Danko Jones

                                                                                                     A Rock Supreme

                                                                                                     AFM Records

                                                                                                     www.dankojones.com

 

 

Eccolo qui di nuovo dal Canada il mattatore  del Rock’n’Roll, col nono album da studio. Su undici tracce solo una raggiunge i quattro minuti e ciò la dice lunga sullo spirito facile dell’opera, ma nessuno sta sotto i tre perché a Danko sembra piacere indulgere con la sua voce per divertirsi con l’ascoltatore, probabilmente pensandolo in fase live. Dall’esordio del 2002 l’impostazione è rimasta la stessa? Qualcosa stilisticamente s’è mosso negli anni, ma oggi la sua spinta appare più narcisista e da showman, in un atteggiamento in cui la musica è quasi più al servizio dello spettacolo che della canzone. Danko ama il ruolo dell’intrattenitore.

“I’M IN A BAND” fa subito iniziare l’ascolto con un pezzo frizzante, cadenzato ed elettrico, che è il classico modo di aprire di Danko, cioè quello di riverire il rock più tradizionale; in realtà il riff è alla Thin Lizzy e non sarà l’unico episodio in cui si sentirà questa dipendenza, solo che qui sembra venuto spontaneo mentre altrove apparirà fatto apposta. Infatti ciò avviene molto palesemente in altre due tracce: la prima “Lipstick City”, song minore, che sembra davvero fare una citazione alla band irlandese, anche se poi il ritornello è un più lineare punk adolescenziale; la seconda, anch’essa dalla sfacciataggine smaccata, è una piccola elegante “THAT GIRL” che dei Thin Lizzy vive anche i modi caldi di Lynott. La parte iniziale del disco è fatta di canzoni più o meno schizzate, mentre nelle ultime quattro tracce i momenti sono più normali. Ma nella normalità la sua bravura aumenta e i pezzi diventano energia irresistibile.

Avviene nella simil Van Halen “YOU GOT TODAY”, e, cosa c’è di nuovo in “BURN IN HELL”? Niente, ma la si gode con la massima intensità.  Un pezzetto di anima punk emerge in YOU CAN’t KEEP US DOWN” regalando una shekerata vibrante senza tanti fronzoli. “Dance Dance Dance” è il pezzo più orecchiabile e accattivante ma scorre senza ridurre il tasso di interesse all’ascolto. Tutti i brani, anche quando minori, reggono bene allo scontro e soddisfano la voglia di battere il piede.

Gli assoli sono pochi e nel caso semplicissimi, e anche stavolta ciò appare essere un difetto come sul full-lenght precedente, sebbene questo album valga più di quello. Ma a Danko non sembra interessare offrirsi in una performance di virtuosismo, prediligendo invece una certa teatralità egocentrica. In effetti lui fa potentemente il gigione; il suo stile possiede un che di accentratore, come uno che se la tira, ma in modo simpatico alla Fred Buscaglione. Per riuscirci si basa meno sulla chitarra e più sulle vocalizzazioni prolungate a rotta di collo, un po’ eclettiche, un po’ kitsch. Ma funziona alla grande e la sensazione di vivere un party Rock’n’Roll è continuativa per tutto l’arco della fruizione. Il titolo vuole cantare l’amore per il rock, e si rifà simbolicamente al lavoro Jazz di Coltrane “A Love Supreme” del 1964, e pensare che Danko ami il jazz appare strano, ma alla fine è vero che il rock e il jazz derivano entrambi dal blues e in qualche modo la vera arte si compenetra, almeno idealmente.

Se, come al solito, troviamo idee lineari, esse sono scorrevoli e a forza di ascoltarle hanno il potere di irretire. L’artista lo dice chiaramente che si diverte, e dice che non vuole raccontare verità musicali e di vita, che nella sua musica ciò che passa è comunque sudore e passione anche quando non è innovativa. Danko, in qualche modo, nelle varie interviste ci tiene a dire che la musica è sempre nuova se la si vive davvero.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  I'm in a Band

02.  I Love Love

03.  We're Crazy

04.  Dance Dance Dance

05.  Lipstick City

06.  Fists up High

07.  Party

08.  You Got Today

09.  That Girl

10.  Burn in Hell

11.  You Can't Keep Us Down

 

Danko Jones - vocals / guitar

John Calabrese - bass

Rich Knox - drums

 

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