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                                                                                                       II

                                                                                                       Frontiers Music

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La band che fu di Ronnie James Dio ci riprova col secondo full-lenght. In realtà è venuto a mancare il bassista Jimmy Bain nel 2016, e quindi con il nuovo membro Phil Soussan (proveniente da Ozzy Osbourne) non si può più parlare dello stesso medesimo gruppo, ma lo spirito è lo stesso, quello che si pone tra Heavy Metal classico e Hard Rock, delimitando la portanza espressiva del loro stilema. Una prova riuscita che, a differenza dell’esordio, si dirige verso un carattere riflessivo piuttosto che agguantare con la presa diretta.

“BLACK OUT THE SUN” è un middle-time che, pesante nel riffing, ha il sapore dell’Hard Rock settantiano più che dell’afflato di Dio, regalando una atmosfera pregna di passione. “GODS AND TYRANTS” è un ottimo esempio di come gli anni settanta possano diventare attuali, eleganti e dinamici allo stesso tempo, in una melodica propensione che rimane elettrica; la parte più ritmicamente rallentata si velocizza nei due assoli (uno al centro ed uno finale) permettendo al pezzo di avere tono insieme alla delicatezza strutturale. “Landsline”, tra i brani minori, è il migliore, grazie al suo ritmo cadenzato e al cantato piuttosto sentito, oltre che ad uno dei momenti solistici più efficaci.

Tra i brani veloci “ELECTRICFIED”, dall’espressività emozionale e dal riffing pregno d’urgenza, supera di gran lunga “Year of the Gun” invece più asettico. Si decide spesso per momenti dal tempo medio, come già accennato, così “Give up the Ghost”, così “Love and War” e così anche la più canonica “ Sword from the Stone”. L’insieme è una verace attitudine hard, ma un leggero soffio di modernità possiamo intravederlo in “The Unknown” con la malinconia Grunge e un minimale afflato cantautorale. Il finale è lasciato ad un momento di magica ariosità evocativa ma che non è un dolce epilogo ruffiano, anzi “THE LIGHT” contiene la sua buona dose di ritmicità, pur avendo maggior apertura e sensualità. Nessuna ballata rovina la muscolarità della pubblicazione.

Il modo di cantare possiede quel senso rock legato al blues, più forte di quanto possa apparire ad un ascolto superficiale; c’è nettamente della melodia, ma i ritornelli sono quasi sempre più affermati che cantati. La batteria non è semplice accompagnamento, anzi la sezione ritmica tutta risulta fondamentale. La chitarra è classe, non gioca su virtuosismi inutili. Un buonissimo disco, anche piacevolissimo, realizzato con cura e con un senso di amore per la musica che testimonia l’onestà della band. L’anima quindi c’è e ciò traspare in maniera evidente. E allora cosa manca per renderlo alla pari dell’esordio?

Forse quel guizzo energetico di più giovanile freschezza, dato che qui si sceglie maggiormente una essenza da adulto maturo, che rende l’album un pò compassato (ma non smorto). Ascolto dopo ascolto questo disco cresce, e di certo può diventare un lavoro a cui ci si affeziona, ma sta un gradino più in basso di “Heavy Crown” del 2016. Vi si trova molta capacità tecnica e notevole abilità nel bilanciare ogni aspetto espressivo, segno della lunga carriera dei nostri. In effetti il songwriting è intelligente. La bellezza di questo disco è per i metallari che sanno assaporare quei retrogusti stilistici che non hanno niente a che vedere con le turbe adolescienziali, quanto con la voglia di  gustare le vibrazioni nota per nota.

 

Roberto Sky Latini

 

01.Intro
02.Blackout the Sun
03.Landslide
04.Gods and Tyrants
05.Year of the Gun
06.Give Up the Ghost
07.The Unknown
08.Sword from the Stone
09.Electrified
10.Love and War
11.False Flag
12.The Light

Andrew Freeman - vocals

Vivian Campbell - guitars

Phil Soussan - bass

Vinny Appice - drums

 

 

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