Anthem

                                                                                                           Nucleus

                                                                                                           Nuclear Blast

                                                                                                           www.heavymetalanthem.com

 

 

In occidente ormai vanno di moda il sushi e il sashimi, ma come una buona birra nipponica, la Nuclear Blast ha forse pensato che dovesse essere gustato meglio anche il metal di quelle terre;  così ha fatto una operazione interessante, ha stampato un album raccolta dei giapponesi Anthem, band che nell’occasione ha registrato nuovamente alcuni brani dal periodo 2001 in poi, col cantante attuale, trasformando in versione inglese le liriche. Questo permetterà magari al combo di farsi conoscere meglio in Europa; se lo merita per la lunga carriera (esordio nel 1985 con 15 dischi da studio all’attivo) e per la qualità del Power Metal che propongono. Sono fluidi, sostanziosi e validi.

Incisiva la scelta dei brani che compongono la scaletta. Le prime 4 tracce “IMMORTAL BLIND”; BLACK EMPIRE; “OVERLOAD” e la veloce “STRANGER” sono le più potenti, senza alcun tipo di difetto. Con la quinta traccia “LINKAGE” si ha una forma più diretta e lineare col ritornello molto melodico, che, insieme ad un divertente primo assolo, sa irretire l’ascoltatore (il secondo assolo è più serioso e scuro). La corposa “ETERNAL WARRIOR”, addensata dal basso, è un input di classicità  rassicurante, senza fronzoli ma efficace. Invece il metal bluesato alla Saxon di “GHOST N THE FLAME” prende strade ammorbidite da una linea vocale accessibile e sinuosa andando a trasfigurarsi in una song alla Gary Moore, piena di classe ed eleganza solare, e anche qui la sei corde è fantastica. Come se fosse spezzato in due, il lavoro dalla nona traccia fino alla fine (5 pezzi) scende leggermente di valore, in una flessione che però mantiene alto l’interesse, con pezzi funzionanti e inappuntabili, magari accentuando la facciata orecchiabile.  “Venom Strike”, lineare e dal ritmo frizzante, dal carattere elettrizzato, ricorda i Loudness di “Soldier of Fortune” del 1989.

Riff Judaspriestiano e melodia da class-metal nella song “Awake”, che risulta uno dei momenti meno incisivi, ma che, come brano minore, appunto, non sfigura affatto nell’insieme. Significativa anche la strumentale “Omega Man” che testimonia la capacità del gruppo di tenere bene ogni tipo di proposta musicale, e che, anche senza voce, sa come porsi evitando di banalizzarsi. La conclusione è data da “Unbroken Sign” che forse è l’unico episodio canonico davvero, e nella loro discografia ci sono brani ben più pregnanti che potevano realizzare un chiusura col botto piuttosto che usare un pezzo, non noioso, ma un po’ fiacco.

L’album presenta le differenze estetiche della loro proposta musicale, inserendo una buona variabilità tra i tipi di canzone. La band è in grado di associare la pesantezza Heavy con l’orecchiabilità sia di stampo moderno (per esempio Stratovarius) che antico (per esempio Rainbow), con concretezza, senza alcun compromesso che snaturi la tenacia metal. Il songwriting e l’arrangiamento sfornano pezzi quadrati che non innovano ma sanno essere qualitativamente significativi, densi e freschi. Gli Anthem stanno nello stesso genere metal dei Loudness, mezzo Heavy e molto Power, ma sono meno graffianti di questi ultimi, forse anche per la voce del cantante che negli Anthem è molto rotonda anche se non virtuosa. Proprio l’assenza di una voce iperdotata fa si che il singer debba controllarla come si deve, e in questo il risultato è di alto livello, mai sopra le righe, ma mai sottotono, fornito anche di semplici ma utili acuti. Al contrario delle vocalizzazioni, i solismi del chitarrista hanno una forte impronta virtuosistica e ampliano il panorama sonoro di tutte le singole composizioni. L’album è corroborato da una misurata e buonissima produzione di registrazione. Non c’è alcun motivo per snobbare questa formazione, anzi raccomando di ascoltarla.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Immortal Bind

02.  Black Empire

03.  Overload

04.  Stranger

05.  Linkage

06.  Eternal Warrior

07.  Ghost In The Flame

08.  Venom Strike

09.  Awake

10.  Omega Man

11.  Pain

12.  Echoes In The Dark

13.  Unbroken Sign

 

Eizo Sakamotovocals

Akio Shimizu – guitars

Naoto Shibata - bass

Hirotsugu Homma - drums

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