Frozen Crown

                                                                                                  Crowed in Frost

                                                                                                  Scarlet Records

                                                                                                  www.facebook.com/frozencrownofficial

 

 

Questi italiani non cercano di rinnovare il genere Power che suonano, cercano solo di creare belle canzoni che inneggino al Metal tout court. Non ci sono aperture da ballata, e meno male, che vanno realizzate solo se si ha l’ispirazione speciale, e invece relegano le parti soffici soltanto alle tracce strumentali. Il lavoro sprigiona molta melodia ma anche riffing serrato e ritmica potente.

“NEVERENDING”; “In the Dark” e “BATTLES IN THE NIGHT”, coi loro riff stretti scatenano una tripletta di Power arrembante dopo l’intro; la prima e la terza song posseggono più tiro per ritmo e per melodia, più accattivanti. Tutte e tre appaiono davvero ortodosse, del tutto dentro gli standard classici del genere senza forzare mai stilisticamente la mano per uscirne; eppure senza ricercare personalità funzionano lo stesso con dinamica energia. Ma i pezzi migliori non sono quelli da impatto iniziale, bensì quelli più ricercati espressivamente come l’epica minisuite “WINTERFALL”, comunque sempre veloce e scatenata, dove il cantato insorge anche con la voce maschile mezzo screaming, mezzo growl; il suo valore sta anche nella melodia dal sapore meno semplicistico, che potrebbe farsi Folk, senonchè essa predilige più il senso metal nonostante il pianoforte presente e una coralità simil-sinfonica che affiora prima prima che riemerga la voce ruggita del singer maschile.

E tra le dure, meglio “UNSPOKEN”, cresposa, fornita però di una ritmica meno da elicottero e più cadenzata, meno Power e più Heavy metal classico. Funziona molto bene anche l’unico pezzo commerciale del disco, l’orecchiabile “LOST IN TIME” che batte “Across the Sea” presente nel primo album, la quale era comunque buona, perché, a differenza di quella, elude qualsiasi sensazione di plastica, anzi vive di grande ariosità; e avrebbe potuto esaudire la sua missione da singolo se avesse avuto dalla sua un video. Invece per il video è stato scelto “Neverending”, comunque funzionale alla bisogna dal punto di vista musicale; su di esso non posso fare a meno di accennare all’eccessivo movimento delle mani della cantante, che mi fa sorridere apparendomi buffamente forzato. Il brano meno interessante è “Forever” dove si percepisce un sapore eccessivamente già sentito. Quattro strumentali, tra cui l’intro e la bonus “The King’s Rest”, le quali sono cose non perfettamente riuscite, non che non abbiano buono spunto, ma permangono statiche, e il tastierista non possiede il tocco magico necessario, pur dando l’idea di non voler essere ordinario.

Se non dici Frontiers, dici Scarlet. Le due etichette italiche si danno battaglia in maniera continuativa quasi combattendo nello stesso ambito di genere musicale. Una concorrenza che fa bene al panorama metal internazionale e che mantiene alto il livello artistico. Certo non si può sempre stare al top, e così vanno bene anche band come questi nostrani Frozen Crown, che non eccelleranno ma che posseggono la giusta verve per non passare inosservati; sono un gruppo minore che però mantiene un tono di eleganza e forza sufficiente a rimanere in gara. Attenzione però, i F.C. non sono deboli né sottotono. E così, avvedutamente, la Scarlet pubblica questo loro secondo lavoro come ha fatto col primo “The fallen King” del 2018; lo fa appena un anno dopo e penso che facciano bene considerando che il gruppo ha giocato sul tavolo buone carte.

Rotonde e lucenti le chitarre anche se a loro viene meglio il tessuto dei riff che le parti soliste. Voci in grado di agire e interagire con sicurezza, sebbene quella femminile abbia poca capacità di modulazione e usa pochi cambi di tonalità anche se nella title-track “Crowned in Frost” riesce in qualche modo a dimostrare parzialmente il contrario (continua il mio dubbio se sia mancante un po’ più di coraggio o proprio ci sia una limitazione tecnica). Stavolta l’ugola maschile ci risparmia il cantato pulito che appariva debole, e si agita adeguatamente col growling che invece gli riesce in maniera ficcante. La batteria sa colpire come il martello sull’incudine e usa anche scatenare uno pseudo-blasting fiammeggiante.

Rispetto all’esordio i miglioramenti sono netti, sia come attitudine che come resa sonora. Sono riusciti ad eliminare i suoni plastificati ed a far scintillare le chitarre che a volte mancavano di carattere, apparendo ovattate. Le tastiere hanno acquistato una certa virilità eliminando la fastidiosa anima edulcorata, ma devono ancora fare il salto di qualità; le parti ad essa dedicata sono più d’una ma non raggiungono il risultato sperato. Comunque, chi più, chi meno, tutti i comparti sono migliorati, e se l’altro disco alternava buone song a scialbe song, stavolta esse appaiono quasi tutte lanciate verso l’alto. Dissi nell’altra recensione che parevano un combo impastoiato e avevano bisogno di esternare maggiore cattiveria. Possiamo dire che si sono attivati in tal senso e che pur rimanendo talvolta scontati, hanno più luce e vibrazione. State sicuri che ascolterò più e più volte questa uscita.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Arctic Gales

02.  Neverending

03.  In the Dark

04.  Battles in the Night

05.  Winterfall

06.  Unspoken

07.  Lost in Time

08.  The Wolf and the Maiden

09.  Forever

10.  Enthroned

11.  Crowned in frost

12.  The King’s Rest (bonus track)

 

Giada Etro – vocals

Federico Mondelli – keyboards / guitars / vocals

Talia Bellazecca – guitars

Filippo Zavattari – bass

Alberto Mezzanotte – drums

 

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