che ne fa una chicca da avere. Ben cinque song superano i sette minuti e, ripeto, è particolare il fatto che quasi tutto sia basato sulla voce, tra l’altro con una performance degna di ogni possibile lode, sebbene talvolta andrebbe moderata e meglio guidata dal punto di vista quantitativo. E’ un lavoro costruito per mettere il cantante al centro dell’attenzione, ma bisogna avere il talento di Arch perché si possa arrivare a questo risultato d’oro. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Vermillion Moons

02.  Wanderlust

03.  Solitary Man

04.  Wrath of the Universe

05.  Tethered

06.  Straight and Narrow

07.  Pich Black Prism

08.  Never in your Hands

09.  Kindred Spirit

John Arch – vocals
Jim Matheos – guitars

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Frank Aresti – guitar
Steve DiGiorgio – bass
Joey Vera – bass
Joe DeBiase – bass
Baar Konstad – drums
Bobby Jarzombek – drums
Mark Zonder – drums
Thomas Lang – drums

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