Gabriels

                                                                                       Fist of the seven stars act 2 – hokuto brothers

                                                                                       Rockshots Records

                                                                                      www.facebook.com/gabrielsmusic 

 

 

Un album che merita un applauso sentito, grazie ad un impegno che si denota significativo per il risultato. Il messinese Gabriels ha creato una opera (perché non si può chiamare diversamente) che ha un chiaro respiro narrativo. La morbidezza espressiva non significa in alcun modo bassa tensione, ma si evince una seriosità prog che denota fierezza d’intenti. Nuovo suo lavoro da solista, secondo capitolo della saga del personaggio dei fumetti nipponici “Kenshiro”; il primo era uscito nel 2017  (“Fist Of The Seven Stars-Act”). Dentro troviamo un mucchio di ospiti, sia italiani che stranieri; le varie voci impersonano i personaggi, Wild Steel degli italici Shadows Of Stell fa quella di Kenshiro.

Già la prima traccia, “THE SEARCH OF WATER BIRD”, parzialmente garymooriana, imprime il senso di eleganza che si percepirà per tutto il disco, pur nella sua linea melodica poco varia ma con un arrangiamento ben dosato; brano semplice però funzionante, cesellato da un raffinato e suggestivo assolo di tastiere. Anche quando si sfiora l’AoR con “Cobra Clan”, il risultato è pregnante e il suono leggero non è leggero contenutisticamente. E così nella lucente “I’M A GENIUS”, che possiede un che di Kansas, si percepisce ancora l’AoR, ed è la riprova che l’orecchiabilità è un punto di forza nella creatività di Gabriels. Ottima ballata passionale “I SEE AGAIN”, che non inventa nulla ma sa uscire dalle melodie staticamente commerciali di certi combo gotici, impreziosita inoltre da una sezione solistica davvero forbita.

Ancora agilità e scorrevolezza con la solare “LOOKING FOR YOUR BROTHER”, frizzante e dinamica, canzone non dura ma piena di energia; essa fa il paio migliore tra le tracce insieme ad “I’m a Genius”, ma questa batte quella, e per l’ennesima volta c’è da gasarsi con l’assolo. Atmosfera più dark tra tutte le tracce è l’orientaleggiante “Reunion” che all’inizio fa il verso tastieristico (per carità, non copiato) a David Stone in “Gates of Babylon” dei Rainbow (1978), e di certo con una voce maggiormente lirica l’effetto avvolgenza avrebbe dato un risultato più efficace.

Tra i brani minori “Scream my Name”, senonchè le parti degli assoli alzano il livello di un bel po’, quasi a mettere in secondo piano la parte cantata. Nella song “Miracle Land”, dal ritmo a tempo medio è il riff ossessivo a dare la forza giusta; l’assolo chitarristico è iperveloce, la melodia ricorda lo stile Kamelot, ma la voce forse avrebbe dovuto avere un sussulto nella sua linea interpretativa, invece è un po’ monocorde. Tutto abbastanza fluido e personale, sebbene alcuni brani risentano di un certo debole songwriting come la semiepica “End Cobra”, troppo canonica. Il full-lenght termina con una gustosa “King of Fist” che aumenta l’intensità emotiva per un finale appassionato, anche se il brano non presenta una estetica particolare. Molto ben fatta la cover “Heart of Madness” che diventa un signorile pezzo di Class Metal, valorizzando meglio la già versione Pop-metal originale. 

Forse un arrangiamento e una registrazione più tonici avrebbero reso meglio alcuni passaggi non ben sottolineati. Chitarra e tastiere imbastiscono inserti solistici e poi assoli veri e propri con grande sensibilità; forse qui preferisco la comunicatività dei tasti, ma mai la chitarra sbaglia un ingresso, caso mai quest’ultima viene poco sfruttata. Il tastierista Gabriels è il compositore dell’album e lui sempre sapientemente sa come navigare con le tastiere nelle trame delle proprie canzoni, anzi, quando lo decide, inietta parecchia adrenalina col suo strumento. Non tutte le ugole sono all’altezza al 100% per quanto comunque mantengano più o meno la bontà di essere adeguate. Il senso metal c’è tutto nonostante l’essenza non sia sempre Heavy. Diciamo che è un lavoro succoso, che regala piacere, ma non tutti i pezzi sono allo stesso livello, inoltre a volte essi vengono penalizzati  da una registrazione non ficcante. Nel complesso non è una opera banale, anzi, il suo merito è essere riuscito a creare musica orecchiabile trovando una dimensione autonoma, prendendo sì, ispirazione da gruppi famosi, a volte con dei cenni a volte con l’attitudine, ma senza perdere carattere. 

 

Roberto Sky Latini

 

 

01.  The search of Water Bird

02.  Cobra Clan

03.  End of Cobra

04.  I see again

05.  Scream my Name

06.  Miracle Land

07.  I’m a Genius

08.  Looking for your Brother

09.  Myth of Cassandra

10.  Reunion

11.  Legend of Fear

12.  King of Fist

13.  Heart of Madness (cover del film animato – 1986)

 

Gabriels - Keyboards

 

Wild Steel (Shadows of Steel) as Ken

Jo Lombardo (Metatrone, Ancestral) asRay

Rachel “Iron Majesty” Lungs as Mamiya

Dario Grillo (Platens, Violet Sun) as Toky

Alfonso Giordano (Steel Raiser) as Wiggle

IliourGriften (Beto Vazquez’ Infinity, Clairvoyant) as Amiba

Antonio Pecere (Crimson Dawn) as Raoul

Dave Dell’Orto (Drakkar, Verde Lauro) as Jagger

Beatrice Bini (Constraint, Vivaldi Metal Project) as Aylee

Matt Bernardi (Ruxt) as Cobra Boss

 

Guitars:

Antonello Giliberto

Francesco Ivan Sante dall’ò

Stefano Calvagno (Metatrone)

Antonio Pantano (Arcandia)

Tommy Vitaly

Frank Caruso (Arachnes)

Daria Domovik (Concordea)

Andrew Spane

Stefano Filoramo

 

Bass:

Dino Fiorenza (Metatrone)

BetoVazquez (BetoVazquez’sInfinity)

Adrian Hansen

Fabio Zunino

Arkadiusz E. Ruth (Path Finder)

 

Drums:

Mattia Stancioiu (ex-Vision Divine, ex- Labirynth)

Simone Alberti (Gabriels)

Giovanni Maucieri (Gabriels)

Michele Sanna (Coma)

Salvo Pennisi

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