-THE ETERNAL GREY- 

“„Noi eravamo come i cavalieri dell’antica leggenda, che veleggiavano lungo un mistico lago verso l’ignoto regno del crepuscolo, verso la sconfinata terra del tramonto”. — Jerome Klapka Jerome 

“Giovedì 18 Aprile 2019 Serata all’insegna di una band leggendaria gli Evergey grazie al Traffic Club di Roma oramai emblema della buona musica, ed a No Sun Music sempre pronti ad acciuffare spettacoli interessanti. Addentriamoci nel merito..... 

 

-CROSSING ETERNITY- 

I primi a salire sul palco I Crossing Eternity provenienti da Bucharest. Un ibrido fra i Kamelot del periodo d’oro con
Roy Khan. I cinque brani proposti allietano l’inizio della serata, ove il locale ancora relativamente spoglio di ospiti segue con interesse l’esibizione della band che all’attivo ha solo un album
“The Rising World”, band dal piglio interessante, musicalmente a parte il vocalist Gabriel Nicholas molto interpretativo ilbresto del combo è abbastanza gregario,oltretutto con brani come a Ghost of the storm, Kingdom Come e Winter poem purtroppo non aggiungono nulla a ciò che è stato proposto dalle suddette band del passato, avvicinandosi anche al periodo del Michael Kiske da solista, ed Angra ma soprattutto come ripeto ai Kamelot. Piacevoli ma nulla di più per una serata di svago.

Comunque ci piacciono..... 

Setlist:

01.  Kingdom come

02.  High Above the crown

03.  Winter Poem

04.  Sand In The Sky

05.  Ghost Of The Storm

 

-Membri del gruppo-

Gabriel Nicholas - Vocal.

Manu Savu - Guitar.

Uffe Tilman - Drums,

Johann Hentz - Bass,

Judit Toth - Keyboards

Non ci sono foto di questa esibizione N.D:R: 

 

-Genius Ordinis Dei-  

E’ il turno dei Lombardi di Crema i Genius Ordinis Dei. Bah sono sincero mi ritengo un fan e quasi un baluardo ed un emblema nella difesa del lato oscuro del metal, ma qui purtroppo latitiamo nel banale e nel già sentito. I sei brani proposti sono un plagio al Gothenbourgh Sound dei primi Amon Amarth ed Insomnium, ma molto alla lontana. La gente sembra attirata da loro, si dimostrano anche simpatici con il pubblico e tecnicamente preparati, ma a me con tutta sincerità non hanno detto nulla. Poi non ne parliamo della cover dei Manowar Hail And Kill.....a dir poco imbarazzante, ascoltate la cover dei  Bykürius - Battle Hymn oppure gli Edge Of Sanity - Blood Of My Enemies, poi ne riparliamo..... altro stile. Mi dispiace ma non mi hanno convinto, ragazzi credo che ancora questa band sia in embrione e debba ancora trovare una sua propria strada anche atmosfericammnente parlando per la loro musica. Rimandati alla Prossima...... 

Setlist:

01.  You Die In Roma

02.  Embracing the earth

03.  Halls of human delights

04.  Hail and Kill(Manowar Cover)

05.  Red Snake

06.  Roots and idol of cement

 

-Membri del gruppo-

Nick K - Vocals and Guitars
Tommy Mastermind - Guitars
Steven F. Olda - Bass
Richard Meiz - Drums

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Bloodred Hourglass- 

Dalla Finlandia con furore terra ancestrale e misteriosa dalle storie dell’inquietante lago di Bodom( Chi ha detto Children Of Bodom). arriva questo combo micidiale i Bloodred Hourglass che si di mostrano una vera supernova in grado di accendere finalmente la nera fiamma del male, affievolità dalla banalità delle due band precedenti. Con all’attivo tre album di cui io ho acquistato con piacere la versione deluxe che comprende le loro ultime due opere , posso testimoniare, che sono un supergruppo eccezionale e nella loro faretra hanno più di una freccia nel loro arco, che fa nome al singer Jarkko, alle due asce Lauri ed Antti e delle ritmiche chirurgiche di Hyvonen alla batteria e Jose Moilanen al basso.

Una piacevole sorpresa per me che non li conoscevo e per il pubblico presente, dove hanno scatenato headbanging e furore nel loro micidiale excursus delle sette tracce, di cui possiamo godere anche di un brano castle ashtray estrapolato dal loro primo album, una vera mazzata sui denti ma con criterio di melodia, insomma pugno di ferro con guanto di velluto.

