S91

                                                                                                Along the sacred path

                                                                                                Rockshots Records.

                                                                                               www.facebook.com/S91band

 

 

Lavoro molto interessante sia per la tematica trattata, sia per il contenuto musicale. Si raccontano i grandi personaggi della cristianità e lo si fa con una costruzione sonora talvolta originale, talvolta più tradizionale ma che rimane sempre di peculiare personalità. La durezza e la morbidezza si cingono in un abbraccio molto stretto. Il progressive suonato non è scevro di spigolosità come di angoli addolciti, e l’insieme non appare mai contraddittorio. 

La prima traccia “COSTANTINE THE GREAT” esprime parecchio spessore narrativo, con un cantato denso, maschile e femminile, e con un assolo chitarristico rovente che appare molto trascinante; esso è da considerare il momento maggiormente estroverso. “SAINT PATRICK”, cantata solo dalla singer Marì, tende ad una certa normalizzazione del tessuto espressivo essendo più vicina a certe song gothic-metal con chitarrismi anche Ironmaideniani che ne danno una estensione prog, ma la personalità rimane forte. “POPE GREGORY I” ricalca impronte folk con una voce suadente che porta anche un soffice afflato epico, e pur con una base sonora ridotta all’osso, la sua espressività è consistente, in grado di dare alla ballata una seriosità non lacrimosa.

Ed ecco la song Power “GODFREY OF BOULLION” che nella parte maschile non canta in modo melodico rassicurante come fa il Power melodico, ed è positivo che sia così, mentre è la parte femminile a farsi stilisticamente più orecchiabile, inoltre certi passaggi sonori sono più crudi e magari ciò che manca è solo un bell’assolo frenetico che ne avrebbe aumentato il valore. Si apre come una ballata “JOAN OF ARC”, ma poi entra in scena un Heavy Metal ritmato che dà il via ad una doppia sezione solista frizzante, chitarra prima e tastiere dopo; brano però che sembra terminare troppo presto.

La minisuite “JOHN WILLIAMS” possiede due lati intriganti i quali sono la vocalità femminile più interpretativa dell’album, sebbene non sfruttata al massimo, e la sezione strumentale progressive che emerge impattante. La notevole personalità del combo riesce a scolpire trovate musicali che tengono bene anche quando l’originalità stilistica diminuisce come in “Olaf II Haraldsson”, dove la voce femminile presenta qualche indecisione esecutiva. Piacevolmente freschi i giochi duellanti di assolo fra chitarra e tastiera, come avviene in “Martin Luther”, e hanno il tono del metal classico.

Se alcune tracce appaiono troppo brevi, non possiamo dire la stessa cosa certo per “Dietrich Bonhoeffer” visto che è una suite di dieci minuti e mezzo; non appare il pezzo migliore del lotto anche se è adeguata sia nella parte piano e voce (altri momenti soft, in altre somg, sono venuti però meglio), sia in quella dura; il lato duro lega ottimamente ritmo e linea melodica cantanta ed è la situazione migliore del brano grazie all’enfasi che produce, mentre poi la zona strumentale appare un po’ più fredda e meno espressiva che nel resto del disco. Globalmente “Dietrich…” è l’episodio meno personale (nella parte acustica, chitarra e voce, in qualche modo c’è una somiglianza con “Nothing Else Matters” dei Metallica). 

In generale le idee compositive del gruppo sono avvincenti come le storie narrate. Non sembra una band che forzi le proprie composizioni in modo innaturale, pure di base non c’è mai una canonicità scontata. L’effetto finale è di un insieme compatto e funzionale, sebbene trovo che alcuni pezzi avrebbero giovato di uno sviluppo evolutivo maggiore. L’ugola di Franz è stata poco sfruttata ma quando presente è particolarmente ficcante; di certo quella di Marì è pregnante, in grado di dare l’effetto giusto anche nei momenti tecnicamente meno virtuosistici. Album facilmente fruibile senza essere standard; possiede insomma una attitudine di accessibilità che non lo spoglia di contenuto, e spinge a farsi subito risentire per come scivola energicamente e fluidamente. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Constantine the Great

02.  Saint Patrick

03.  Pope Gregory I

04.  Olaf II Haraldsson

05.  Godfrey of Bouillon

06.  Joan of Arc

07.  Martin Luther

08.  John Williams

09.  Dietrich Bonhoeffer

 

Maria “Marì” Londino - lead vocals

Francesco “Franz” Romeggini - guitars, lead/backing vocals

Francesco “Frank” Londino - keyboards

Giacomo “Jack” Manfredi - bass

Giacomo “Giachi” Mezzetti - drums and percussions, lead/backing vocals

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