Battle Beast

                                                                                                     No More Hollywood Endings

                                                                                                     Nuclear Blast

                                                                                                    www.battlebeast.fi

 

  

La Bestia da Battaglia finlandese davvero combatte indefessa la sua ficcante guerra. Trasformandosi progressivamente in una band musicalmente a tutto tondo, in questo quinto full-lenght essa abbandona un po’ di suoni Heavy per farsi Pop-Metal; Rock; e altro ancora, ma la grinta è del tutto metallara nonostante certa estetica commerciale. Siamo di fronte ad un disco potente che supera quello precedente in energia ed ispirazione; non certo come la seria bellezza del primo album (“Steel” del 2011) la cui formazione non è la stessa di quella odierna, però lottando con tenacia e sicurezza. Il disco in realtà sorprende, perché oltre a pezzi perfettamente funzionanti, scopriamo una leonessa della voce quale non si era mai davvero palesata prima. Usa poco il timbro grezzo per alzarsi con facilità verso toni alti e fluidi, e dimostra ampia capacità tecnica oltre che interpretativa.

Tre momenti sono quelli più Heavy, tutti di ottima fattura: l’opener “UNBROKEN” melodica ma sinfonicamente tonica; il Power-attack di “THE GOLDEN HORDE”, un vertiginoso schiacciasassi e la più Rock’n’Rolleggiante “MY LAST DREAM”, da pugno in faccia, in cui torna l’ugola roca che conosciamo. Senza ombra di dubbio un pezzo classicheggiante come la title track “No more Hollywood Endings”, già uscito come singolo nel video, rende bene le potenzialità di una cantante che oggi non fa più rimpiangere la dotata Nitte Valo. Il lato che si rivolge all’America del Rock da classifica che andava forte negli anni ottanta, tra disco-Rock; AoR; Pop-Metal e altre espressività, è reso sempre con intelligenza e sensibilità, non dando mai l’impressione del già sentito. E’ il caso della delicata “EDEN”, una pop-gothic-metal-song di classe; della fresca “Unfairy Tales”; della più leggera e meno incisiva, unico pezzo riempitivo, “Endless Summer” che ricorda il cantato di Ellis Bextor anche se l’arrangiamento non è dance; e soprattutto con “Hero” che in qualche modo trasla cose ben codificate da quegli anni a questi qui (per esempio “Maniac” di “Flashdance”).

Se penso alla caduta pop dei Within Temptation, credo che essi dovrebbero prendere esempio da qui se vogliono essere metal commerciali. Le trovate ritmiche come quelle in “Piece on Me” servono, insieme alla bravura vocale, a rendere più accattivanti e ficcanti canzoni altrimenti meno interessanti come songwriting; ma anche in ciò si comprende la caratura caratteriale del gruppo. Un po’ di sinfonia e di epicità metal arriva con “Raise Your Fists” che si riallaccia alle peculiarità dell’esordio. E infine va reso merito alla band di saper gestire le ballate, qui la cantante denota come non abbia niente da invidiare alle frontwoman del sinfonico e del gotico. “I WISH” ruba, con l’inizio strumentale, un pezzettino di melodia da “Show must go on” dei Queen (nella frase: “Does anybody know what we are living for?”) ma non danneggia un pezzo che fa venire i brividi. Lo stesso vale per “Bent and Broken” che, pur un punto sotto, riesce comunque a farsi emozionale quando la bestiale ugola s’alza di tono.

Sebbene alcuni brani appaiano tradizionali come genere, le linee melodiche e gli arrangiamenti riescono a mostrare alti livelli espressivi. Questa abilità rende il lato commerciale niente affatto banale ma di un orecchiabile estremamente coinvolgente. E’ l’emblema di come debbano essere costruiti lavori facili da fruire ma interessanti da seguire. E il merito maggiore va alla singer che sa farsi cattiva quanto suadente e raffinata. Ella appare non più intimorita e cerca di far uscire tutta se stessa con un risultato imponente. Ma la sua forza di carattere si denota anche dal video che ci propone una donna che, pur nella sua estetica non certo mainstream, si butta a capofitto in movenze e pose da star che le fanno onore. La chitarra solista non è densamente produttiva, nel senso che esprime una certa parsimonia nell’esprimersi, ma quando vi si dedica è un aculeo efficace. I riff con la tastiera sono usati spesso ma comunque filtrati bene dall’arrangiamento ipertrofico e ben congegnato. La guerra con la band parente Beast in Black, è ad armi pari, per il momento non vede sconfitti, entrambi se la giocano con effervescenza; di certo questo disco è vincente in senso generale. Capiamoci, non siamo di fronte a pura arte, quanto in buona percentuale a furbo mestiere, ma in questo tipo di sound dobbiamo solo cercare maestrìa associata ad una adeguata dose di sensibilità;  e qui ci sono entrambe.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Unbroken

02.  No more Hollywood Endings

03.  Eden

04.  Unfairy Tales

05.  Endless Summer

06.  The Hero

07.  Piece of Me

08.  I wish

09.  Raise your Fists

10.  The Golden Horde

11.  World on Fire 

Noora Louhimo – vocals
Joona Björkroth – guitar
Juuso Soinio – guitar
Janne Björkroth – keyboards
Eero Sipilä – bass
Pyry Vikky – drums

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