Myrath

                                                                                                       Shehili

                                                                                                       EarMusic

                                                                                                       www.myrath.com

 

 

Dalla Tunisia arriva il vento del deserto, ma la musica non è affatto desertica o polverosa, quanto ricca di sfumature negli arrangiamenti e florido dal punto di vista dei suoni e delle sfumature. La semplicità di brani mai lunghi riesce ad esprimere una minima verve Prog, anche se dentro si trova Class-metal e AoR, sempre però induriti da una modernità dall’appeal fresco. Questo sesto dal 2005 è un lavoro affascinante. C’è da dire che fino a “Tales of the Sand” del 2011(terzo album) il modo di realizzare musica era piuttosto lontana da modelli catchy e ruffiani; con “Legacy” (2016-precedente a questo) invece la band ha deciso per un modello più accattivante e fruibile adatto ad inseguire il mercato commerciale. Si può preferire quelli a questi, ma i Myrath riescono a mantenersi di valore con una stupefacente e armoniosa creatività, tale da lasciare di stucco. Niente fuori luogo, niente fuori posto, e fascino da vendere a palate senza che il lato commerciale distolga dal senso artistico verace.

“BORN TO SURVIVE” è massimamente affascinante e sinuosa, punto di partenza che sintetizza l’essenza dell’album. Non bisogna aspettarsi mai un metallo molto pesante, comunque  il metal è forte in più song. Una di queste è “YOU’VE LOST FOREVER” anche se il ritornello arioso ne ammorbidisce la tensione; forse il pezzo migliore dell’opera in quanto ad energia e raffinatezza, le due caratteristiche si embricano con suadenza magica. Altro aumento di durezza in “MONSTER IN MY CLOSET”, con il senso metallico espresso dai riff compositi della chitarra ritmica e dall’assolo insinuoso, anche se l’orecchiabilità del ritornello è decisamente accattivante e pop, eppure ciò non stona col resto. Così pure smetalla un pezzo come “Darkness Arise”, nonostante i passaggi acustici e il pianoforte, che vola con una parte solista potente.

Il pezzo più commerciale, di cui anche il video, è “Dance”, ma la sua personalità è tale che non diventa mai un pezzo di banale superficialità, anzi mantiene il ritmo e la trazione energica, possedendo inoltre uno dei migliori assoli del lotto. Commerciale sarebbe anche il ritornello di “WICKED DICE” ma nell’insieme si rifugge dalla semplicità grazie ad un insieme tonico. Anche con la ballata la band non vuole rischiare di cadere nella faciloneria, e lo dimostra “Lili Twil” che apre ad enfatica maestosità e nel cui arrangiamento si posano rigogliosi petali di suoni; è una cover ma brilla nelle mani dei Myrath. La bellezza di saper coniugare l’appartenenza culturale all’essenza occidentale della musica è nettamente evidente a chiunque ascolti questo disco, ma la base è più occidentale che orientale, e lo dimostra un pezzo come “NO HOLDING BACK”, che lineare e cadenzata scorre come una song classica alla Sonata Arctica; ancor di più ciò avviene in “Stardust” dal cuore prettamente AoR, scevro di senso orientale, pur mantenendo le tastiere pompate. La divisione tra brani migliori e minori è un artificio in quanto qui nulla è filler, e tutto emoziona. A conclusione una passionale “SHEHILI”, appunto dalla orecchiabilità accattivante piena di seduzione e sensualità.

Potremmo inserire il gruppo nella classificazione di Prog; Folk; Symphonic, senza per questo far mai loro torto. Legati alla tradizione orientale, i Myrath sono attualissimi. Il loro riffing è stato sempre moderno e anche oggi viene espresso con grande tecnicismo. Ogni pezzo esprime sinfonicamente l’eleganza orientale. Le linee vocali imprimono ficcanti melodie nelle strutture compositive. Una ugola riconoscibile e personalissima. Ho parlato spesso di come il senso orientaleggiante sia insito già da decenni nel sound Hard/Metal del panorama occidentale, sia dagli anni settanta che in tutti i periodi successivi. Diciamocelo, anche se i Myrath hanno aumentato il tasso di mediorientalità, la loro attitudine è molto ma molto occidentale. Certo la voce canta in maniera autotoctona ed alcuni strumenti sono della loro terra, ma spesso, per quanto denso, ciò sembra usato come lo userebbero tranquillamente i gruppi europei o americani. Avviene in modo più caricato in alcune canzoni, anche in senso filmico, ma certo senza rovinare nulla, anzi, qui sta la loro forza; la forza di esperti musicisti che hanno dalla loro però anche un songwriting entusiasmante e che perciò non possono che cadere in piedi. Se apri il forziere Shehili, soffierà la magia di gioielli scintillanti che avvolgeranno l’ascolto in una amorevole carezza.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Asl

02.  Born To Survive

03.  You’ve Lost Yourself

04.  DanceWicked Dice

05.  Monster In My Closet

06.  Lili Twil

07.  No Holding Back

08.  Stardust

09.  Mersal

10.  Darkness Arise

11.  Shehili

 

Zaher Zorgati – vocals

Malek Ben Arbia – guitars

Elyes Bouchoucha – keyboards

Anis Jouini – bass

Morgan Berthet - drums

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