Totalmente in disaccordo con il mio esime collega di rivista di Metal Force, questa band si dimostra potentissima agli occhi di chi era presente alla loro esibizione, come una fusione orgiastica fra Children Of Bodom, Insomnium, primi Dark Tranquillity, con un tocco di Core moderno all’Aborted che non guasta. Purtroppo quando si ha una certa età ed i paraocchi come certa gente che scrive, non si può valutare con coerenza la qualità dell’innovazione sempre con un occhio al passato. I brani mi sono piaciuti tutti, ma punto i miei like principali su Quiet Complaint, The last Of Us solenne ed epica, We form the broken (come dovrebbero suonare gli In Flames oggi ma che non riescono) e where the sinners crawl, le chitarre volano e coincidono, la batteria è perfetta ritmica di basso che pulsa nelle arterie, Jarkko che dà il massino ed a fine show un esplosione di applausi che sancisce l’ottima prova del combo Finlandese. Una sola parola grandiosi. 

Setlist:

01.  Quiet Complaint

02.  Six Feet Savior

03.  Valkyrie

04.  We form the broken

05.  The last of us

06.  Castle Ashtray

07.  Where the Sinners Crawl

 

-Membri del gruppo-

Jose Moilanen- Bass

Jarkko Yvonen- Drums

Lauri Silvonen- Guitar

Antti Nenonen- Guitar

Jarkko Koukonen- Vocal 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Evergrey- 

Ed ora il momento dell’apice della serata con i padroni e paladini dello show i Svedesi Evergrey capitanati dal loro gigantesco leader storico Tom S. Englund. Uno show eccezionale dove hanno ipnotizzato la folla, catturata dall’alternarsi dei fraseggi e solos fra Dankage e Tom S. Englund, per non parlare dell’eccezionale interpretazione vocale di quest’ultimo, come tutta la band senza nessuna sbavatura, ma soprattutto emozionale e cupa. Sono lontani i tempi dei loro primi tre album cari a quelle tematiche e venature dark che riprendevano la filosiofia della Goetia (The dark discovery, Solitude dominance tragedy), ma sanno creare ancora musica che sà emozionare, ed il loro ultimo The Atlantic, con l’assagio di brani quali A Silent Arc e Weightless e All I have, fanno capire che ancora sono sul podio come una delle migliori band extreme dark mainstream.Ci omaggiano anche con dei piccoli siparietti fra i membri della band fra Tom Ed Henrik, dove il gigante mostra le pose plastiche da poser del guitar hero, fra risate e divertimento di questi due grandi musicisti, nonchè amici d’avventura sonora.

Ci tuffiamo anche nel passato nella proposizione dei brani dello show, citando Passing through (2016), catchy ed accattivante, leave it behind us (2011) dove ai vocalizzi new romantic di Englund fanno gli occhi dolci,Black undertow (2014) incisiva come il martello del Dio Nordico Thor su un’incudine, The grande Collapse (2014), dove mr. Englund con il suo are mistico dimostra di essere il vocalist per eccellenza, oltre a saper creare con la sua chitarra atmosfere giuste.Prima della pausa dello show ci sarà Recreation Day (2003) dove già all’epoca loro erano già i numeri uno e questa riproposizione in sede odierna e con la formazione stravolta dall’epoca, non fa che testimoniare la validità di questa song.

Il top ci sarà con gli ultimi due brani A touch of Blessing (2004) da quel capolavoro che fa nome a The Inner Circle e King Of Errors, momento incommensuraabile della massima espressione artistica di questi musicisti. Che dire alla fine nello scroscio degli applausi meritatissimi possiamo dire di essere stati fortunati ad assistere a tale show. Bentornati a Roma Evergrey e grandiosi come sempre, plauso meritatissimo

 Fabio Berserk

 

 Setlist:

01.  A Silent Arc

02.  Weightless

03.  Distance

04.  Passing Through

05.  The Fire

06.  Leave it behind us

07.  Black undertow

08.  My allied ocean

09.  All i have

10.  The grand collapse

11.  Recreation day

12.  Keyboard solo guitar

13.  A Touch of BlessingKing Of Errors

  

Membri del gruppo -

Tom S Englund - Vocal, guitars
Rikard Zander - Keyboard
Johan Niemann - Bass
Jonas Ekdahl - Drums
Henrik Danhage - Guitars

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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